CAST & CREDITS

cast:
Russell Crowe, Ryan Gosling, Angourie Rice, Matt Bomer, Margaret Qualley

regia:
Shane Black

distribuzione:
Lucky Red

durata:
116'

produzione:
Silver Pictures, Waypoint Entertainment

sceneggiatura:
Shane Black, Anthony Bagarozzi

fotografia:
Philippe Rousselot

scenografie:
Richard Bridgland

montaggio:
Joel Negron

musiche:
David Buckley, John Ottman

The Nice Guys | Recensione | Ondacinema

The Nice Guys

di Shane Black

giallo, Usa (2016)

di Giancarlo Usai

Voto: 6.0

Qualcuno dia una ridimensionata a Shane Black. Classe 1961, aria da intellettuale un po' svagato, il regista statunitense è, con "The Nice Guys", alla sua terza regia, dopo una carriera, che definire onorevole è un eufemismo, a sfornare sceneggiature di successo nel campo del cinema action, a partire da "Arma letale". Il suo esordio dietro la macchina da presa, risalente ormai a più di un decennio fa, aveva provocato scroscianti applausi da larga parte della critica internazionale. Pareva, infatti, che "Kiss Kiss Bang Bang" fosse un clamoroso ritorno della black comedy e del buddy movie, tutto concentrato in un unico lungometraggio. Commedia nera e accoppiata virile sono due elementi cari al Black autore di script per altri e riproposti dunque anche in versione regista. E sono gli stessi che ritroviamo ora in "The Nice Guys".

Un investigatore privato e un detective dai modi molto spiccioli uniscono le loro forze per risolvere due casi contemporaneamente che, manco a dirlo, nasconderanno molti punti di contatto e riveleranno per i due protagonisti la possibilità di lavorare all'indagine "del secolo". Il giovane e stravagante investigatore ha le sembianze di Ryan Gosling e il rude e corpulento detective quelle di Russell Crowe. Sullo svolgimento dell'indagine c'è ben poco di nuovo da dire: Black dà fondo a ogni possibile stereotipo del genere a cavallo fra noir e commedia e non risparmia nessun tipo di virtuosismo e trovata che, per quanto ormai inflazionata nell'immaginario visivo del genere, risulta tutto fuorché originale. È nell'altra colonna portante del film che l'autore salva il risultato e fa centro: fiacco come ideatore di gialli venati da ironia e violenza, Black si rivela un ben più abile scrittore di dialoghi, riuscendo ad amalgamare alla perfezione la coppia di protagonisti. Sì, perché il duo Crowe-Gosling riesce a sfoderare una performance simbiotica degna dei grandi istrioni del passato. Un po' Jack Lemmon/Walter Matthau, un po' Bud Spencer/Terence Hill, i due divi improvvisano liberamente e si vestono di panni in cui non siamo abituati a vederli.

Gosling strizza l'occhio alle commedie slapstick, Crowe si cala perfettamente in quei ruoli clandestini di certi polizieschi degli anni 70 (il decennio in cui la storia prende piede) di serie B. Abbiamo citato il binomio composto da Carlo Pedersoli e Mario Girotti non a caso: sono stati proprio i due attori hollywoodiani a sottolineare una certa ispirazione tratta dal ciclo "risate e cazzotti" dei nostri due beniamini. E il tutto funziona perché arricchito da una innegabile classe davanti alla cinepresa.

Ma l'opera terza di Black, nonostante il grande impegno dei protagonisti e una precisione chirurgica delle maestranze tecniche, è un titolo che, temiamo, non resisterà al passare di questa stagione cinematografica. Senza cuore, senza anima, ossessionato dalla ricostruzione d'epoca e da un citazionismo sterile, il cineasta originario di Pittsburgh porta a termine un compito ben eseguito da un punto di vista tecnico, certo, ma totalmente impalpabile sotto il profilo narrativo. La commedia nera, l'action metropolitano, il giallo d'epoca sono tutti sottogeneri che amiamo e che restano scolpiti nella storia della pellicola. Ma non basta conoscerne a menadito le regole basilari per poterne ricreare un ottimo esempio: già nel 2005 la coppia composta da Robert Downey Jr. e Val Kilmer aveva dato ottima prova di affiatamento in un contesto generale freddo e impassibile. Stavolta, con il tentativo di sfondare più sul versante brillante che su quello noir, il distacco tra intenzioni e risultato, tra alchimia degli interpreti e sviluppo narrativo, si allarga a vista d'occhio.