CAST & CREDITS

cast:
Philipp Hochmair, Walter Saabel, Vitali Leonti

regia:
Tizza Covi, Rainer Frimmel

durata:
90'

produzione:
Vento Film

sceneggiatura:
Xaver Bayer, Tizza Covi, Rainer Frimmel

fotografia:
Rainer Frimmel

montaggio:
Tizza Covi, Emily Artman

The Shine of Day | Recensione | Ondacinema

The Shine of Day

di Tizza Covi, Rainer Frimmel

drammatico, Austria (2012)

di Carlo Cerofolini

Voto: 7.0
Per certi aspetti si sa che il cinema non è diverso dalla vita. Entrambi sono intrisi di umanità e di storia, ed è forse questa consapevolezza, unita alla necessità di salvaguardare la verità dagli agguati di una contemporaneità sbilanciata verso il simulacro ed il verosimile, che molti registi - sicuramente la maggior parte di quelli presenti nella selezione - tendono sempre più spesso ad annullare la distanza che separa la finzione dalla realtà. Così, nel tentativo di restituire l'oggetto alla sua unica dimensione che è quella della vita, il cinema si fa portatore di una commistione che vede proprio nel connubio tra le forme del documentario con quelle dei film più tradizionali una delle tendenze più praticare e, al contempo, il modo migliore per raggiungere questo scopo.


Un manifesto che trova nella coppia italo-austriaca Tizza Covi e Rainer Frimmel due campioni assoluti, anche e soprattutto, per le capacità già dimostrate con il precedente "La pivellina", un successo di pubblico e di critica premiato nei festival di tutto il mondo. Certamente non era facile ripetersi, un po' perché "Der Glanz des Tages" era la famigerata opera seconda, e poi per le aspettative che necessariamente gravavano sulla rentrée dei due registi. E invece, forti della semplicità e della padronanza del mezzo cinematografico, anche quest'opera conferma la bontà delle premesse. Protagonisti della storia sono Philipp Hochmair, giovane attore impegnato con successo nei maggiori teatri tedeschi ed austriaci, e Walter Saabel, attore dilettante e addestratore di orsi nel circo. Il primo è immerso anima e corpo nel proprio lavoro, tra prove, copioni da ripetere a memoria e ansie da debutto; il secondo, al contrario, provato da una vita raminga e collaudata dal peso degli anni, prende l'esistenza con la filosofia di chi sa che la luce del giorno ("The Shine of Day" è il titolo internazionale) risiede nei dettagli delle cose e dei fatti spesso trascurati. Uno scontro di mentalità mediato anche dalla presenza di Victor, vicino di casa in ambasce a causa della moglie bloccata in Moldavia per problemi burocratici. Da questo insolito triangolo, arricchito dagli inserti in cui i figli del malcapitato la fanno da protagonisti, nasce una sorta di diario intimo che ha i colori variegati di una quotidianità contrassegnata da piccoli eroismi come alla fine risulta essere la solidarietà che gradualmente azzera le distanze e trasforma i tre protagonisti in una società di mutuo soccorso, pronta a prendersi cura uno dell'altro: accade, ad esempio, quando un Philipp sotto stress chiede a Walter di assisterlo nella lettura del copione, oppure, nel lavoro di tata che il circense si trova a dover svolgere per supplire all'assenza di Victor, profugo impegnato a guadagnarsi da vivere come muratore, per non parlare della svolta che conclude la storia, su cui sorvoleremo per non togliere al lettore il piacere della sorpresa ma che conferma come anche un giorno come gli altri possa diventare pieno di luce.

Applicando al cinema il metodo mutuato dal documentario da cui provengono, Covi e Frimmel traggono forza dall'esiguità delle loro risorse. Con una troupe ridotta all'osso (lei monta, lui cura la fotografia, mentre la regia è svolta da entrambi assecondando l'estro del momento) e supportati da una sceneggiatura ridottissima, nata su personaggi che impersonano se stessi e sui quali successivamente viene costruito il canovaccio, i due registi riescono in questo modo ad annullarsi nella presenza di una macchina da presa invisibile, in grado di aspettare l'imprevedibile che spesso accade quando si lascia campo libero al divenire delle cose. E se la purezza delle immagini ha un profumo di poesia, lo stesso si può dire per tutti gli interpreti, grandi e piccoli, capaci di superare il Metodo con una recitazione di impressionante spontaneità. Irresistibile la simpatia guascona e bukowskiana di Walter Saabel che, per quanto ci riguarda, meriterebbe il premio come miglior attore maschile.