CAST & CREDITS

cast:
Olivia DeJonge, Ed Oxenbould, Kathryn Hahn, Deanna Dunagan, Peter McRobbie

regia:
M. Night Shyamalan

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
94'

produzione:
Blinding Edge Pictures, Blumhouse Productions

sceneggiatura:
M. Night Shyamalan

fotografia:
Maryse Alberti

scenografie:
Naaman Marshall

montaggio:
Luke Franco Ciarrocchi

costumi:
Amy Westcott

The Visit | Recensione | Ondacinema

The Visit

di M. Night Shyamalan

horror, Usa (2015)

di Antonio Pettierre

Voto: 6.0

Becca, quindici anni, e il fratello tredicenne Tyler per la prima volta vanno dai nonni a passare una settimana per conoscerli, mentre la loro madre Paula ne approfitta per concedersi una vacanza con il nuovo fidanzato. Paula ha interrotto i rapporti con i genitori anni addietro quando, contro il loro volere, lasciò la casa per sposare il futuro padre di Becca e Tyler. Fin da subito i nonni appaiono quantomeno strani e durante la notte la nonna gira per la casa insonne...

Non sveliamo di più del nuovo film del regista indoamericano M. Night Shyamalan, che dopo le ultime opere poco riuscite nel genere fantascientifico ("E venne il giorno" e "After Heart") e il clamoroso flop de "L'ultimo dominatore dell'aria", ritorna ai temi horror e soprannaturali con cui è più a suo agio.
In "The Visit", scritto, diretto e prodotto dallo stesso Shyamalan, l'autore si associa al produttore Jason Blum (quello della serie di "Paranormal Activity" e di "Insidious") e con un basso budget e molta libertà creativa mette in scena una storia più vicina allo stile degli horror di quest'ultimo che non ai suoi primi film. Shyamalan compie due scelte registiche determinanti: da un lato il film di fatto è un documentario in presa diretta della visita dei ragazzi presso la casa dei nonni da parte di Becca che gira con l'aiuto del fratello; dall'altro per la prima volta non utilizza una colonna sonora in post-produzione e la musica sentita è elemento intrinseco del tessuto sonoro del film.

Il tema metacinematografico del film sul film, del falso documentario, da una parte è abusato, dall'altra , nelle mani di Shyalaman, guadagna una certa eleganza formale. Becca utilizza una telecamera tecnologicamente all'avanguardia e si fa aiutare dal fratello con una seconda, così da riuscire anche a duplicare il punto di vista e non renderlo monotono. Più volte riusciamo anche a vedere i due ragazzi parlare via skype con la madre (introducendola in scena in modo virtuale e confrontando l'atmosfera spensierata della crociera con l'aria sempre più plumbea che si respira nella casa dei nonni). L'utilizzo del computer, il suo essere messo in quadro, permette allo spettatore di assistere al montaggio in diretta del documentario di Becca, facendolo partecipare al suo farsi, al suo costruirsi, che va di pari passo con il montare degli elementi orrorifici. Così gli strani comportamenti dei due vecchi, se in un primo momento hanno spiegazioni razionali e mediche (depressione, "la malattia del tramonto", incontinenza), velocemente si trasformano in incubi per i due ragazzi.

Shyamalan gioca con le paure ataviche presenti nelle fiabe dei fratelli Grimm - la pulizia del forno a cui la nonna costringe Becca più volte, fino a rinchiuderla in una breve sequenza, è una esplicita citazione di "Hansel e Gretel" - e la scelta del racconto della storia dal punto di vista dei due ragazzini è un tipico stilema del cinema del regista. Tutte le sue storie in qualche modo sono delle favole moderne e più di una volta Shyamalan mostra la realtà a livello dello sguardo dei bambini, uno sguardo altro, curioso, puro, che riesce a scoprire la verità: così come per Cole che vede le persone morte ne "Il sesto senso"; o lo sguardo di Joseph nei confronti del padre che lo crede dotato di superpoteri in "Unbreakable"; o di nuovo un'altra coppia di fratello e sorella alla scoperta dell'alieno in "Signs".

Il confronto, con la prova di maturità, tra l'entrata nell'età adulta con la decadenza della vecchiaia mette sullo stesso piano le due coppie, in un alfa e omega metaforico di inizio e fine vita. Così la visita è un momento di trasformazione per tutti: il superamento dei traumi dei due ragazzini, causati dall'abbandono del padre, permette la scoperta di quelli ben più gravi della coppia dei nonni. Becca, che non riesce a specchiarsi, grazie a un pezzo di vetro riuscirà a liberarsi del male; Tyler, con la fobia delle malattie e la sua incapacità a reagire, riesce a sbloccarsi dopo lo scontro con il nonno. La catarsi finale riesce far superare le fobie di entrambi e nei titoli di coda vediamo Becca che si trucca e si pettina davanti a uno specchio e Tyler che rappa un motivo in disinvoltura e sicuro di sé. La coppia di anziani al contrario crollerà sotto il peso dello proprie colpe, scivolando verso la demenza senile e la vera e propria pazzia, in un gioco di sostituzione dei ruoli, di una recita fatta solo per sé stessi e di breve durata.
E' su questo contrasto, sulla contrapposizione dei ruoli e delle aspettative, sul non detto dal punto di vista emotivo, che Shyamalan sviluppa la storia di paura. Ma se tutto ciò è controllato e voluto, il regista a volte compie scelte un po' troppo scontate con i soliti rumori, grattate alle porte, smorfie mostruose. Se però questi sono elementi costitutivi del genere, "The Visit" scade miseramente nel finale scontato con una scelta frettolosa e una spiegazione troppo razionale degli eventi a cui si è assistito fino a quel momento.

Siamo molto lontani dalla perfezione stilistica e drammatica (e dei suoi famosi twist ending) di "Il sesto senso", "Unbreakable" e "The Village", ma "The Visit" tutto sommato riesce per gran parte del tempo a tenere desta l'attenzione dello spettatore e Shyamalan dirige un film apprezzabile.