CAST & CREDITS

cast:
Peter Mullan, Olivia Colman, Eddie Marsan, Paul Popplewell, Ned Dennehy, Samuel Bottomley

regia:
Paddy Considine

durata:
75'

produzione:
Sarada McDermott

sceneggiatura:
Paddy Considine

fotografia:
Erik Wilson

scenografie:
Simon Rogers

montaggio:
Pia Di Ciaula

costumi:
Lance Milligan

musiche:
Dan Baker, Chris Baldwin

Tyrannosaur | Recensione | Ondacinema

Tyrannosaur

di Paddy Considine

drammatico, Gran Bretagna (2011)

di Vincenzo Lacolla

Voto: 7.5
Joseph è quel che si definirebbe un society's outcast: un sessantenne vedovo, alcolizzato, aggressivo e con tendenze autolesioniste che passa le sue giornate tra un boccale di birra e una rissa; un uomo talmente violento da ammazzare a calci il suo unico amico (un cane) per sfogarsi dopo l'ennesima sbronza e l'ennesima zuffa. Un giorno incontra Hannah, una donna altrettanto triste, vittima delle continue violenze del marito, che tenta di risolvere i suoi problemi con la fede e col whisky. "Tyrannosaur" narra la storia di queste due anime tormentate, in cerca di redenzione.

Il cinema britannico ha sempre avuto una naturale propensione al ritratto sociale e non ha mai smesso di raccontare i tranche de vie di una working class sempre più arrabbiata e allo sbando. Paddy Considine, sceneggiatore e attore britannico abbastanza noto per i ruoli in alcuni film dei connazionali Jim Sheridan e Shane Meadows, in questo spiazzante esordio dietro la macchina da presa cerca di superare il collaudatissimo e abusatissimo "modello-Loach": evita di costruire un "film a tesi" e preferisce insistere sulle vicende dei singoli personaggi senza estendere necessariamente il loro vissuto all'intera società. Questa precisa scelta stilistica svela perciò uno spirito intimistico e un profondo intento narrativo che il regista non ingabbia mai in un rigido ideologismo politico. Sia chiaro, "Tyrannosaur" è un film durissimo, aspro, crudo e denuncia brutalmente, senza mai scendere a compromessi, un diffuso e profondo malessere sociale e psicologico, procedendo privo di forzature e sbavature. Considine non calca mai la mano e dimostra un ammirevole controllo registico: in "Tyrannosaur", nonostante lo spietato realismo, non c'è una sola sequenza o inquadratura fuori posto, è tutto equilibrato in una perfetta alternanza tra implicito ed esplicito, vendetta ed espiazione.

Immense le prestazioni degli interpreti: Peter Mullan (già migliore attore a Cannes nel 1998 per "My Name Is Joe" di Loach) con quel suo spigoloso accento scozzese è un protagonista rude, disperato e ipnotico; Olivia Colman è terribilmente credibile nei panni di una donna annientata fisicamente e annichilita psicologicamente; Eddie Marsan è un disgustoso marito finto, feroce e inspiegabilmente disturbato.

L'ultima inquadratura in cui Joseph, solo e redento, percorre un viale illuminato da un pallido sole autunnale, accompagnato dal malinconico "We Were Wasted" del gruppo indie britannico "The Leisure Society", ci lascia la bocca amara, lo stomaco in subbuglio e gli occhi lucidi.

Il film, pluripremiato al Sundance nella sezione "World Cinema" e ai British Independent Film Awards 2011, presentato anche all'ultimo festival di Roma nella sezione "Occhio sul mondo", è stato scelto come miglior film d'esordio ai BAFTA 2012.