Recensioni

The Weather Man

di Gore Verbinski

drammatico, commedia, Usa (2005)

CAST & CREDITS

cast:
Nicolas Cage, Michael Caine, Hope Davis, Nicholas Hoult

regia:
Gore Verbinski

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
101'

produzione:
Paramount

sceneggiatura:
Steve Conrad

fotografia:
Phedon Papamichael

The Weather Man | Recensione | Ondacinema

The Weather Man

di Gore Verbinski

drammatico, commedia, Usa (2005)

di Alex Poltronieri

Voto: 7.0
Nessuno avrebbe immaginato che uno dei più cupi e desolanti film sugli Usa post 11 settembre sarebbe stato diretto dal generalmente innocuo Gore Verbinski ("La Maledizione Della Prima Luna", "The Ring") e interpretato da un divo come Nicolas Cage, reduce dallo scipito e patriottardo "Il Mistero Dei Templari".

Assurdamente venduto come una commedia (e perciò snobbato da pubblico e critica) è in realtà un apologo pessimista sul fallimento del sogno americano e dei miti della cultura statunitense (curioso che lo stesso sceneggiatore in seguito capovolgerà i medesimi temi ne "La ricerca della felicità" di Muccino).

La mediocre esistenza dell'uomo del meteo David Spritz (Cage, perfetto nella sua totale apatia) è portata avanti tra frustrazioni varie: un divorzio e un rapporto difficile con due figli incasinati, un lavoro di cui il protagonista non afferra il senso (e che ha ottenuto solo per le sue notevoli capacità oratorie), il conflitto con un padre saggio e disilluso (un magnifico Michael Caine), di cui non riesce a conquistare la stima.

Spritz è l'incarnazione dell'uomo medio incapace di prendere il controllo della propria vita, e che tenta di rimediare fuori tempo massimo agli sbagli del passato.

Per Verbinski, però, è troppo tardi: l'uomo del meteo ottiene il lavoro milionario che tanto ambiva, ma non ci sono consolazioni. La famiglia è definitivamente disgregata, i padri hanno perso la loro funzione pedagogica e sono destinati all'oblio. Resta solo l'illusione di una felicità effimera portata dal denaro.

Ambientato in una Chicago simbolicamente circondata dal ghiaccio e contrappuntato da deliziosi tocchi di humour nero (i vestiti troppo "attillati" della figlia di Cage; Caine che non riesce a comprendere il linguaggio sboccato dei giovani), mai gratuiti o invadenti, il film sconta tuttavia un'eccessiva lentezza e un notevole calo di ritmo nella seconda parte, che in ogni modo non gravano più di tanto sul risultato complessivo.

"Hello America" afferma, beffardo, nel finale il protagonista. Che si trova in una città a lui estranea, durante la sfilata dei carri allegorici, in mezzo ai pompieri di New York e il pupazzo di Sponge Bob. Per qualcuno la felicità è questo.