CAST & CREDITS

cast:
Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Justin Timberlake, Armie Hammer, Max Minghella, Rooney Mara

regia:
David Fincher

distribuzione:
Sony Pictures

durata:
121'

sceneggiatura:
Aaron Sorkin

fotografia:
Jeff Cronenweth

scenografie:
Donald Graham Burt

montaggio:
Kirk Baxter, Angus Wall

musiche:
Trent Reznor, Atticus Ross

The Social Network | Recensione | Ondacinema

The Social Network

di David Fincher

drammatico, Usa (2010)

di Alex Poltronieri

Voto: 9.0
Mettiamo le cose in chiaro sin dal principio. “The Social Network” non è un film sul fenomeno Facebook. Di Facebook tra dieci anni non si ricorderà praticamente più nessuno (nel resto del mondo occidentale molti gli preferiscono già il più snello Twitter), mentre invece del film di Fincher si continuerà a parlare. Perché? Dicevamo, “The Social Network” non ci parla di Facebook, ma dell'America di oggi, di cosa è rimasto del Sogno, dell'essenza del capitalismo. Tanta roba insomma, temi altisonanti affrontati a partire dalla microscopica intuizione (tutto inizia come rivalsa nei confronti di una ex-fidanzata) di una “frivola” interfaccia massmediale in grado di mettere in contatto tra loro gli studenti dell'università di Harvard (e poi milioni di persone in tutto il mondo).
E' un caso che il film di Fincher arrivi simultaneamente all'ultimo sottovalutatissimo Oliver Stone di “Wall Street: Il denaro non dorme mai”? Anche lì le carte in tavola sono le medesime, benché messe in scena partendo dalla (macro) prospettiva della crisi finanziaria che tuttora sta stravolgendo i mercati mondiali. Fincher (e lo sceneggiatore Aaron Sorkin), come Stone, si fa carico del peso della sua società, la affronta di petto, senza timori.
 
No, “The Social Network” non è assolutamente la parabola di un self made man aggiornata all'era dei computer (quello che molti ci hanno voluto vedere), ma si avvicina più che altro al pamphlet proto-capitalistico di “American Gangster” di Ridley Scott, in cui l'ascesa economica del narcotrafficante Lucas prende vita con gli stessi mezzi, e parallelamente, al boom economico degli States. O semmai al pessimista e incompreso “The Weather Man”, in cui Verbinski e Cage fanno a pezzi l'American Dream. Mark Zuckerberg (Eisenberg), il giovane creatore di Facebook, secondo Fincher/Sorkin è un giovane genio che non fa nulla per essere simpatico al resto del mondo. Non è interessato ai soldi, ma è ossessivamente ambizioso e dedito al mito del successo (viene messo in evidenza sin dalla prima sequenza). Mark semplicemente, come il resto degli studenti di Harvard d'altronde, “deve” diventare qualcuno, realizzare qualcosa di importante. Nella sua vita la parola “mediocrità” non ha posto. La realizzazione di sé stessi non è più il presupposto per una vita felice e serena, ma un requisito richiesto dalla società, un biglietto da visita irrinunciabile. E di successo e denaro ne otterrà tanto il giovane Zuckerberg, ma a che prezzo? Più Facebook aumenta il proprio numero di iscritti, più investitori decidono di partecipare all'affare, più Mark si isola e rimane solo, arrivando a perdere anche l'unico vero amico che possedeva, Eduardo Saverin (co-fondatore del progetto).
La piattaforma Facebook non diventa mai la vera protagonista del film: essa resta per tutta la pellicola un'idea abbozzata in maniera spontanea, casuale e ingenua da un gruppo di nerd, ma a Fincher non interessa investigare il fenomeno sociologico (passeggero e insondabile quanto le “mode” di cui parla Zuckerberg stesso nel film) quanto le dinamiche interpersonali tra i protagonisti.
 
Fincher e Sorkin puntano i riflettori su un piccolo gruppo di “nuovi mostri” della finanza globale. Sono forse più spaesati e introversi ma non molto distanti dagli inquietanti yuppie dei romanzi di Bret Easton Ellis. Loro hanno in mano l'informazione (gliela diamo noi), e l'informazione è potere (“tra di voi di voi potrebbe esserci il nuovo Bill Gates”). Fincher non divide la vicenda tra buoni e cattivi, è pronto ad adottare il punto di vista di tutte le parti coinvolte (anche quella dei facoltosi fratelli Winklevoss, convinti di essere stati fregati dal collega Zuckerberg), senza facili schematismi o trappole retoriche.
 
L'altra arma vincente di “The Social Network” è l'incredibile maturità della messa in scena. Sempre più “autore”, David Fincher, passa con estrema naturalezza da un genere all'altro (questo ci pare il suo film più maturo assieme a “Zodiac”), e sa infondere vitalità e sangue alla verbosissima sceneggiatura di Sorkin (in altre mani il rischio noia sarebbe stato elevato), amministra con consapevolezza e rigore i passaggi tra il presente e il passato dei personaggi, e trasforma un “legal drama” (gran parte della vicenda è incentrata sulla battaglia in tribunale tra Zuckerberg e il suo ex socio-amico) sulla carta non originalissimo, in un serrato thrilling dei sentimenti.
Fondamentale l'apporto del freschissimo cast (Eisenberg si conferma come il migliore tra i giovani volti americani, Andrew Garfield è una rivelazione) e della musiche sintetiche e dark del duo Trent Reznor-Atticus Ross.