Tommaso | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Giuseppe Gangi
7.5/10

tommaso abel ferrara

Stringimi madre
Ho molto peccato
Ma la vita è un suicidio
L'amore è un rogo (...)
A salvarmi
Vieni a salvarmi
Salvami
Bacia il colpevole
Se dice la verità
Afterhours - "Voglio una pelle splendida"


Abel Ferrara presenta "Tommaso" a Cannes nel 2019, mentre al festival di Berlino del 2020 "Siberia" concorre per l'Orso d’oro. In Italia quest'ultimo esce negli ultimi scampoli d'estate, il 20 agosto, mentre "Tommaso" viene trasmesso in anteprima da "Fuori Orario" su Rai 3. Chi scrive ha dunque visto i due lavori in un ordine cronologicamente invertito, aspetto che si nota nel momento in cui all'interno di "Tommaso" appaiono frammenti di "Siberia", in un interessante dialogo intertestuale.
Protagonista di entrambi i lavori è Willem Dafoe, ormai assurto ad alter ego del regista, abile nell'immedesimarsi nei panni dell'amico (e vicino di casa a Roma), delineandone un ritratto umano ed empatico, a debita distanza dall'imitazione: a Ferrara preme che Dafoe restituisca soprattutto la precarietà interiore, tra tormenti e demoni mai del tutto sopiti. Il regista sviluppa la narrazione secondo i codici dell'autofiction e, pertanto, Tommaso è un regista italo-americano che, da New York, si è da ormai parecchi anni trasferito a Roma, dove convive con una moglie molto più giovane di lui e una figlia piccola; in questo gioco di rimandi autobiografici è forse superfluo dire che l'interprete di Nikki, Cristina Chiriac, è la vera compagna di vita di Abel Ferrara così come l’infante Deedee è sua figlia Anna.

Il protagonista ci viene presentato mentre è immerso nella sua routine quotidiana: prende lezioni di italiano, va al bar a bere un caffè, fa la spesa al negozio di frutta e verdura del quartiere, cucina in attesa del ritorno di moglie e prole, la sera prende parte alle sedute dei Narcotici Anonimi (l'organizzazione che aiuta i tossicodipendenti nel loro percorso di recupero) in cui parla di sé senza censure, festeggiando i sei anni di sobrietà. Tommaso, oltre a un corso di recitazione con giovani attori, sta preparando un film, e quel film è "Siberia": Ferrara lo riprende mentre legge la sceneggiatura, riguarda le foto delle location e riflette su come girare alcune scene. Il modo in cui il cinema viene pensato, mediato e visualizzato non è dissimile da quanto faceva Ferrara in "Pasolini", mentre il suo protagonista era alle prese con l'ideazione del mai realizzato "Porno-Teo-Kolossal": se in quel caso il regista metteva in scena lacerti della sceneggiatura pasoliniana, qui non è necessario in quanto "Siberia" esiste come corpo cinematografico autonomo e può limitarsi a inquadrare gli appunti sul monitor del pc o incorporare lo storyboard. Tale procedimento palesa come "Tommaso" possegga un livello metatestuale che raccoglie e processa gli eterogenei esperimenti cinematografici ferrariani che convergono assemblando la quotidianità esperita e l'intima percezione del suo protagonista, alla cui vita sullo schermo collabora attivamente anche Dafoe. 

Gran parte del cinema di Abel Ferrara si presenta come un'articolazione del figurale: rielaborando la teoria lyotardiana, Paolo Bertetto afferma che «il figurale è quello che nella rappresentazione ci fa capire che c’è qualcosa che non può essere rappresentato, un altro dalla rappresentazione. Il figurale è legato all'irrapresentabile, è qualcosa di irrappresentabile. (...) Il figurale è segnato dall'eterogeneità, dall'irruzione dell’altro, dalla violazione delle regole, dall’affermazione della trasgressione» ("Lo specchio e il simulacro. Il cinema nel mondo diventato favola", pp. 185-6). In "Tommaso" l'istanza di produzione del figurale oggettiva il lavoro dell'inconscio, legandosi a una fantasmatica energia mentale che rende concreto e sensibile quello che altrimenti non lo sarebbe. Nella routine sopra descritta s'insinua gradualmente un'inquietudine che piega, spezza e infine trascina con sè il protagonista, poiché anche "Tommaso" è un film sulla dipendenza, sulla dipendenza dagli altri, sulla dipendenza dal proprio ego, che inizia a scricchiolare quando il corpo invecchia, ci si sente meno desiderabili e rimangono le fantasie. In diverse sequenze il protagonista compie gesti e azioni quotidiane in cui irrompono, senza punteggiatura o con brillanti soluzioni di montaggio interno, pulsioni erotiche o pensieri più cupi e inquietanti (come l'eventualità di un tradimento o un pericolo per la propria bambina): questo percorso invisibile teso verso l'inconscio e dentro l'anima si dilaterà in un intero film nel successivo "Siberia". In tal modo Ferrara riesce ad accedere e a sezionare il proprio Io in una brutale operazione a cuore aperto, in equilibrio tra narcisismo patologico e un bruciante desiderio di redenzione.

Il direttore della fotografia Peter Zillgrier lavora su una palette di colori caldi, dominati dalla cruda luce del giorno per le scene diurne girate all'aperto, e da luci più soffuse per gli interni, in cui spiccano le pareti magenta della sala dei Narcotici Anonimi, che, insieme ai particolari angoli di ripresa e all'illuminazione in chiave bassa, sagomano uno spazio purgatoriale in cui il protagonista può esporre le colpe della propria tossicodipendenza. Tommaso vorrebbe dimostrare la raggiunta maturità e la nuova capacità di stare in equilibrio con sé in mezzo agli altri: il dialogo è un elemento centrale di questo processo pedagogico, in quanto il protagonista non parla soltanto ma riesce ad essere aperto all'incontro con gli altri e disponibile all'ascolto, imparando (o tentando di imparare) qualcosa, sperando di divenire più saggio. Alcuni dei passaggi più teneri e spontanei del film riguardano il semplice movimento del protagonista attraverso le strade di Roma, mentre tiene per mano la propria bambina, oppure quando una sera decide di accompagnare fino a casa, a piedi, un'altra componente degli NA, parlando del più e del meno: Ferrara realizza tale scena servendosi delle pratiche documentarie per costruire una precisa simmetria tra mobilità e leggerezza della macchina da presa e rispondenza emotiva.

Questa forma di vita ascetica dovrebbe tenere a bada i demoni, ma non risolve il dissidio interiore di un uomo che sente il bisogno di riconoscersi anche nelle colpe più indicibili e di essere amato nonostante questo, o forse proprio per questo. Considerando tale prospettiva, il corpo di Dafoe diviene parte integrante del progetto artistico di Ferrara che ne rinnova la volontà sacrificale che esplodeva furiosamente nello scorsesiano "L'ultima tentazione di Cristo": il desiderio di redenzione s'integra al narcisismo nella brama del martirio. Sebbene in questo autoritratto d'artista non manchino le scelte discutibili (i nudi femminili per ostentare la frustrazione del protagonista), "Tommaso" setta la vitalità del cinema di Ferrara alle altezze del suo periodo più ispirato, confermando la fede del regista nel potere dell'immagine cinematografica, nella loro forza simulacrale di accedere al suo mondo interiore. Per un autore che per anni è stato considerato irrilevante, non è cosa da poco.


30/12/2020

Cast e credits

cast:
Willem Dafoe, Cristina Chiriac, Anna Ferrara


regia:
Abel Ferrara


durata:
115'


produzione:
Flario House Productions, Washington Square, Films, Simil(ar), Vivo Film, The Match Factory


sceneggiatura:
Abel Ferrara


fotografia:
Peter Zeitlinger


scenografie:
Tommaso Ortino


montaggio:
Fabio Nunziata


costumi:
Maya Gili


musiche:
Joe Delia


Trama
Tommaso è un regista italo-americano che vive a Roma insieme alla moglie moldava Niki e alla figlia Deedee. La sua quotidianità è fatta di lezioni di italiano, passeggiate per la città, il lavoro preparatorio per un ambizioso film e le riunioni dei Narcotici Anonimi, grazie a cui si mantiene sobrio da sei anni.