Recensioni

The Railroad

di Heung-Sik Park

drammatico, Corea del Sud (2006)

CAST & CREDITS

cast:
Tae-yeong Son, Kang-woo Kim, Jong-hak Baek, Jeong-se Oh

regia:
Heung-Sik Park

durata:
107'

produzione:
KM Culture Co., Min Film Co.

sceneggiatura:
Heung-Sik Park

fotografia:
Ki-woong Park

musiche:
Min-hwa Yun

The Railroad | Recensione | Ondacinema

The Railroad

di Heung-Sik Park

drammatico, Corea del Sud (2006)

di Anna Maria Pelella

Voto: 7.5
Man Soo è un giovane che lavora come conducente dei treni della metropolitana di Seoul, Hanna è una ricercatrice universitaria che ha intrecciato una relazione col suo professore. I due non si conoscono né si sarebbero mai incontrati se il destino non li avesse relegati al capolinea di una stazione, in piena notte, senza possibilità di tornare indietro, in mezzo ad una tormenta di neve.
La tematica di base di questo delicatissimo film è il dolore per l'incomunicabilità, entrambi i protagonisti vivono un amore fallimentare, aggravato dalla mancata comunicazione sia dei sentimenti che degli obiettivi.

Hanna ha una storia con il suo professore, che è sposato ad una donna assai aggressiva la quale, scoperto il fatto, non si fa nessun problema ad aggredire la giovane per strada e a minacciarla.
Man Soo ama silenziosamente una ragazza con cui non ha mai parlato, ma che misteriosamente gli porta il pranzo al binario di tanto in tanto, e che sciaguratamente sceglierà il treno condotto da lui per suicidarsi. I due hanno in comune la mancanza di comunicazione, nessuno dei rispettivi amori saprà mai cose che avrebbero forse cambiato la storia, ma che taciute la rendono incompiuta e fallimentare. Hanna e Man Soo si incontrano una sera sul binario del treno che li ha portati ad un capolinea da cui non partirà nulla per tutta la notte. La tormenta di neve rende impossibile qualsiasi trasporto alternativo e i due non trovano nulla di meglio da fare che incominciare a mentire circa la propria situazione sentimentale. Lei si inventa un marito e lui una fidanzata, e come i binari su cui gran parte della storia si svolge essi non si incontrano mai davvero. Le loro vite sembrano votate al nascondersi la verità ed alla stasi sul binario morto che li ha condotti fino a quel punto, e il solito alberghetto con la solita unica stanza matrimoniale disponibile non sembra una buona occasione per cambiare le cose.

In un film girato altrove avremmo un profluvio di sesso e confessioni, ma qua l'unica cosa che accade, dopo un bel po' di tempo impiegato a chiudersi rispettivamente nel bagno per piangere in solitudine sulla propria triste storia, è una rettifica circa le menzogne più evidenti che si erano in precedenza spacciate per fatti. I due si scambiano le loro verità con una sorta di pudore e con tutte le lacrime che una situazione del genere richiede, e la cosa non avrà altra conseguenza che un libro scritto da Hanna su quell'esperienza, che inconsapevolmente e con un pudore tutto orientale ha in qualche modo cambiato loro la vita.

Il tutto è raccontato con uno stile impeccabile e freddo, teso ad accentuare la dolorosa distanza emotiva dei due dalla loro reale possibilità di uscire dal binario morto su cui si sono arenati e dalla triste sorte che il mancato incontro con l'altro comporta.
La regia è pulitissima e molto didascalica, gli attori misurati in una recitazione assai minimale, che ben si accorda col contenuto senza speranza che il film urla ad ogni passo. Le scene sono bellissime ed evocative del vuoto esistenziale che, ad ogni giorno di vita dei protagonisti, fa corrispondere una mancata occasione di comunicazione e di incontro, col solo risultato di esaltare la metafora insita nei binari di vite vissute in solitudine in mezzo a tutti i milioni di persone che ogni giorno viaggiano fianco a fianco senza mai vedersi davvero.