CAST & CREDITS

cast:
Guillaume Gallienne, André Marcon, Françoise Fabian, Diane Kruger, Reda Kateb

regia:
Guillaume Gallienne

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
85'

produzione:
LGM Productions, Gaumont, France 3 Cinéma, Rectangle Productions, Don't Be Shy Productions, Nexus Fa

sceneggiatura:
Guillaume Gallienne

fotografia:
Glynn Speeckaert

montaggio:
Valérie Deseine

musiche:
Marie-Jeanne Serero

Tutto sua madre | Recensione | Ondacinema

Tutto sua madre

di Guillaume Gallienne

commedia, Francia/Belgio (2013)

di Stefano Guerini Rocco

Voto: 8.0

Benedetto da un (doppio) premio alla Quinzaine des Réalisateurs 2013 e soprattutto dal sorprendente successo di botteghino in patria (sette milioni solo nelle prime due settimane), "Tutto sua madre" segna l'esordio alla regia di Guillaume Gallienne, attore della Comédie-Française, che adatta per lo schermo la sua pièce ampiamente autobiografica "Les garçons et Guillaume, à table".

Terzogenito di una famiglia bene dell'alta borghesia parigina, Guillaume, ragazzino sensibile e fantasioso, vive con innocenza e ingenuità la propria condanna alla "diversità". Se il padre e i fratelli maggiori, rudi, atletici e virili, rappresentano per lui un modello comportamentale irriproducibile e lontano, Guillaume sembra riuscire a placare la confusione interiore solo nella vicinanza e nell'ammirazione cieca per la madre. Questa donna sofisticata e altera, seducente e glaciale allo stesso tempo, diventa per lui un modello inarrivabile da seguire ed emulare perfino nella camminata, nei gesti, nell'intonazione e nei gusti. Eppure anche lei, celatamente compiaciuta nel trovare in lui la figlia femmina che non ha mai avuto, col suo grido quotidiano "i ragazzi e Guillaume, a tavola" (titolo originale dell'opera) sancisce e acuisce una dolorosa discriminazione che porterà il ragazzo a porsi interrogativi sempre più profondi sulla propria identità, sessuale e non.
Tra brutali collegi maschili e romantiche divagazioni oniriche, sconfortanti imprese sportive e infinite sedute di psicoanalisi, catastrofiche vacanze termali e buffi approcci amorosi, il giovane Guillaume compirà un percorso di formazione che lo porterà, finalmente, a scoprire il proprio "io" interiore (uomo? donna? gay? etero?) e ad affermare la propria individualità contro ogni aspettativa e pregiudizio altrui.

Conservando l'impianto teatrale d'origine, Guillaume Gallienne mette in scena con grazia e sincerità disarmante la propria bizzarra educazione sentimentale. Ma se nel suo caleidoscopico one-man-show prestava corpo e voce a tutti i protagonisti della storia, sullo schermo il quarantenne Gallienne interpreta "solo", con credibilità e impressionante talento mimetico, le parti di sua madre e di se stesso adolescente. E proprio in questa duplice incarnazione, o meglio nel legame tra i due personaggi, è da rintracciare la chiave di lettura di "Tutto sua madre".
Innanzitutto perché, con il ritratto di incondizionata devozione per questa donna eccentrica e affascinante, la pellicola innalza una vera e propria dichiarazione d'amore al genere femminile, da parte di un uomo che per lungo tempo ha cercato nelle donne della sua vita un modello cui aspirare, un antidoto alle proprie paure e inadeguatezze.
Ma soprattutto perché attraverso la presenza ingombrante di questa madre irresistibile e mostruosa, capiamo bene le difficoltà di Guillaume nel suo peregrinare tra incertezze e dubbi alla ricerca della propria identità. Prima emulo della madre, poi donna intrappolata in un corpo da uomo, ancora omosessuale in cerca di conferme, infine uomo intento a "rivendicare la propria eterosessualità in una famiglia che lo crede irrimediabilmente gay": un coming of age inconsueto e faticoso, scandito da disavventure tragicomiche dai risvolti spesso esilaranti, che Gallienne sa raccontare con delicatezza e impagabile umorismo.

Grazie a una sceneggiatura pungente e misurata, che si spinge ben oltre i limiti del politicamente corretto senza mai però scadere nel volgare o nella trivialità, l'autore riesce a sovvertire etichette e convenzioni sociali, rovesciando e smentendo con finezza e acume ogni stereotipo legato alla rappresentazione di gender. La pellicola si chiude infatti con una sorpresa finale inaspettata, forse anche per il protagonista stesso, ma di toccante tenerezza, che richiama alla mente una delle lezioni più felici del recente Woody Allen: "Qualunque amore riusciate a dare o avere, qualunque felicità riusciate a rubacchiare o a procurare, qualunque temporanea elargizione di grazia... basta che funzioni".
Interpretato con vivacità e scritto con grazia ed effervescenza, "Tutto sua madre" è un piccolo gioiello di intelligenza e civiltà, tutto da godere, che meriterebbe un pubblico maturo al punto da saper riconoscere il dolore e la sofferenza dietro alle risate, a volte fragorose, che il film sa regalare.