CAST & CREDITS

cast:
Mark Duplass, Olivia Wilde, Sarah Bolger, Evan Peters, Donald Glover

regia:
David Gelb

distribuzione:
Notorious Pictures

durata:
83'

produzione:
Blumhouse Productions, Lionsgate, Mosaic Media Group

sceneggiatura:
Luke Dawson, Jeremy Slater

fotografia:
Michael Fimognari

scenografie:
Melanie Jones

montaggio:
Michael N. Knue

musiche:
Sarah Schachner

The Lazarus Effect | Recensione | Ondacinema

The Lazarus Effect

di David Gelb

thriller, Usa (2015)

di Giancarlo Usai

Voto: 2.0

Che tragedia questi horror dozzinali che arrivano dagli Usa in quantità industriale. Davvero incredibile la pigrizia che risiede dietro queste operazioni acchiappa-pubblico, sperando in una smodata voglia di svago a buon mercato che spinga gli spettatori paganti (possibilmente minorenni, dato che si è sempre attenti a non andare oltre il visivamente consentito per evitare l'accetta della censura) a pagare l'ennesimo biglietto usa e getta in qualche multisala attrezzata di popcorn e bibite a fiotto continuo.

Qui siamo dalle parti dell'horror scientifico, che diventa quasi thriller proprio per la totale assenza di elementi di puro orrore nella messa in scena, slavata e politicamente corretta. La storia è presto detta: gruppo di giovani ambiziosi scienziati che sperimenta sugli animali, senza successo, il siero Lazzaro, capace di riportare in vita esseri viventi deceduti. E proprio quando tutto è perduto un grave incidente uccide la protagonista femminile, la bellissima ma disorientata Olivia Wilde. A quel punto, si decide di salvarla con il siero. Lei tornerà indietro dalla morte, ma ovviamente il male si sarà impossessato di lei.

Ci troviamo sempre in difficoltà a dover ripetere sempre le stesse cose: la sceneggiatura telefonata; l'invadenza delle musiche e degli effetti sonori che "chiamano" da lontano l'attesissimo colpo a sorpresa; la leggerezza con cui si mettono in campo questioni etiche e morali che si promette di sviscerare nel corso del film e che invece servono solo come specchietto per le allodole. In realtà ciò che interessava allo scarso regista David Gelb era solo la potenziale situazione da brivido della resuscitata malvagia e dai poteri impressionanti. Per non farci mancare nessuno stereotipo, anche stavolta siamo alle prese con video di fittizio materiale d'archivio, ancora una volta facciamo il verso al filone del "Paranormal Activity", ancora una volta non si ha paura e ci si annoia.

A questi giovani autori di script horror manca fondamentalmente un doppio talento. Da una parte l'inadeguatezza nel saper osare, nel saper andare oltre ciò che è considerato il sentire comune del pudore. E dall'altro la reale concretezza nel saper mettere in scena, dopo averne scritto adeguatamente, un racconto che faccia davvero paura. Cresciuti con un immaginario industriale e fotocopiato dell'horror, giovani registi proliferano nell'inseguire il dettaglio tecnico, l'inquadratura ad effetto, il gioco di luci adatto o l'uso astuto dei sensi vista e udito, sperando che ciò basti a sopperire una endemica mancanza di verve in ciò che dovrebbe essere alla base di tutto: inventare una storia, qualcosa di nuovo, di mai visto o raccontato. E invece, ci ritroviamo ancora con un soggetto amalgamato in forma diversa, uguale a se stesso per la milionesima volta. Che amarezza.