CAST & CREDITS

cast:
Donald Rumsfeld

regia:
Errol Morris

distribuzione:
I Wonder Picture

durata:
105'

produzione:
Robert Fernandez, Errol Morris

sceneggiatura:
Errol Morris

musiche:
Danny Elfman

The Unknown Known | Recensione | Ondacinema

The Unknown Known

di Errol Morris

documentario, Usa (2013)

di Alessandro Corda

Voto: 8.5
Chi è davvero Donald Rumsfeld? Che cosa nasconde dietro a quell'apparente aria di mite anziano dell'Illinois?
Dopo aver raccontato un altro Segretario alla Difesa, Robert McNamara in "The Fog of War" (Oscar come miglior documentario nel 2004), Errol Morris ci riprova con Donald Rumsfeld, condensando oltre trenta ore di intervista in circa 105 minuti. Con "The Unknown Known", Morris cerca di esplorare una delle figure più ambigue e sfuggenti della storia americana, tentando di svelarne le contraddizioni e le reticenze.

In questo documentario, presentato in concorso a Venezia 70 e fatto uscire in semiclandestinità il 16 gennaio scorso in Italia, Morris intervista Rumsfeld toccando i momenti più significativi e controversi della sua esperienza da Segretario alla Difesa sotto la presidenza di G. W. Bush: la guerra in Iraq, il rapporto con Saddam Hussein, Guantanamo, Abu Grahib e l'uso della tortura come arma di intimidazione. Oltre alla storia recente, viene ripercorsa anche la sua ascesa politica ed è qui, con ogni probabilità, la parte meno nota e più emblematica. Quello che viene fuori è il ritratto di uno spregiudicato uomo politico che ha costruito e pianificato, fin da giovane, un modus operandi da manipolatore delle persone e degli eventi, traendone quasi sempre un proprio tornaconto. L'ascesa politica è degna del Principe di Machiavelli: uscì fuori dall'ombra di Richard Nixon poco prima del Watergate così da non compromettere la propria carriera, alla fine degli anni 70 offrì a George Bush padre la guida della Cia così da escluderlo dalla corsa alla Casa Bianca e tagliò le gambe alle velleità di Gerald Ford di fare il vicepresidente di Ronald Reagan.

Il diretto interessato commenta tutto questo come "qualcosa che succede". Come se fosse stato tutto regolato dall'ineluttabile incedere della Storia. Ed è qui che il film centra il bersaglio. Morris non cerca di metterlo all'angolo con domande insistenti e insidiose per farlo cadere in contraddizioni (ma in un esilarante passaggio però ci riesce) . Cerca, piuttosto, di mettere in evidenza questa capacità di sfuggire alle domande con risposte evasive, tutte giocate su un'indubbia capacità da affabulatore e manipolatore di parole. Il titolo del documentario riprende una delle frasi più celebri dell'ex Segretario che è un po' il paradigma del suo credo politico vòlto a giustificare l'attacco in Iraq: l'ignoto noto, ovvero quello che non credevi di sapere e invece sapevi.

Una delle immagini più ricorrenti è quella che vede scendere sullo spettatore una moltitudine di coriandoli bianchi, come neve dentro ad una palla di cristallo, che altro non sono che la raffigurazione, nell'immaginario cinematografico, degli innumerevoli snowflakes, gli appunti raccolti nello sterminato archivio accumulato in oltre 50 anni di carriera politica. Questa coltre di neve, così fitta e impalpabile, sembra voler coprire una verità storica attraverso l'uso distorto delle parole. In tante di queste note, l'allora Segretario alla Difesa si interroga sul significato di molti termini di uso comune come a voler soppesarne la potenziale "pericolosità" o per utilizzarne in luogo di altre. 

Morris maneggia il mezzo cinematografico in modo sapiente, riprendendo l'intervistato da due punti di vista, uno frontale (primo piano o primissimo piano) e uno laterale destro. Lo sfondo non è quello accogliente di un raffinato soggiorno con librerie e quadri alle pareti (come nella celeberrima intervista a Nixon da parte di David Frost) ma è un fondale scuro come a voler focalizzare ogni attenzione sulle parole e nient'altro. A volte Rumsfeld si lascia andare a sorrisetti gratuiti e provocatori e Morris, a sua volta, lo tiene in silenzio senza staccare, per non distrarre lo spettatore e sottolineare così le parole appena proferite. Per pochi attimi la musica, avvolgente e ipnotica, di Danny Elfman lascia spazio ad un silenzio assordante, a tratti imbarazzante.

Solo in ultimo l'uomo lascia trasparire un po' di commozione per un soldato americano ferito. Questo non basta a salvare il ritratto di un politico ancora convinto della bontà delle proprie idee, incapace di ammettere le proprie responsabilità di fronte alle prove che la Storia ha mostrato.