CAST & CREDITS

cast:
Johnny Depp, Rebecca Hall, Paul Bettany, Kate Mara, Cillian Murphy, Morgan Freeman

regia:
Wally Pfister

distribuzione:
01 Distribution

durata:
119'

produzione:
Alcon Entertainment, DMG Entertainment

sceneggiatura:
Jack Paglen

fotografia:
Jess Hall

scenografie:
Chris Seagers

montaggio:
David Rosenbloom

costumi:
George L. Little

musiche:
Mychael Danna

Transcendence | Recensione | Ondacinema

Transcendence

di Wally Pfister

fantascienza, Usa (2014)

di Antonio Pettierre

Voto: 6.0

Il dottor Will Caster (Johnny Depp), massimo studioso mondiale dell'intelligenza artificiale sta spiegando le potenzialità della sua creatura Pinn (Physically Indipendent Neuronal Network), una rete neurale in grado di elaborare miliardi di informazioni, davanti a una platea di studiosi e finanziatori. Caster arriva a teorizzare che in un futuro prossimo molto vicino riuscirà a creare una "singolarità", perché Pinn potrà evolversi fino a diventare più intelligente di tutte le menti dell'intera umanità. Un uomo dal pubblico si alza e gli chiede: "Ma vuole creare un dio? Il suo dio?". E il professor Caster risponde: "Non è quello che ha sempre fatto l'uomo?". Uno dei temi principali di "Transcendence" è il superamento dei limiti umani, lo spingersi oltre i limiti fisici, trascendere, appunto, la realtà che conosciamo per entrare in un nuovo mondo.

Per questo motivo Caster sarà vittima - insieme a tutta una serie di studiosi informatici e neurobiologi - di attentati da parte di un gruppo terroristico, il Rift (Revolutionary Independence From Technology), una sorta di "neoluddisti" che vogliono bloccare questa evoluzione perché in realtà ciò comporterebbe la fine dell'uomo e dell'umanità così come è conosciuta. Ma grazie all'aiuto dell'amata moglie e di un suo amico, prima di morire, la mente di Carter sarà uploadata in Pinn. Carter si trascenderà in un essere artificiale senziente che ben presto avrà controllo su tutto la rete informatica mondiale e cercherà di modificare il pianeta a sua immagine e somiglianza.

Ma "Transcendence" è un film di fantascienza che affronta anche altri temi: la salvaguardia del pianeta oggetto della violenza dell'uomo che lo inquina e lo sfrutta; l'amore come motore del superamento di ogni confine fisico; la tecnologia e il suo utilizzo che può portare il bene (si possono sconfiggere le malattie, dare la vista ai ciechi, far camminare gli storpi, resuscitare i morti) e attrarre il male (l'individuo viene annullato e assorbito in un'entità collettiva, l'uomo trasformato in una marionetta senza volontà comandato a distanza dalla nuova entità artificiale in cui Caster si è trasformato).

Wally Pfister, direttore della fotografia di tutti i film di Cristopher Nolan (tra i produttori esecutivi di "Transcendence") e premio Oscar per "Inception", affronta la sua prima esperienza da regista sotto l'influenza esplicita del regista della rinascita Batman e di "Memento", in questo blockbuster impegnato, deludendo un po' le aspettative. "Transcendence" ha un inizio interessante in un mondo ormai dove Internet non esiste più e la tecnologia ha subito un arresto. La narrazione si sviluppa con un lungo flashback, narrato dal punto di vista dell'amico della coppia il neurochirurgo Max Waters (Paul Bettany). Pfister sceglie una messa in scena complessa e utilizza una fotografia con colori molto caldi e scuri per poi passare a colori saturi su tonalità chiare (i laboratori interrati, dove cresce la mente artificiale di Caster, oppure il paesaggio desertico di tutta la seconda parte del film) che traducono, in contrapposizione, la desaturazione emotiva di tutti i personaggi.

Ma questi aspetti positivi sono anche un limite per "Transcendence". I temi affrontati si affastellano uno sull'altro e non sempre sono chiaramente delineati. Anche a causa di una sceneggiatura del debuttante Jack Paglen che si perde in mille rivoli nella seconda parte, usando ellissi temporali artificiose solo per far muovere la diegesi da un punto all'altro senza un vero impatto drammaturgico. Inoltre Pfister non riesce a ben caratterizzare i personaggi sui vari fronti: così non si nota nessuna differenza tra scienziati, eco-tecno-terrorristi, agenti federali, esercito, ma anzi sembrano tutti spinti dalla medesima tensione (auto)distruttiva poco convincente.

Così alla fine "Transcendence", pur accurato nella sua messa in scena, risulta un'opera fin troppo ibrida nei suoi intenti che non riesce a fiorire mai completamente e Pfister come regista viene rimandato al prossimo film.