CAST & CREDITS

cast:
Kim Ji-soo, Hwang Jeong-min, Kim Hye-ok, Lee Dae-yeon, Jeong Seon-yong, Park Seong-ung, Kim Mi-seong

regia:
Lee Yoon-ki

durata:
99'

produzione:
LJ Film

sceneggiatura:
Lee Yoon-ki

fotografia:
Choi Jin-woong

This Charming Girl | Recensione | Ondacinema

This Charming Girl

di Lee Yoon-ki

drammatico, Corea del Sud (2004)

di Anna Maria Pelella

Voto: 6.0
Jeong-hae è una graziosa ragazza che lavora in un ufficio postale. Dopo il lavoro la vediamo occuparsi della sua casa e delle piante, con una dedizione quasi totalizzante. La sua vita sembra essere tutta in queste normali incombenze e nelle serate trascorse davanti alla televisione, perennemente accesa. Ma a mano a mano che la telecamera la segue scopriremo parte del suo passato e il motivo del suo apparente gelo interiore.

Jeong-hae ricorda da vicino la superficie di un lago, le increspature visibili a chi si sofferma a guardare non ci dicono nulla delle correnti sotterranee, dove si intuisce un movimento di cui scopriremo pochissimo, e solo alla fine del cammino. La sua giornata è scandita dal ritmo lento del lavoro, dei pranzi con le colleghe, e da quello quasi immobile delle pulizie di casa, la cura delle piante e la televisione in perenne sottofondo. Un giorno prova persino a prendere un gattino, col quale condividere il suo tempo solitario. Ma l'incapacità della donna di stabilire relazioni di natura affettiva con chiunque renderà impossibile persino il contatto col piccolo animale. Jeong-hae non vive nel presente, ma è costantemente insidiata dai ricordi della sua vita passata, ed è in questi flashback che la conosceremo davvero. Un matrimonio da cui è fuggita sarà solo una parte del suo oscuro passato, altri saranno i momenti incoffessabili che ella porta con sé e che le avvelenano l'esistenza ancora adesso. La storia è tutta nei ricordi e nelle reazioni al presente che noi intuiamo causate dai passati momenti di una vita avvelenata. Ed è con la comprensione che solitamente riserviamo alle vittime, che la vediamo prendere un coltello, ma sarà con il sollievo di chi si augura un finale migliore, che invece la accompagneremo nella fuga dai propositi di vendetta, che le hanno per un attimo offuscato la mente. Unico segnale di speranza sarà il dialogo col giovane che ha conosciuto all'ufficio postale, in un finale praticamente fuori campo, dove potremo solo sperare che lei abbia finalmente superato il suo dolore per consentirsi una vita nuova.

Opera prima del regista Lee Yoon-ki, questo intenso spaccato di una vita ferita cattura per la semplicità della rappresentazione e per l'aspetto minimale del suo contenuto. Vincitore di ben tre premi: Berlin International Film Festival, Pusan International Film Festival, e quello della giuria al Sundance Film Festival, questo delicatissimo lavoro resta in mente più che per la storia, per la modalità con cui avvince lo spettatore circa la sorte di una persona, che ci viene svelata talmente per gradi da risultare ancora sconosciuta fino a pochi fotogrammi dal finale, intriso solo di una tenue speranza. La vita di Jeong-hae ci viene raccontata a sprazzi, e la sua mancanza di emozioni e persino di reazioni, motivata solo in parte. La figura che attraversa l'intero racconto è quella sottile di uno spettro, che vive nel passato e reagisce di rado e a sproposito agli stimoli che la vita offre. Lentamente la vedremo vivere in superficie, come fosse un'altra incombenza da sbrigare, e manifestare amore solo per gli oggetti inanimati. La seguiremo mentre incassa con gelo l'annuncio del matrimonio del suo ex, e mentre reagisce con stizza alle attenzioni di un commesso troppo solerte. Ma quello che nuota in silenzio sotto la superficie di una vita calma e monotona ci viene portato alla coscienza in maniera velocissima, in netta contrapposizione con la lentezza del racconto del presente, il passato è un flash continuo e luminoso che offusca ogni possibilità di una reazione al quotidiano che sia spontanea e naturale.
In tutto questo la modalità di rappresentazione è l'elemento che esalta al meglio una storia per molti versi comune, e la recitazione misurata regala una condivisione possibile solo a chi decide di seguire i ritmi interiori di cui il film si fa portatore.
La fotografia e le luci, accurate e minimali, esaltano al meglio la sobrietà di una regia che segue con amore l'ennesima storia di una vita ferita.