CAST & CREDITS

cast:
Amber Heard, Danielle Panabaker, Mika Boorem, Lyndsy Fonseca, Jared Harris, Mamie Gummer, Sydney Sweeney

regia:
John Carpenter

distribuzione:
Bim

durata:
88'

produzione:
North by Northwest Entertainment, Echo Lake Productions (I), Premiere Picture, A Bigger Boat

sceneggiatura:
Michael Rasmussen, Shawn Rasmussen

fotografia:
Yaron Orbach

scenografie:
Paul Peters

montaggio:
Patrick McMahon

costumi:
Lisa Caryl

musiche:
Mark Kilian

The Ward - Il reparto | Recensione | Ondacinema

The Ward - Il reparto

di John Carpenter

horror, thriller, Usa (2010)

di Giancarlo Usai

Voto: 7.5

Allora, prestate tutti un minimo di attenzione. Qui non si tratta di un ritorno qualsiasi, qui si parla di uno dei maestri del cinema americano che hanno influenzato di più, senza che neanche ve ne accorgeste, la vostra idea di che cosa è un film horror. Si tratta di uno degli autori intellettualmente più profondi e stimolanti che sia apparso sulla scena mondiale a partire da quella favolosa metà degli anni '70. Dopo la New Hollywood magniloquente e l'avanguardia ribelle, ci fu infatti un gruppetto di giovani cineasti pronti a far breccia nel cuore del pubblico con personali riletture del cinema di genere. Le contraddizioni di quell'America, divisa fra progresso economico e paure mai del tutto sopite, trovò sbocco nella creatività di Joe Dante, Tobe Hooper, John Landis, John McNaughton e tanti altri.

Ma soprattutto fu lui, John Carpenter il magnifico, a costituire il faro di questo nuovo movimento. Un gruppo di registi che ha vissuto male il cambio di epoche. Mentre Martin Scorsese, Francis Ford Coppola e Steven Spielberg (solo per citare i più celebri) hanno cambiato pelle in continuazione, loro no. Il gruppo del cinema di genere si è visto strettamente connesso con quell'etichetta, "da anni ‘80", che non si è più riuscito a scucire di dosso. Di qui, la durezza della critica contemporanea, che li ha bollati come sorpassati e impigriti. E il progressivo abbandono del pubblico, un giovane pubblico viziato da un cinema troppo veloce e prevedibile per apprezzare una messa in scena più compassata e marcatamente personale come quella, ad esempio, di Carpenter.

Ora, dopo un decennio dal suo ultimo film, il genio di Carthage è tornato con questo "The Ward". Dopo numerose traversie produttive e anche personali (la salute di John è alquanto precaria), il film arriva finalmente nelle sale e sfida alla grande i nuovi horror che abbondano nei cinema di tutto il mondo. Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: "The Ward" è un'opera mediocre, scritta con poco impegno da Michael e Shawn Rasmussen, piena zeppa di quei vezzi e tristi stereotipi che i nuovi film di genere regalano al giovane spettatore un po' pigro e annoiato che vuole solo il classico "salto sulla poltrona", con una trama scontata, un intreccio prevedibile e un finale a sorpresa davvero molto telefonato.

Ma Carpenter, dopo tutto, è ancora lui. E dall'incipit stesso, dove trova il modo di rispolverare una delle sue situazioni preferite, la sovrapposizione del reale con l'immaginario, il regista riesce quasi prepotentemente a personalizzare un soggetto altrimenti anonimo. E così, la storia di Kristen, rinchiusa in un ospedale psichiatrico dopo aver incendiato una fattoria, diventa ancora una volta l'occasione per ambientare in uno spazio chiuso e claustrofobico l'ennesimo slasher movie, un nuovo incubo a occhi aperti. Nella rincorsa alla soluzione del mistero del fantasma che fa sparire le altre ragazze, per la verità, non c'è alcuna profondità filosofica che aveva caratterizzato le opere indimenticabili di Carpenter (da"Halloween" a "Il signore del male", da "La cosa" a "Il seme della follia"), ma lo stile e l'eleganza sono ancora inconfondibili. Quando uscì "Halloween", una delle prime cose che i critici dissero per innalzare al rango di capolavoro il film fu che il regista aveva una concezione geniale della ripresa del "particolare". La paura è originata da due elementi. Il primo è la capacità di non lasciare inutilizzato nulla dello spazio ripreso dall'obbiettivo della cinepresa: il killer, il fantasma, il pericolo insomma, può spuntare all'improvviso da un imprevisto punto nello spazio. E il secondo è la maniacale attenzione per i particolari di uso quotidiano che, nei film di Carpenter, continuano a diventare elementi di terrore.

Anche se arrugginito, anche se alle prese con un progetto non propriamente ambizioso per imbastire un ritorno in pompa magna dietro la macchina da presa, il Maestro ricorda ancora alla perfezione i trucchi del mestiere. Anzi, ci correggiamo, non sono affatto trucchi. Sono le migliori intuizioni di una mente che ha illuminato radiosamente oltre trent'anni di cinema.