CAST & CREDITS

cast:
Gabriel Macht, Eva Mendes, Scarlett Johansson, Jaime King, Paz Vega, Samuel L. Jackson

regia:
Frank Miller

distribuzione:
Sony Pictures

durata:
103'

sceneggiatura:
Frank Miller

fotografia:
Bill Pope

scenografie:
Rosario Provenza

montaggio:
Gregory Nussbaum

costumi:
Michael Dennison

musiche:
David Newman

The Spirit | Recensione | Ondacinema

The Spirit

di Frank Miller

azione, noir, Usa (2008)

di Alex Poltronieri

Voto: 4.0
Dalle violenze inimmaginabili della "città del peccato" alla Central City infestata da criminali di ogni sorta, la differenza è molto flebile. Frank Miller torna sul luogo del delitto, imperterrito continua sul sentiero inaugurato dall'amato/odiato "Sin City". Ci è o ci fa? Il noto fumettista questa volta vuol fare tutto da solo, senza l'aiuto dell'amico Robert Rodriguez, ma il suo esordio "solista" conferma e dà ragione ai dubbi che aveva solleticato il precedente "Sin City". Da un lato rafforza la posizione di chi sostiene che cinema e fumetto siano due medium interscambiabili, ma nonostante ciò, assai differenti. Il che significa che non è sufficiente realizzare un'inquadratura come se si trattasse di una vignetta di una graphic novel per fare arte o scatenare un'emozione. Sulla carta stampata "The Spirit" di Will Eisner fu un'opera scanzonata e avveniristica. Fuse assieme espressionismo, cinema noir anni 40 ed elementi fantastici, con una freschezza tale da influenzare decine e decine di disegnatori e registi (anche Orson Welles tra gli altri).
 
Sul grande schermo, quello di Miller è un pastrocchio auto indulgente che non si rivolge a nessun pubblico. Tutto è freddo e già visto: dal design della città, a metà via tra antico e modernariato (come la Gotham City di Burton), alle pompose musiche "Danny Elfmaniane" (il debito con lo score di "Spider Man" sfiora il plagio), allo stile visivo bidimensionale ("Sin City" docet) e tutto virato su colori caldi o freddi a seconda della situazione ("Dick Tracy" di Warren Beatty anticipò tutti quasi un ventennio fa). Più che ad un omaggio all'opera di Eisner pare di assistere al rito onanistico di un autore che sa di essere bravo e vuole dimostrarlo a tutti. E, nonostante lo spirito anacronisticamente romantico e certi tocchi picareschi riescano ad alleggerire la pillola, e a rendere l'opera tutto sommato meno noiosa di "Sin City", è difficile sopportare i dialoghi, talmente assurdi e scontati da risultare auto parodici ("stai zitto e sanguina"), o la voce over onnipresente.
 
Elementi che nel fumetto servivano a dare un'identità e uno spessore all'insieme, ma che nel salto sul grande schermo impediscono alla materia di sganciarsi dalla controparte cartacea, relegando lo spettatore in un limbo frustrante. Resta il dubbio che Miller ci abbia voluto prendere tutti per i fondelli: difficile giudicare seriamente gli svacchi nella farsa affidati all'insopportabile coppia di villains interpretata da Samuel L. Jackson (più che cult, il suo travestimento da nazista è imbarazzante) e Scarlett Johansson, o lo sviluppo della sceneggiatura, ripetitiva all'inverosimile, totalmente inesistente. Ma forse il senso del film sta proprio qui. La storia non conta. A contare sono i colori, i suoni, i corpi nudi e splendidi dello sfavillante cast femminile (tra le altre, pure Eva Mendes, Paz Vega e Jaime King nel ruolo della Morte).

Quello di Miller è un cinema della visione, costruito su delle sensazioni. Uno sfavillante contenitore vuoto, che rischia di saturare già dopo pochi secondi. Un augurio: che Miller torni a fare ciò che sa fare meglio, o che perlomeno, in futuro, si faccia supportare da mani più capaci.