CAST & CREDITS

cast:
Elena Sofia Ricci, Ricky Tognazzi, Marco Messeri, Stefania Sandrelli

regia:
Ricky Tognazzi

distribuzione:
Medusa

durata:
97'

produzione:
Tramp Limited

sceneggiatura:
Ricky Tognazzi

fotografia:
Fabio Cianchetti

scenografie:
Mariangela Capuano

montaggio:
Lorenzo Peluso

costumi:
Germana Melodia

musiche:
Carlo Siliotto

Tutta colpa della musica | Recensione | Ondacinema

Tutta colpa della musica

di Ricky Tognazzi

commedia, Italia (2011)

di Carlo Cerofolini

Voto: 5.0
Se una carriera cinematografica si potesse riassumere con una sola parola, quella di Ricky Tognazzi sarebbe certamente eclettica. Dal realismo di matrice cronachistica al melodramma d'epoca, per non dire della commedia ridaciana e sentimentale, il regista ha mostrato il suo talento districandosi con disinvoltura tra generi e produzioni, arrivando a maneggiare il sogno hollywoodiano con un film, "I giudici", ispirato alle vicende di Falcone e Borsellino, non all'altezza delle aspettative. Un infortunio che ha lasciato il segno se è vero che Tognazzi da quel momento ha ridimensionato le sue ambizioni, rivolgendosi quasi esclusivamente ad un cinema autoctono e casalingo.

A questa fase appartiene di diritto "Tutta colpa della musica", commedia sulla terza età, in cui si racconta dell'innamoramento di un pensionato, Giuseppe, per una sua coetanea, Elisa, soprano impegnata nelle prove del coro cittadino. Un colpo di fulmine a suon di musica, destinato a coinvolgere parenti ed amici a loro volta complici o spettatori di quella passione.

Partendo dallo spunto principale, occupato dai tentativi di trasformare la sindrome amorosa in qualcosa di reale, il film è costruito attorno alla variegata umanità legata all'istitituto musicale che ospita le prove. Dall'amico Nappo (Ricky Tognazzi), sciupafemmine continuamente beccato dalla ex moglie che gli rimprovera di averla lasciata sul più bello, ai componenti del coro, concepiti come un unicum di variopinta e stravagante spontaneità, il film sembra riflettere, per quel senso di condivisione che ne deriva, uno dei motivi, artistici ed autobiografici, al quale Tognazzi è più legato, e che vede nella famiglia allargata, il terminale di qualsiasi manifestazione esistenziale, ed emotiva. Basterebbe notare il modo con cui quella tradizionale viene relegata ai margini della storia, quand'anche fatta scomparire dopo una rapida introduzione -Monica Scattini nei panni della moglie del pensionato ha solo poche battute- oppure alla rilevanza dei luoghi esterni ad essa, ma in grado di sostituirla nelle consuetudini giornaliere - la casa di Nappo destinata a diventare quella di Giuseppe, ma anche l'istituto musicale nel quale quest'ultimo finirà addirittura per lavorare -. Una predisposizione sincera, quella del regista, messa a dura prova dalla difficoltà di tenere in piedi un impianto potenzialmente dispersivo, per la miriade di figure che lo compongono, ed a cui Tognazzi vuol dare voce. Non mancano neanche i riferimenti alla contemporaneità, con la ragazza dell'est bella ed infingarda, ed il politico corrotto dai suoi appetiti sessuali, ma anche questi finiscono per essere affrontati con la fretta di chi non vuole dimenticare niente. Ne consegue un impoverimento del filone principale, quello dedicato alla storia d'amore tra i due attempati protagonisti, risolto più da mestiere degli attori che dalla forza della scrittura. Se a questo si aggiungono dialoghi dimenticabili del tipo, "tu ci credi al colpo di fulmine?", "io credo solo al colpo della strega", ed un quanto mai scontato ritratto di uomini immaturi e donne disposte ad assecondarli, il dado è tratto.