CAST & CREDITS

cast:
Yum Jung-ah, Lim Su-jeong, Kim Kap-su, Mun Geun-yeong

regia:
Kim Ji-woon

distribuzione:
Medusa

durata:
115'

sceneggiatura:
Kim Ji-woon

fotografia:
Lee Mo-gae

scenografie:
Jo Geun-hyeon

montaggio:
Lee Hyeon-mi

costumi:
Ok Soo-kyung

musiche:
Lee Byung-woo

Two Sisters | Recensione | Ondacinema

Two Sisters

di Kim Ji-woon

horror, Corea del Sud (2003)

di Luca Pacilio

Voto: 7.5
Sono pochi gli esempi di film horror che si impongono come opere di grande stile tout court. Negli ultimi tempi si sono visti loffi tentativi europei (gli iberici Balaguerò e l'Amenabar di "The Others"), accanto alla consueta messe di opere e operine statunitensi; i risultati più ragguardevoli a mio parere sono venuti tutti dall'Oriente: da "Dark Water" di Hideo Nakata al bellissimo "Antenna" di Kumakiri. Anche "Two Sisters", nella rinnovata folla di film del terrore che stanno invadendo le nostre sale, se ne distacca agilmente per l'indubbia caratura che, prescindendo dal genere, impone la pellicola come una delle più interessanti in circolazione.

Puntando l'attenzione sugli ambienti e giocando con luci, ombreggiature, décor ultracurato e i fondi damascati delle tappezzerie variopinte della casa in cui si ambientano le vicende, il film dilata sapientemente la tensione rallentando i ritmi e soffermandosi sul dettaglio perturbante, sospendendo ogni certezza: "Two Sisters" viaggia infatti dal piano reale a quello mentale senza soluzione di continuità, confondendo uno spettatore che non aggancia il suo disagio crescente ad alcun punto fermo e non confortandolo, fino all'ultimo, con la possibilità di attribuire le terrificanti apparizioni che costellano la pellicola a un inciampo allucinatorio della psiche delle protagoniste o a una possibile deriva metafisica delle vicende.

Quello in cui il regista Jee-Woon riesce molto bene è nel coniugare le atmosfere austere di tanto cinema orientale con l'armamentario horror convenzionale, mantenendo rigore, sospensioni ansiogene e scatti truculenti, senza rinunciare mai all'eleganza figurativa in favore dell'effettaccio. Ne scaturisce un'opera di algore geometrico, schizzata da una violenza a momenti trattenuta, a tratti esplosiva, girata splendidamente, con una cura sopraffina profusa in ogni inquadratura e con un epilogo solo in parte chiarificatore, che induce a una seconda visione consapevole.

 

Nessun intento piattamente decifrativo del narrato da parte dell'autore, che gioca anche con i piani temporali ricorrendo a flashback in multipla chiave e ad ambiguità tramiche di ardua collocazione; un film in cui il binomio senso di colpa/rimozione impera freudianamente e che riesce, nonostante gli elementi ampiamente risaputi a disposizione, a far paura sul serio.

(in collaborazione con Gli Spietati)