CAST & CREDITS

cast:
Jeremy Irons, Mélanie Laurent, Jack Huston, Martina Gedeck, Bruno Ganz, Christopher Lee, Charlotte Rampling, Lena Olin, August Diehl, Tom Courtenay, Beatriz Batarda, Burghart Klaußner

regia:
Bille August

distribuzione:
Academy Two

durata:
111'

produzione:
Andreas Knoblauch

sceneggiatura:
Greg Latter, Ulrich Herrmann

fotografia:
Filip Zumbrunn

scenografie:
Augusto Mayer

montaggio:
Hansjörg Weißbrich

costumi:
Monika Jacobs

musiche:
Annette Focks

Treno di notte per Lisbona | Recensione | Ondacinema

Treno di notte per Lisbona

di Bille August

drammatico, Germania/Svizzera/Portogallo (2013)

di Mirko Salvini

Voto: 5.0

Vincitore di due Palme d'Oro a Cannes (per "Pelle alla conquista del mondo" nel 1988 e "Con le migliori intenzioni" nel 1992, scritto nientemeno che da Bergman) e di un Oscar come miglior film straniero (sempre per "Pelle"), il danese Bille August è stato per molto tempo il campione di un certo cinema accademico, corretto nello stile ma sostanzialmente privo di guizzi. Amante dei soggetti corali, August si è negli anni dimostrato un valente regista di attori, anche grazie ai talenti di cui amava servirsi (tra tutti l'ex moglie Pernilla, una delle maggiori interpreti europee, anche lei pupilla del Maestro svedese), ma al di là di questi pregi e degli allori vinti, il regista ha dovuto negli anni fare i conti con una bella schiera di detrattori che evidentemente non si sono fatti "incantare" fino in fondo.

Dopo qualche anno di prove abbastanza incolori, il sessantacinquenne August torna adesso alla ribalta con due progetti usciti a breve distanza l'uno dall'altro, una cinebiografia della pittrice Marie Krøyer e "Treno di notte per Lisbona", uscito nelle nostre sale, dopo un'anteprima berlinese, forte, appunto, di un cast prestigioso e del fatto di essere la trasposizione di un popolare bestseller. Impresa alla quale August non è nuovo, visto che già in passato aveva firmato adattamenti di titoli cari ai lettori come "La casa degli spiriti" o "Il senso di Smilla per la neve", così come di classici come "I Miserabili" (la versione con Liam Neeson/Valjean e Uma Thurman/Fantine) o "Jerusalem", (da Selma Lagerlöf) senza peraltro suscitare particolari clamori, anzi. Chissà se chi ha amato il romanzo di Pascal Mercier mostrerà più entusiasmo stavolta? Di certo chi conosce i prodotti da coproduzione europea sa cosa aspettarsi.

Jeremy Irons è un insegnante di latino che vive a Berna e in una mattina piovosa soccorre una giovane donna che tenta il suicidio. La ragazza (che ha il volto della giovane attrice svizzera Sarah Buhlmann, molto somigliante a Charlotte Gainsbourg) scompare subito dopo ma Raymond Gregorius (questo è il nome del protagonista, figura in cui probabilmente Mercier ha descritto un po' se stesso, visto che anche lui vive a Berna e insegna) rimane colpito da quell'incontro, specie dopo avere scoperto per merito della ragazza un volumetto scritto da Amadeu de Prado, medico portoghese vissuto durante il regime di Salazar e morto prematuramente. La curiosità è tale che il metodico (ma potremmo anche dire noioso) Gregorius, molla studenti e tutto quanto per salire sul treno del titolo alla volta della capitale lusitana, con l'intenzione di saperne di più sull'autore del libro che lo ha così tanto colpito, nonostante sia pieno zeppo di aforismi. Nella sua ricerca si imbatterà in Charlotte Rampling, Martina Gedeck, Tom Courtenay, Chistopher Lee, Bruno Ganz e Lena Olin (altra bergmaniana doc), scoprendo se non altro una Lisbona affascinante ma anche particolarmente babelica (una volta tanto il doppiaggio è stato utile, mascherando sia il miscuglio di accenti, a volte anche fra attori che dovrebbero interpretare lo stesso ruolo in età diverse, sia il fatto che tutti i personaggi parlassero in inglese piuttosto che in portoghese). Gli attori inoltre non sono aiutati dai dialoghi pomposi e letterari che August e gli sceneggiatori assegnano loro, a ribadire che quanto funziona sulla pagina scritta non necessariamente si trasferisce bene sul grande schermo.

Meglio allora i flashback, dove il figlio d'arte Jack Huston presta il suo volto ad Amadeu. Il protagonsta del "Nastro Bianco", Burghart Klaußner è suo padre e Beatriz Batarda la devota sorella Adriana, mentre August Diehl è l'amico fraterno; entrambi membri della resistenza, lui e Amedeo sono legati dagli ideali ma separati dall'amore verso la stessa ragazza, interpretata da una Melanie Laurent con look alla Nastassja Kinski. Anche se August non riesce efficacemente a restituirci il clima della dittatura (se si eccettua, forse, la sequenza in cui la polizia salazarista prende a martellate le dita del pianista Marco D'Almeida, amico dei protagonisti), almeno il ritmo della trama si fa più coinvolgente.

La fotografia di Filip Zumbrunn rende un bel servizio a Lisbona e le musiche di Annette Focks si ascoltano volentieri ma per questa versione in dodicesimi de "L'ombra del vento" (altro libro del quale in molti attendono una traduzione in immagini ma non è stato ancora trovato un regista disposto ad accettare l'impegnativa sfida) forse ci sarebbe voluta la forza e la cattiveria di Roman Polanski, regista che conosce bene il cinema classico ma sa anche come renderlo spiazzante.