CAST & CREDITS

cast:
Tz-yi Mo, Siao-guo Jia, Lunmei Kwai

regia:
Jing-Jie Lin

durata:
110'

produzione:
Qixia Films

The Most Distant Course | Recensione | Ondacinema

The Most Distant Course

di Jing-Jie Lin

drammatico, Taiwan (2007)

di Anna Maria Pelella

Voto: 7.0
Il tecnico del suono Xiaotang viene licenziato per la sua incapacità ad arrivare in orario sul set, e decide di mettersi in viaggio. Durante il percorso continua a registrare suoni che poi invia per posta alla sua ex ragazza, ma lei ha cambiato indirizzo e i nastri arrivano alla nuova inquilina, Xiao Yun che ha una storia con un uomo sposato. Ascoltando le registrazioni si stabilisce un legame che spinge la donna a mettersi in viaggio per cercare i luoghi dei suoni che le sono stati recapitati. Nel frattempo lo psicologo Acai si mette in viaggio per cercare una donna che frequentava anni prima e che nel frattempo si è sposata...

La maggiore distanza possibile è quella a portata dell'orecchio, oltre la quale i suoni e le persone scompaiono. Xiaotang, tecnico del suono licenziato dal set su cui lavora, continua le sue registrazioni e, nell'intento di comunicare con la sua ex ragazza, gliele spedisce per posta. Solo che lei non abita più là e le audiocassette finiscono nelle mani della nuova inquilina, Xiao Yun che ha una storia, in realtà già finita, con un uomo sposato. Lo psicologo Acai, che tiene poco in conto le sue emozioni e parte di queste le usa per infierire sui pazienti, si mette in viaggio per attraversare più che il paese, la depressione che lo minaccia assai da vicino. I tre si sfioreranno, i due uomini avranno anche modo di incontrarsi e parlare del loro dolore, ma la distanza permane.

Il dolore più grande che si possa immaginare è quello di essere distanti da chi pensiamo di amare, quindi il tutto è affidato al viaggio, un mettersi in cammino che dovrebbe se non riunire, almeno motivare la distanza e accorciarla, là dove è possibile. Xiao Yun è la più sola in assoluto, la distanza che avverte era nel suo cuore già nel momento in cui il suo compagno era presente, ed è per questo che lei decide di andare, per seguire le tracce di suoni indirizzati ad un'altra e che le ricordano il rumore lontano della vita. Xiaotang non ha più un lavoro, ma continua a registrare suoni per una donna che non è nemmeno più la sua ragazza, così si mette in viaggio nei luoghi del loro amore e le manda per posta cassette che avrebbero dovuto accorciare la distanza ormai abissale che li separa. Acai pensa ad una donna che si è sposata con un altro tre anni prima, ma lui ha aspettato molto per elaborare i suoi sentimenti, e si mette in viaggio per cercarla, in questo caso la distanza è emotiva, e per questo viene rappresentata in maniera più didascalica.

Ma la cosa che accomuna le tre solitudini, così poeticamente raccontate in questo film, è il vuoto. Un vuoto a partire dal quale tutti e tre i protagonisti si mettono in cammino, i due uomini per cercare una donna o il contatto con l'idea che hanno di lei, e la ragazza per sfuggire al dolore di una storia finita, ma forse mai nemmeno realmente cominciata.
Se lo psicologo decide di sostituire l'acqua con l'aria e camminare lungo la strada con la maschera e la muta, è solo perché l'elemento che avrebbe dovuto aiutare la respirazione si fa a mano a mano più rarefatto, e l'aria diviene ad un tempo irrespirabile e leggera. I suoni portati dal vento sono segnali di storie al capolinea, che non volendo comunque finire permangono nella distanza che mettiamo solitamente tra noi e il dolore che la vita a volte ci procura. La maggiore distanza possibile, in questo caso, è certo quella dal dolore che risulta in ogni caso quotidiano ed ineludibile, nonostante tutto l'impegno che i protagonisti mettono nel negarlo. Se una donna che cambia casa e non lascia un nuovo indirizzo crea un vuoto, ecco che questo viene subito colmato da un'altra che dovrebbe invece andare via da una storia che non le dà nulla. E se un uomo il cui lavoro è quello di aiutare le persone ad entrare in contatto coi propri sentimenti, nega l'importanza di questi nella sua stessa vita, ad un certo punto non potrà più eludere la mancanza d'aria che questo stile di vita gli ha provocato. E in ultimo, se l'orecchio di un uomo che lavora coi suoni è così sensibile, come mai non ha colto il segnale di fuga lanciato dalla sua donna che adesso non c'è più?
Nulla di tutto questo viene esplicitato, se non attraverso i suoni, e l'uso di questi nelle storie di persone comuni diviene elemento di coesione laddove le parole falliscono.
Ed è infatti sui suoni che è costruita questa poetica storia di persone normali, giustamente premiata dalla critica a Venezia. Una storia che, raccontata con gusto, e filmata con maestria ci apre la strada ad una visione che sia in primo luogo ascolto dell'altro e non soltanto attesa del nostro turno per parlare.