Ondacinema

7.5/10

A quattro anni di distanza dal mesto finale della trilogia dedicata allo Hobbit, Peter Jackson torna a dirigere qualcosa. Per l'appunto, "qualcosa". "They Shall Not Grow Old" è un'opera di difficile definizione, che rifugge qualsiasi tentativo di venire catalogata sotto qualsivoglia categoria. Un documentario? Un mockumentary? Un film di finzione creato su del materiale di archivio? Difficile dirlo. Quel che è certo è che il cineasta neozelandese, ancora una volta, rifiuta la banalità, il già visto e si mostra per quello che in fondo è sempre stato, fin dagli esordi in patria: un pioniere dell'impossibile, un sognatore impenitente. Molti sono gli autori che, dall'alto del loro talento, riescono a spaziare in più ambiti, variando il registro narrativo del proprio cinema con disinvoltura e scioltezza. Ma pochi sono quelli che riescono a plasmare dal nulla tutto ciò che toccano. Jackson è così. Poteva forse accettare un lavoro su commissione senza dare a questo impegno il valore di novità che lo ha sempre contraddistinto? Evidentemente no. Per fortuna, dunque, anche stavolta non siamo stati delusi.

Partiamo dal titolo, un verso che omaggia, da un secolo, i caduti in battaglia dell'esercito di Sua Maestà. Letteralmente, "non diventeranno grandi" o, se preferite, "non invecchieranno". Mai scelta fu più significativa alla luce di quanto vedremo. Il lungometraggio di Jackson consacra ogni fotogramma che ci passa davanti agli occhi proprio a questa missione: far tornare in vita quei soldati di inizio secolo, concedere loro una seconda, eterna esistenza grazie al cinema e al grande schermo. Altro che "non cresceranno"! Per sempre giovani, invece! Questo è l'amorevole modo in cui Jackson capovolge quel detto e porta avanti la sua rievocazione della Grande Guerra, a cento anni dalla vittoria dell'impero britannico, nonostante il milione e più di giovanissimi uomini morti sul campo e mai più tornati a casa. Commissionata dalla Bbc, l'opera è stata affidata al regista de "Il signore degli anelli" per ricordare quanto accadde nelle terre europee durante la Prima guerra mondiale. Jackson aveva davanti a sé una sfida impegnativa: realizzare un documentario a tema che non ripetesse quanto già visto, sentito e vissuto in tanti anni di dibattiti sul grande conflitto terminato nel 1918. E così, invece che girare in maniera tradizionale, ha deciso di lasciare a casa la macchina da presa e il microfono, ha messo da parte il suo personale piglio da uomo di cinema e si è trasformato in un topo da biblioteca, visionando decine di ore di reperti rarissimi, dando fondo alle preziose risorse di due archivi dal valore inestimabile, come quello della Bbc, appunto, e quello dei Musei imperiali britannici. Lì Jackson ha trovato i due elementi portanti del suo lavoro. Sul piano visivo, ore di girato dell'epoca che riprendono i momenti bellici di migliaia di soldati inglesi divisi in tre tempi: l'arruolamento in patria, la vita al fronte, il ritorno a casa. Dall'altra parte ha reperito decine di testimonianze raccolte dal network nel corso dei decenni: i sopravvissuti alla guerra, in diverse occasioni negli anni, erano stati intervistati a più riprese. E così ha combinato il tutto: mentre scorrono le immagini reali di allora, ascoltiamo la voce dei protagonisti che parlano proprio di ciò che vediamo. Accenti di ogni parte dell'Impero, a volte con tono ironico, a volte con la voce rotta dalla commozione. E questo flusso di voci ci parla di come venivano falsificate le età per potersi arruolare anche quindicenni, di com'era il rancio, di come si passava il tempo in trincea nelle lunghe pause tra una battaglia e l'altra, di come si cercava di avere un rapporto con il nemico che veniva fatto prigioniero, di come ci si curava da infezioni e malattie di ogni sorta, che uccidevano e menomavano esattamente come le bombe e i proiettili.

Ma Jackson non si limita al lavoro del reporter, dell'abile montatore di materiale pre-esistente. Lo sguardo del maestro entra in scena dopo venti minuti. Dopo aver osservato la fase della preparazione al conflitto, dell'addestramento e della partenza in formato quattro terzi e in bianco e nero, l'immagine si allarga fino a diventare panoramica e si colora, attraverso l'intervento del 3d e della computer grafica, andando a catturare ogni forma di dettaglio che colpisce l'attenzione del regista. Eccolo dunque l'autore che non rimane soggetto passivo del materiale d'archivio. Eccolo Jackson che si riappropria del suo ruolo, il grande burattinaio che rimescola tutto ciò che ha a disposizione. Ma l'operazione ardita non si ferma qui: Jackson arriva addirittura a introdure delle ulteriori tracce audio. Il racconto dei sopravvissuti si sovrappone agli effetti sonori, ricreati ad hoc, che rendono impressionanti le esplosioni, il frastuono, il fragore dei movimenti sul campo. Il documentario evocativo si ibrida con un vero e proprio war movie, con tanto di doppiaggio di alcuni soldati inquadrati dalle riprese reali. Osservandone il labiale e i movimenti, Jackson prova a reinterpretare le loro parole, le loro espressioni, persino i loro sentimenti.

Tre fasi monumentali, si potrebbe dire. La documentazione e rievocazione storica, una sorta di resurrezione di ciò che è morto (ovvero coloro che non sarebbero diventati grandi), infine una libera e spericolata reinterpretazione di quanto accaduto. A costo di sfidare le critiche di chi temeva un'impresa dal sapore kitsch, Jackson ha fatto sua la guerra come mai gli era successo in passato. Già con il capolavoro assoluto "Forgotten Silver" aveva messo in scena le infinite possibilità attraverso cui finzione e realtà possono sovrapporsi fino a confondersi l'una nell'altra. Anche con "They Shall Not Grow Old" si ritorna su quei passi. E sembrerebbe incredibile, ma c'è tutto quanto già visto nel passato cinematografico del regista, in questo assurdo e travolgente documentario. C'è la capacità di ricreare delle atmosfere mai viste, lavorando sui grandi spazi e sul rapporto con gli elementi naturali, proprio come nei suoi kolossal fantasy; c'è l'eleganza di chi riesce a cospargere di ironia una storia tragica, dimostrando che è solo attraverso questa chiave di lettura che l'essere umano può salvarsi dalla follia e dal terrore. C'è anche spazio per quel rosso acceso e irreale che aveva contraddistinto i suoi primi grandi film splatter, solo che stavolta quel colore così vivido compare sui corpi dilaniati e martoriati dei soldati fatti a pezzi.

E qui sarà bene tornare a parlare di ciò che "They Shall Not Grow Old" vuole dirci. Non si pensi che, distratto dall'ossessione della novità, l'autore abbia affrontato questo film senza interrogarsi sul senso stesso dell'opera. Jackson mette da parte ogni istinto retorico e lascia che siano gli uomini che quell'orrore lo hanno visto a trarre le conclusioni: i loro racconti iniziano con l'esaltazione del vigore di migliaia di giovani entusiasti di andare a servire il proprio Paese e si conclude, miseramente, con la stanchezza di chi è rientrato a Londra senza salvare nulla di quanto ha vissuto. L'antimilitarismo di Jackson non è una bandiera ideologica senza se e senza ma, ma è l'approdo finale di un lungo percorso di studio, ricerca e osservazione. Una generazione perduta, ecco che cosa ha pagato il Regno Unito per vincere la Grande Guerra. Ed ecco che cosa vuole lasciare Jackson con "They Shall Not Grow Old". Ci sono dettagli che l'autore è stato in grado di cogliere meglio degli storici, meglio dei giornalisti e dei ricercatori che hanno scritto libri e saggi su come andò quel gigantesco conflitto. E questo è stato possibile perché egli ha una qualità in più: lo sguardo, una visione che gli permette di catturare quel particolare che può fare la differenza. Si pensi all'intervento degli effetti speciali che fermano e ingrandiscono nell'inquadratura un piccolo dettaglio delle immagini d'epoca: uno sguardo perso nel vuoto, un sorriso strappato sull'orlo di una crisi di panico, le lacrime che rigano un volto, l'indifferenza nel camminare in mezzo ai cadaveri smembrati, tanto l'abitudine ha preso il sopravvento. Oppure ancora, ci sono delle scene tenere e commoventi di risate e chiacchierate fra soldati inglesi e prigionieri tedeschi. Lontano dalla drammatizzazione hollywoodiana e dalle esigenze drammaturgiche della finzione cinematografica, Jacskon sa far rivivere anche il nemico, atterrito e devastato dal conflitto esattamente come i protagonisti.

Piccola nota a margine: alla Festa del cinema, per esplicito desiderio del regista, il film è stato proiettato, nel disappunto generale, senza sottotitoli: una scelta tanto più radicale quanto più è difficile seguire un racconto corale con timbri vocali di persone che non vediamo mai inquadrate e che riempiono il tappeto sonoro di descrizioni, aneddoti, commenti. Ma Jackson preferiva che fosse l'opera a parlare per loro, anche qualora non si fosse stati in grado di comprendere appieno i loro discorsi. Il film è dedicato alla memoria del nonno di Peter, anche lui partito al fronte e mai tornato. Uno di quelli che davvero non è mai diventato grande.



Cast e credits

regia:
Peter Jackson


durata:
100'


produzione:
House Productions, Trustees of the Imperial War Museum, London, WingNut Films


Trama
They Shall Not Grow Old, il film diretto da Peter Jackson, è stato realizzato in occasione del centenario della fine della prima guerra mondiale, ricorrendo esclusivamente a filmati di repertorio originali tratti dall’archivio cinematografico dei britannici Musei Imperiali della Guerra e a registrazioni sonore provenienti dagli archivi della BBC...
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