CAST & CREDITS

cast:
Mark Whalberg, Nicola Peltz, Stanley Tucci, Kelsey Grammer, Jack Reynor, Titus Welliver, Bingbing Li

regia:
Michael Bay

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
165'

sceneggiatura:
Ehren Kruger

fotografia:
Amir Mokri

scenografie:
Jeffrey Beecroft

montaggio:
Roger Barton, William Goldenberg, Paul Rubell

costumi:
Marie-Sylvie Deveau

musiche:
Steve Jablonsky

Transformers 4 - L'era dell'estinzione | Recensione | Ondacinema

Transformers 4 - L'era dell'estinzione

di Michael Bay

azione, fantascienza, Usa/Cina (2014)

di Alex Poltronieri

Voto: 5.5
Sono tornati i robot alieni Transformers, è tornato Michael Bay (dopo la parentesi soprendente "Pain & Gain"), e anche a questo giro di giostra non cambieranno parere sostenitori e acerrimi nemici della saga sci-fi action e del modo di intendere il cinema del regista californiano. Il capitolo tre ("Dark of the Moon") era consciamente summa e sintesi delle caratteristiche del franchise multimilionario e della nuova estetica digitale inaugurata da Bay. Difficile dire qualcosa di più. Difatti questo quarto episodio segna una battuta d'arresto, è un passo indietro rispetto al precedente.

Il cast (umano) completamente rinnovato, senza guadagnarci granché (Whalberg nel ruolo dell'inventore fallito non è credibile, sul cast di teenager meglio stendere un velo) segna la volontà di distaccarsi quasi del tutto dai film precedenti, ambizione confermata dalla sceneggiatura (del "solito" Ehren Kruger) che opera una sorta di reboot-sequel della saga: sconfitti i malvagi Decepticon, gli Autobot sono braccati dagli umani, che cercano cieca vendetta dopo il disastro di Chicago (si veda il terzo film) e vorrebbero annientarli. Ma non sono i soli a dare la caccia ai robottoni: dallo spazio siderale spunta un temibile cacciatore di taglie, Lockdown, incaricato di riportare Optimus Prime ai suoi "creatori". Dulcis in fundo, un industriale senza scrupoli (un divertito Stanley Tucci che modella il suo personaggio su Steve Jobs) clona la tecnologia Transformers, scoprendo un segreto nel loro passato, e crea un nuovo esercito di robot per scopi bellici. In mezzo ci si mette uno squinternato e povero inventore texano, assieme alla sua famiglia (figlia più fidanzato scavezzacollo) che ha la "sfortuna" di ospitare il leader degli autobot nella sua fattoria. Quello che segue è talmente contorto e assurdo da non poter essere spiegato (a partire dall'inserimento dei dinosauri-robot Dinobot, tanto cari ai fan della saga, quanto inutili e ridicoli nell'economia del racconto), ma non è quello che importa al regista.

Ancora una volta l'importante, per Bay, è spingere all'eccesso la componente visiva, sovraccaricando ogni immagine di elementi digitali (e sonori), in uno spettacolone dalla durata monstre (ben centosessantacinque minuti) che delizia o satura già dopo la prima mezz'ora, in un delirio catastrofico iconoclasta che non risparmia nessuna città o continente (nell'ultima, memorabile, mezz'ora Pechino viene letteralmente "aspirata" da una gigantesca astronave aliena). Il tono, rispetto alla precedente trilogia, si incupisce, svanisce l'alchimia tra ironia e azione, aumenta la dose di violenza (giustificata dal fatto che a scontrarsi sono personaggi creati al computer) e turpiloquio, e il film assume i connotati di un disaster movie fracassone e ambiguo (stavolta i veri "nemici" sono gli umani, avidi e vendicativi, al contrario del goliardico agente governativo interpretato da John Turturro nelle pellicole precedenti) in cui patteggiare per i terrestri diventa sempre più difficile. Forse anche questo fa parte delle intenzioni di Michael Bay, in quello che senza dubbio è il film più "concettuale" e "teorico" della saga (non a caso inizia in un cinema in disuso), ovvero slegare completamente la macchina-cinema dall'elemento umano, in un cortocircuito visivo senza via di ritorno. Stavolta i personaggi digitali stanno in scena molto più dei loro alleati umani, e il film assomiglia a un gigantesco cartoon live action in cui non le leggi della fisica e di causa-effetto sono completamente sovvertite (difatti il finale prelude ad un capitolo cinque interamente ambientato nel pianeta natale dei Transformers, che, a conti fatti, è il conseguente passo più logico) Difficile a questo punto (soprattutto per il pubblico adulto) sospendere l'incredulità, e anche la tensione è inesistente in questo quarto episodio "di passaggio" (imparentato con il debole e disequilibrato "La vendetta del caduto"), in cui non basta accampare qualche tema "creazionista" nello stile di "Prometheus" (nel promettente incipit scopriamo che la causa dell'estinzione dei dinosauri è legata a quella della comparsa dei robot alieni) per dare spessore e interesse all'insieme.
Resta, come già scritto, l'imponente ed estenuante spettacolo visivo, che, se gustato nella giusta sala (magari in ottimo 3D) sicuramente non deluderà i fan dell'epopea fantascientifica.