CAST & CREDITS

cast:
Jiang Wen, Joan Chen, Zhou Yun, Jaycee Chan, Anthony Wong

regia:
Jiang Wen

durata:
116'

produzione:
Beijing Bu Yi Le Hu Film Company, Emperor Motion Pictures, Huayi Brothers Advertising, Lotus Enterta

sceneggiatura:
Shixing Guo, Wen Jiang, Ping Shu, Mi Ye

fotografia:
Pin Bing Lee, Tao Yang, Fei Zhao

The Sun Also Rises | Recensione | Ondacinema

The Sun Also Rises

di Jiang Wen

drammatico, Cina/Hong Kong (2007)

di Anna Maria Pelella

Voto: 7.0
"Il giorno in cui vedrai il velluto sarà quello in cui morirai"

Frammenti di un racconto dal sapore onirico, connessi tra loro da un labile filo conduttore, compongono questa terza opera di Jiang Wen, già attore per il maestro Zhang Yimou e regista di "Devils on the Doorstep".

Si parte da un villaggio dove una donna, data per pazza, insegue un paio di scarpe scomparse e cerca di educare suo figlio a suon di ceffoni. Si prosegue poi in un campus universitario dove lo stesso regista recita in un caos originato da un maniaco dalle molte mani, che insidia addirittura cinque donne per volta. Poi di nuovo nel villaggio che si scopre essere un campo di rieducazione, di cui il figlio della protagonista risulta essere il capo. Per finire nel deserto dove due donne si sono messe in viaggio, e scoprire che la fine della strada è, in realtà, un cerchio che non si chiude mai, ma si ripropone a non finire, dal momento che "il sole sorge ancora".

Il periodo della rivoluzione culturale ha lasciato profonde cicatrici nella società cinese. Molte opere, anche se non apparentemente connesse con quell'esperienza, portano i segni del passaggio di una bufera che ha sradicato un'intera generazione. I campi di rieducazione sono centrali in molte opere prodotte anche oggi, e il motivo probabilmente è da ricercarsi nel tentativo di dare un senso ad un'esperienza che ha coinvolto milioni di persone e le cui conseguenze sul piano sociale sono visibili ancora adesso. La pratica dell'autocritica e dell'autodenuncia sono da considerarsi frutto di un momento storico in cui il panico per il proprio destino portava a condotte autolesionistiche assai più dannose di qualsiasi trasgressione.

Jiang Wen riesce in questo bellissimo film ad usare in maniera nuova e persino poetica, concetti originati da un periodo buio della storia del suo paese, senza mai scadere nella commiserazione. Riuscendo a dare, invece, una connotazione altra a situazioni e fatti sia pur drammatici, che qui acquisiscono il carattere di semplice racconto e riscoperta delle proprie radici storiche e sociali.

Yun Zhou, la madre del primo episodio, è una dolcissima giovane donna, che nella chiusura circolare del racconto mostrerà, semplicemente ricollocandoli, il vero significato dei miti familiari che vengono enunciati nei primi minuti di film. Quasi a voler sottolineare che quella che ad un primo sguardo sembra follia, non è che un altro linguaggio, situato in un altro luogo e in un momento diverso da quello in cui noi vediamo i fatti.
Il povero presunto maniaco dell'episodio del campus farà un'autocritica e un'autodenuncia scritta, per cose che neanche ha commesso, mentre il suo collega verrà "rieducato" nel villaggio dell'inizio.
E qua la volontà di citare, anche se con intento ironico, la pratica dell'auto denuncia ci riporta ad un desiderio di ridefinire i processi cui si sottoponevano i controrivoluzionari, per mostrare lealtà ad un partito che era innazitutto un padre e poi un super-io cui rendere conto delle proprie azioni. Intanto il preside si esercita cantando canzoni di propaganda in vista di un'esibizione pubblica e ben cinque maniaci vengono catturati ed imprigionati per aver toccato culi senza il permesso delle proprietarie. Questo come segno e simbolo di due facce di un'unica realtà, quella compiacente verso il potere e quella trasgressiva, che viene punita soprattutto se l'infrazione è di natura morale.

E tutto questo sullo sfondo di un paese bellissimo, colorato e poeticamente rappresentato, le cui meraviglie sono semplici momenti di vita, come una caccia al fagiano guidata da un professore rieducato, e un'amplesso rubato da un giovane che non conosce il significato della parola velluto.
Gli attori sono tutti perfetti nella loro gioiosa rappresentazione di una vita che sboccia a dispetto delle disgrazie, o proprio grazie alla spinta di queste.
La bellissima Joan Chen è una professoressa innamorata del presunto maniaco, che approfitta del caos per dichiararsi. Mentre Jaycee Chan è il ragazzo la cui madre sale sugli alberi e urla cose incomprensibili fino all'ultimo minuto del film, dove le sue parole acquisiranno curiosamente non solo un significato, ma addirittura saranno foriere di speranza.

Sì, è così, il sole sorge ancora, anche per chi ha avuto il cuore o addirittura la vita spezzati dal destino. Ed è sulle note di speranza per la possibilità di ricominciare che si legge il desiderio di non lasciarsi sopraffare dal passato, anche se le cose non solo sono accadute, ma hanno segnato delle vite e non saranno dimenticate facilmente.