CAST & CREDITS

cast:
Sabina Guzzanti, Enzo Lombardo, Sabino Civilleri, Filippo Luna, Franz Cantalupo, Michele Franco, Nicola Pannelli, Claudio Castrogiovanni, Sergio Pierattini, Maurizio Bologna, Ninni Bruschetta

regia:
Sabina Guzzanti

distribuzione:
BIM

durata:
104'

produzione:
Secol Superbo e Sciocco produzioni

sceneggiatura:
Sabina Guzzanti

fotografia:
Daniele Ciprì

scenografie:
Fabrizio Lupo

montaggio:
Luca Benedetti, Matteo Spigariol

costumi:
Massimo Cantini Parrini

musiche:
Nicola Piovani

La trattativa | Recensione | Ondacinema

La trattativa

di Sabina Guzzanti

docufilm, Italia (2014)

di Matteo De Simei

Voto: 7.5

"Siamo un gruppo di lavoratori dello spettacolo, ci proponiamo attraverso l'uso del nostro specifico, il comportamento degli attori, i registi, i tecnici, di ricostruire le tre versioni ufficiali, cioè quelle avallate dalla magistratura, sul suicidio, il presunto suicidio, dell'anarchico Pinelli". Con queste parole Gian Maria Volontè presentava al pubblico il cortometraggio di Elio Petri "Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli" (1970), pamphlet morale di impronta sarcastica, nel quale i personaggi sottolineavano tutte le ambiguità e le incongruenze delle deposizioni processuali in relazione alla reale natura dei fatti. In tal modo Petri poté manifestare la messa in scena attoriale avvalorando il gesto di impegno civile, approfittando altresì di una libertà creativa finalizzata a chiarire gli eventi contingenti senza il bisogno di scegliere un linguaggio settorializzato (giuridico o giornalistico ad esempio) ma affidando la narrazione al più semplice degli escamotage espositivi, il racconto popolare, informale, fruibile per tutti.

Il cortometraggio di Petri rappresenta non solo una doverosa premessa ma soprattutto il punto focale del nuovo lavoro di Sabina Guzzanti che, con "La trattativa", svela il più grande squallore della storia della seconda repubblica, le concessioni dello stato alla mafia in cambio della cessazione delle stragi. La sfida non è semplice: come dare vita a pile e pile di libri? Come convertire articoli, verbali, ore e ore di registrazioni di sedute processuali in una storia? La risposta sta proprio in quell'operazione di quarantaquattro anni fa, manifestando esplicitamente la recitazione, e con essa, la natura dei personaggi e dei contesti per non perdere la presa sul pubblico, informando senza impegno, perché tutti dovremmo sapere quello di cui si sta parlando. Anzi, tutti abbiamo il diritto di riflettere sui dubbi, sulle ambiguità e sulle inscalfibili certezze di ciò che ci gravita intorno, lo dobbiamo in ragione dell'egemonia intellettuale in nostro possesso. Perché il docufilm su cui si dispiega "La trattativa" vorrebbe essere un film di finzione, si. Ma dove tutto potrebbe essere (è) maledettamente vero.

Politici, spie, agenti dei servizi segreti, alti ufficiali, magistrati, massoni. La storia della trattativa tra stato e mafia coinvolge tutte le più alte cariche istituzionali colluse con la potente frangia malavitosa del nostro paese. Cronologicamente il racconto della Guzzanti si può semplificare in tre macro-raccordi: il primo concerne il periodo che va dalla fine degli anni 80 alla nascita di Forza Italia nel 1994. All'interno di quel periodo troviamo la formazione di movimenti autonomi di estrema destra (come "Falange Armata"), le pressioni subite dalla Democrazia Cristiana (sfociate nell'assassinio di Salvo Lima), le stragi di Capaci e di Via d'Amelio, il progetto per la nascita di un nuovo partito politico di stampo mafioso ideato da Marcello Dell'Utri, le imbarazzanti decisioni dell'allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. E ancora, gli incontri tra il colonnello del ROS Mario Mori e il sindaco di Palermo Vito Ciancimino, canale tra le alte istituzioni e il capo dei capi Totò Riina (relazione confluita con la stesura del "papello" e del "contropapello").
La seconda fase (la più interessante per la quantità di informazioni ignorate dai media e sconosciute ai più) va da 1994 al 1998. In essa rientrano le vitali testimonianze del pentito Gaspare Spatuzza (che si autoaccuserà quale uno degli esecutori nella morte di Borsellino) e il prezioso rapporto tra il confidente Luigi Ilardo e il colonnello Michele Riccio che hanno portato alla scoperta del nascondiglio di Bernardo Provenzano. Mori eviterà che il boss venga arrestato e Ilardo morirà ammazzato a Palermo dopo essere ufficialmente entrato tra i collaboratori di giustizia.
Il terzo e ultimo raccordo temporale va dal 2006 ai giorni nostri. Dall'assoluzione di Mori alle nuove confessioni di Massimo Ciancimino, figlio di Vito, che svelerà l'esistenza del "papello", fino alle clamorose intercettazioni tra Nicola Mancino e Giorgio Napolitano, rese pubbliche nel 2012 e successivamente distrutte. Il processo sulla trattativa tra stato e mafia è cominciato ufficialmente il 7 marzo 2013, praticamente nelle fasi terminali del film.
Opera destinata per natura allo scandalo (molte informazioni sono solo una sottolineatura di quanto si sa già - si pensi allo spettacolo teatrale di Marco Travaglio "Promemoria - Quindici anni di storia d'Italia" -, altre sono inedite come il terrificante aneddoto raccontato dal pentito Gaspare Mutolo su Borsellino) e al probabile sequestro delle autorità, "La trattativa" offre una visione a tutto tondo su cosa sia successo e su cosa si presume sia successo (verità obiettive e supposizioni sono doverosamente distaccate e sottolineate) in Italia negli ultimi venticinque anni.

Presentato fuori concorso a Venezia71 e accolto tra gli applausi, il settimo lungometraggio della Guzzanti è dunque un ulteriore passo avanti rispetto alla pur ammirevole inchiesta giornalistica di "Draquila" (dove struttura e messa in scena appaiono considerevolmente differenti). Il documentario si fonde con la finzione, il dramma con l'ironia più aspra, propria della satira politica. Le ricostruzioni teatrali tanto care al metodo-Petri si arricchiscono di disegni animati, immagini di repertorio, interviste e citazioni cinefile ("Salvatore Giuliano" di Rosi). Il gruppo di attori teatrali, capitanati dalla stessa regista nelle veci di Volontè, rende il racconto fluido, aperto a interpretazioni, senza mai svoltare in un vicolo cieco. Il binomio tra finzione e documentario è imprescindibile perché l'una arriva dove l'altro non può arrivare e viceversa. In particolare, la finzione permette di approfondire il contesto etico e politico eludendo la verità oggettiva, sfruttando, inoltre, i meccanismi della satira (le figure caricaturali di Massimo Ciancimino e del giudice Caselli). Dall'altra parte, l'attività documentaristica impone la reminiscenza e la necessità di informare, consolidando le ragioni dell'analisi critica.

E come può il cinema, in qualità di arte e mezzo comunicativo, contribuire all'inchiesta? Qual è il legame che lega indissolubilmente politica, istituzioni e mafia, in modo intrinseco alla visione sul grande schermo? Con tutta probabilità lo scopo è quello di innalzare un'invisibile Torre di Babele capace di unire tutti, anche chi non segue la cronaca e non legge i giornali. Perché solo assimilando i fatti che hanno cambiato la storia della nostra democrazia, si può scoprire chi sono i responsabili di quelle decisioni che hanno portato alla putrefazione etica, sociale e culturale odierna. A quella carcassa politica ancora oggi in mano agli stessi personaggi di vent'anni fa, affetta da immobilismo e da meri interessi individuali. E se quella Torre la Guzzanti non è sicuramente riuscita a completarla, è anche vero che è anche grazie al suo impegno morale (ben quattro anni sono stati necessari alla realizzazione del film) se la stessa resiste alle avversità ed è ancora ben visibile tra l'oscurità. Spetta a noi il compito di continuare la sua edificazione, fino al completamento (tutt'altro che utopistico. Tra le parole e le immagini della regista romana si intuisce difatti un pacato ottimismo).

Accusato da alcuni critici di voler propinare forzatamente la verità allo spettatore e di non mettere mai in dubbio la sua tesi, "La trattativa" è, per contro, un lavoro onesto e necessario, forse il più riuscito della Guzzanti, capace di rappresentare un fenomeno di enorme proporzioni attraverso una messa in scena fruibile da tutti, senza solipsismi e tecnicismi. Se proprio gli irriducibili detrattori non possono fare a meno di accanirsi lo facciano, al limite, confrontando la pellicola con quella di Maresco e del suo "Belluscone" uscito quasi in contemporanea nelle sale e anch'esso proiettato fuori concorso al Lido, probabilmente superiore da un punto di vista meramente cinematografico e in fatto di genialità creativa. Parliamo comunque di sottigliezze che nulla tolgono al vincente e mirabile progetto compiuto da Sabina Guzzanti.