Recensioni

Training Day

di Antoine Fuqua

thriller, Usa (2001)

CAST & CREDITS

cast:
Ethan Hawke, Denzel Washington, Eva Mendes, Scott Glenn, Tom Berenger, Harris Yulin, Raymond J. Barry, Snoop Dogg

regia:
Antoine Fuqua

distribuzione:
Warner Bros.

durata:
123'

produzione:
David Ayer, Bruce Berman

sceneggiatura:
David Ayer

fotografia:
Mauro Fiore

scenografie:
Naomi Shohan

montaggio:
Conrad Buff IV

costumi:
Michele Michel

musiche:
Mark Mancina

Training Day | Recensione | Ondacinema

Training Day

di Antoine Fuqua

thriller, Usa (2001)

di Vincenzo Lacolla

Voto: 7.5
Jake Hoyt, giovane poliziotto ansioso di ostacolare il crimine, vuole entrare a far parte della squadra antidroga del corpo di polizia di Los Angeles. In ventiquattro ore deve dimostrare di esserne in grado. A valutare l'idoneità della giovane recluta è l'esperto agente Alonzo Harris, un poliziotto corrotto e spregiudicato che tende a preferire le ambigue logiche della strada alle norme del dipartimento di polizia. Pur di salvarsi la vita e la reputazione, Harris prepara un piano diabolico.

È un giorno intenso quello di Hoyt, come intenso è lo sviluppo di "Training Day", quel che si definisce un film classico nella migliore delle accezioni possibili. Classico perché racconta una gran bella storia, perché è infulcrato su due protagonisti disegnati magnificamente e perché costituisce un esempio impeccabile di narrazione cinematografica fluida, pulita, coinvolgente e ben strutturata. Talmente classico da sembrare un prodotto "fuori dal tempo", lontano dal cinema del Duemila e più vicino alle prerogative stilistiche e al linguaggio visivo dei leggendari polizieschi americani degli anni '70 ("Serpico" ne è il manifesto per eccelenza).

Inoltre, è sicuramente l'opera più riuscita di Antoine Fuqua che si è diviso tra lavori oggettivamente orribili ("King Arthur", tanto per citarne uno) e titoli di prima qualità (come l'ultimo "Brooklin's Finest"). Il regista, che nei quartieri malfamati di LA ci ha vissuto, racconta quella realtà con uno sguardo lucidissimo che lascia costantemente trasparire un'autenticità rara nel fotografare ritratti sociali così complessi. Anche perché la strada e le gang che la popolano costituiscono gli ingranaggi fondamentali nell'economia del racconto che, muovendosi, finiscono per inondare lo schermo di una violenza inaudita. Infatti, come nei thriller della migliore tradizione americana, gli eventi sono disposti in una climax rapidissima e costante, in alcuni momenti spaventosamente distruttiva.
A parte gli intenti - molto ben sviluppati - di denuncia sociale, "Training Day" sfrutta a pieno la sua vocazione naturale, esemplificando un paradigma perfetto di cinema narrativo. L'eccezionale riscontro emotivo del finale, però, non può dipendere solo da una brillante disposizione di tutti gli espedienti tecnico-stilistici, ma è sicuramente frutto di un'interiorizzazione molto profonda della vicenda e di una viscerale e assoluta conoscenza di tutti i personaggi che l'autore riversa nella splendida sceneggiatura (scritta insieme a  David Ayer).

I dialoghi in macchina tra Hoyt e Harris sono momenti da antologia, ma davvero superbo è il segmento finale che, giocando sulle dinamiche tradizionali dello scontro senza esclusione di colpi, evidenzia quanto in realtà sia meramente apparente la contrarietà delle indoli di due personaggi che, se considerati da un punto di vista metacinematografico, più che incarnare semplicemente il bene e il male, rappresentano i topoi per eccellenza sui quali è stato costruito quasi tutto il cinema di genere americano.

Denzel Washington, che grazie a questo film ha ricevuto un premio Oscar nel 2001, è bravissimo, necessariamente sopra le righe, istrionico come non mai (niente a che vedere con la piatta e convenzionale prestazione nel recentissimo "Safe House"). Altrettanto efficace è Ethan Hawke che dimostra una notevolissima capacità introspettiva e tira fuori una maturità interpretativa che continuerà a dimostrare in molti dei lavori che lo coinvolgeranno in seguito (su tutti il capolavoro del maestro Sidney Lumet, "Onora il padre e la madre").