CAST & CREDITS

cast:
João Pedro Rodrigues, João Rui Guerra da Mata, Cindy Crash

regia:
João Pedro Rodrigues, João Rui Guerra da Mata

durata:
85'

sceneggiatura:
João Pedro Rodrigues, João Rui Guerra da Mata

montaggio:
João Rui Guerra da Mata Raphaël Lefèvre João Pedro Rodrigues

A Última Vez Que Vi Macau | Recensione | Ondacinema

A Última Vez Que Vi Macau

di João Pedro Rodrigues, João Rui Guerra da Mata

poliziesco, sperimentale, Portogallo/Francia (2012)

di Carlo Cerofolini

Voto: 8.5
L'evento si è infine verificato. D'altronde è questa la bellezza dei festival, specialmente di quelli come Locarno il cui concorso da anni ci propone una selezione di opere e registi che proprio nella competizione per il massimo premio trovano il modo di uscire fuori da una notorietà ad appannaggio quasi esclusivo degli addetti ai lavori e, a volte, neanche di quella. Così, in un tranquillo pomeriggio di visioni cinematografiche appena disturbato da scrosci di temporale, che per qualche istante riescono a coprire i decibel della sala, il rito si compie. A celebrarlo sono due registi portoghesi sbucati dal nulla e provenienti da un paese in cui il cinema sta morendo per la mancanza di finanziamenti. Ad eseguirlo il loro film intitolato "A Última Vez Que Vi Macau" ovvero "L'ultima volta che vidi Macao".

Le sue sequenze sono di quelle che bucano lo schermo e imprigionano l'attenzione per l'effetto di una combinazione tanto stravagante quanto affascinante. Dapprima la coloratissima esibizione di una Marilyn voluttuosa e coloratissima che si esibisce nel playback di una canzone probabilmente rubata a uno dei tanti musical americani degli anni 50. A seguire, dopo un brevissimo stacco, immagini di repertorio con un bianco e nero sporcato dal tempo che immortala i luoghi con una carrellata sull'insieme disordinato delle piccole case allungate sulla marina della città. Siamo a Macao, la Las Vegas dell'oriente, ex-colonia portoghese da poco passata sotto la sovranità della Repubblica Popolare Cinese. Così la definisce il protagonista del film ed è in questo modo, sospeso tra un passato ancora recente e un futuro ancora da scrivere, che inizia il presente della storia, trascinato quasi a forza dentro un intrigo misterioso e affascinante che prende le mosse dal ritorno del protagonista nella città da cui era partito trent'anni prima e in cui si ritrova per aiutare Candy, amica di gioventù invischiata in un giro pericoloso. Nel tentativo di soccorrere la donna, nel frattempo scomparsa, l'uomo vaga per la città ritrovando i luoghi e le atmosfere che avevano caratterizzato i momenti più belli della sua vita.

E' tutta qui la storia del film più bello del festival, almeno finora. Eppure è da questo esile intreccio, fatto di violenza e di ricordi, di incontri mancati e di struggente nostalgia, di uomini che cercano qualcosa e di altri che non cercano nulla, di voci e di dialoghi intrisi di saudade portoghese così come di scrittura hard boiled alla maniera di Hammett e Chandler, che l'opera trova la forza per diventare la messa in scena di un congedo definitivo dalla memoria di un'epoca che non potrà più tornare. Siamo di fronte a un viaggio emozionale e insieme realistico dentro le atmosfere di una città dove succedono "cose strane e inquietanti". E nel contrasto tra l'essenza di un personaggio invisibile, conosciuto solamente attraverso le parole che accompagnano il racconto, e la consistenza materica dell'architettura urbana, dei palazzi in decadenza e delle costruzioni avveniristiche, che la pellicola riesce a toccare le sensazioni dello spettatore immergendolo in maniera ipnotica in un caleidoscopio di immagini e di suoni.

Filmato come fosse un reportage, con pezzi di repertorio, fotografie e spezzoni televisivi che frammentano il flusso di coscienza con cui il film progredisce e si sviluppa, "A Última Vez Que Vi Macau" riesce ad evocare un mondo labile, concreto nel portare a termine l'incipit della storia e allo stesso tempo a cogliere l'inneffabile nelle cose e negli uomini. Corpo e anima, lacrime e sangue, atto d'amore verso una città che diventa un luogo dell'anima. Per chi scrive, l'opera dei registi João Pedro Rodrigues e João Rui Guerra da Mata è tra quelle più belle viste negli ultimi tempi e di sicuro rientrerà nella ristretta lista dei possibili vincitori.