CAST & CREDITS

cast:
Thomas Jane, Ron Perlman, John Malkovich, Devon Aoki, Anna Walton, Benno Furmann

regia:
Simon Hunter

durata:
111'

produzione:
Edward R. Pressman Film

sceneggiatura:
Philip Eisner

fotografia:
Geoff Boyle

scenografie:
Caroline Greville-Morris

montaggio:
Sean Barton, Alison Lewis

costumi:
Yves Barre

musiche:
Richard Wells

The Mutant Chronicles | Recensione | Ondacinema

The Mutant Chronicles

di Simon Hunter

fantascienza, Usa (2008)

di Nicola Picchi

Voto: 6.0
Nell'anno 2707 quattro Corporazioni - Capitol, Bauhaus, Mishima e Imperial - si contendono le poche risorse residue. Durante uno scontro, le esplosioni distruggono un antico sigillo, che impediva l'accesso ad una macchina sepolta nelle viscere del sottosuolo da migliaia di anni. La macchina, si suppone d'origine diabolica, trasforma gli uomini in demoni e ben presto il genere umano rischia di venire sopraffatto dalle orde mutanti. Mentre una minoranza privilegiata migra verso altri pianeti, Fratello Samuel (Ron Perlman) assembla una squadra di specialisti delle quattro Corporation per una missione suicida: distruggere la macchina una volta per tutte e porre fine alla terribile minaccia.

Se questo soggetto vi sembra stupido, sappiate che "The Mutant Chronicles" è tratto dall'omonimo gioco di ruolo che conobbe qualche fortuna negli anni 90, generando anche una variegata prole di boardgames, giochi di carte, fumetti e persino un videogame. Non sono molti i film che si ispirano ad un gioco di ruolo, tranne il ridicolo "Dungeons and Dragons" o la saga di "Underworld", adattamento non dichiarato del "World of Darkness" della "White Wolf", né quelli che utilizzano un'ambientazione steampunk. Il genere prospera nel fantasy anglosassone ma al cinema, con l'eccezione di "La Bussola d'Oro", è confinato in produzioni low-budget come il neozelandese "Perfect Creatures". L'accoppiamento delle due cose appariva quanto meno curioso, e in effetti bisogna dire che "The Mutant Chronicles", pur negli ovvi limiti del genere, non merita gli strali che si sono abbattuti su di lui un po' da tutte le parti. Il film si abbandona alla vertigine temporale propria dello steampunk, ed inizia nelle fangose trincee della I Guerra Mondiale. Un mix tra "All'Ovest niente di nuovo" e le "Tempeste d'acciaio" descritte da Junger, insomma, però brutalizzati dall'abbondanza di rendering digitali e dagli effetti aggiunti in postproduzione. In seguito, nei costumi e nelle ambientazioni, che ricordano il periodo dei blitz nazisti su Londra, si aggira intorno agli anni 40, per poi virare verso un immaginario favolistico alla "Hellboy". Forse non del tutto a caso, infatti, troviamo Ron Perlman protagonista nelle vesti del monaco Samuel.

Dopo un incipit alquanto interessante, "The Mutant Chronicles" diventa una sorta di remake di "Quella sporca dozzina", con i demoni mutanti al posto dei nazisti. L'assortito gruppetto è capitanato da Mitch Hunter, il Thomas Jane di "The Mist" e "The Punisher", e comprende la Devon Aoki di "Sin City", presentata da Samuel con l'immortale definizione: "Single mother, 61 kills".
Un breve cameo di John Malkovich, in cui, con sopraffino understatement, rifiuta di lasciare la Terra preferendo lasciarsi sopraffare dai demoni, perché l'assenza di gravità interferisce con la sua digestione, insaporisce il piatto.

Le scene d'azione in stile Hack'n'Slash sono sufficientemente concitate e violente da soddisfare il fan del genere, ma i veri punti di forza del film sono l'ottima fotografia, desaturata e ridotta alla sola tavolozza dei grigi e dei toni brunastri, di Geoff Boyle, gli effetti digitali che scardinano il bieco fotorealismo, le scenografie di Caroline Greville-Morris e la regia di Simon Hunter, già autore del dimenticabile slasher "Lighthouse", in grado di lavorare sulla composizione dell'inquadratura con una perizia superiore alla media dei registi delle produzioni a basso costo.