CAST & CREDITS

cast:
Vivian Wu, Ryuichi Sakamoto, Ying Ruocheng, Victor Wong, Maggie Han, Jade Go, Lisa Lu

regia:
Bernardo Bertolucci

distribuzione:
videa CDE

durata:
160'

produzione:
Jeremy Thomas

sceneggiatura:
Bernardo Bertolucci, Mark Peploe

fotografia:
Vittorio Storaro

scenografie:
Ferdinando Scarfiotti, Bruno Cesari, Osvaldo Desideri

montaggio:
Gabriella Cristiani

costumi:
James Acheson

musiche:
Ryuichi Sakamoto, David Byrne, Cong Su

L'ultimo imperatore 3D | Recensione | Ondacinema

L'ultimo imperatore 3D

di Bernardo Bertolucci

drammatico, Italia/Regno Unito/Cina (1987)

di Mirko Salvini

Voto: 8.0

"Questo film rappresenta la mia madeleine proustiana, perché mi ricorda i lontani anni in cui fu realizzato, la Cina, il successo mondiale" Bernardo Bertolucci  

Al momento di annunciare il suo film più recente, "Io e te", tratto dal libro di Niccolò Ammaniti, Bernardo Bertolucci aveva dichiarato che sarebbe stato girato in 3D. Poi, complici probabilmente anche le condizioni di salute non ottimali, deve avere cambiato idea. La tecnologia oggi così in voga però è stata coinvolta nel restauro del suo "kolossal intimista" tornato in sala a ventisei anni dalla prima uscita e dai noti trionfi. Personalmente trovo che il  3D per questo film non fosse indispensabile (ma del resto questa considerazione vale anche in altri casi), ma è stato comunque interessante tornare a rivedere in sala il primo capitolo della famosa "Trilogia Orientale". Negli anni Ottanta il regista emiliano aveva provato a realizzare negli Stati Uniti l'adattamento del seminale libro di Dashiell Hammett "Piombo & Sangue" ( pensando a Jack Nicholson per il ruolo di Capitan Op) ma quando il progetto si arenò, appoggiato dal fido Jeremy Thomas, produttore anche di tanti film di Cronenberg, e aiutato dalle luci di Vittorio Storaro, si lanciò in un impresa non meno difficile ma decisamente più ambiziosa: la realizzazione di uno di quei film epici alla David Lean che all'epoca stravincevano premi e facevano man bassa al botteghino.

La storia è quella di Pu Yi, ultimo imperatore della Cina. Incoronato nel 1908 a soli tre anni, abdicò a sette (in entrambi i casi senza rendersene neanche conto) in un periodo in cui il Celeste Impero stava uscendo dal feudalesimo. Il giovane sovrano vive questi anni cruciali della storia cinese senza poter dare un vero contributo; non è un eroe come i soliti protagonisti di questo genere di film ma una vittima, un fantoccio in mano ad altri: la sua è un'altra "tragedia di un uomo ridicolo". I momenti di Pu Yi a corte si alternano con le scene in cui il protagonista dopo la seconda guerra mondiale è prigioniero in un campo di rieducazione comunista. Anni difficili che comunque riuscirà a superare, perché in fondo, sebbene dorata, per lui era una prigione anche la Città Proibita, l'imponente cittadella imperiale di Pechino, nella quale era costretto a risiedere senza il permesso di allontanarsi (il film tra l'altro è girato in locations e le immagini della reggia sono tra le più suggestive). Dovrà diventare un giardiniere per potere tornare ad essere libero di andare in bicicletta (magari con una simile a quella regalatagli quando era ragazzo dal suo precettore, impersonato da Peter O'Toole, la cui magnetica presenza evoca quel modello di cinema che Bertolucci insegue) come tutte le altre persone...    

Stupori e tremori
La macchina da presa è quasi miracolosa nel muoversi aerea e fluida fra i lussuosi interni, nel riprendere le comparse, vuoi che siano membri della corte o reggimenti militari, e nell'immortalare i preziosi costumi di James Acheson; sequenze come quella dell'incoronazione, con migliaia di comparse che si genuflettono davanti al sovrano-bambino non hanno perso la loro forza nel tempo. John Lone, ottimo attore apprezzato anche grazie a Cimino, Cronenberg e Alan Rudolph, interpreta  Pu Yi adulto, regalando carisma ad un personaggio non propriamente affascinante. Sogna di fuggire in Occidente ma quando negli anni venti potrà finalmente lasciare la Città Proibita finirà per tornare nella nativa Manciuria, dove continuerà a condurre una vita all'insegna dello sfarzo. Nella speranza di avere veramente un ruolo "da protagonista" nella storia del suo paese accetterà il trono del Manchukuo, stato fantoccio, di fatto governato dai giapponesi che miravano ad espandersi sul territorio cinese, approfittando dell'instabilità politica, causata dai signori della guerra. Sua compagna di sventure è l'ultima imperatrice interpretata da una Joan Chen di inarrivabile bellezza, sensualità e intensità. La loro storia d'amore ha dinamiche abbastanza simili a quella fra Robert DeNiro/Alfredo e Dominique Sanda/Ada in "Novecento" e il fatto che i due attori all'epoca non abbiano ricevuto riconoscimenti significativi per le loro interpretazioni (cosa abbastanza inverosimile se si pensa che il film, tra Oscar, Golden Globe, Bafta e David di Donatello, vinse praticamente dappertutto) spinge a pensare che in effetti qualche pregiudizio verso gli attori asiatici in occidente ci sia. Tra gli interpreti secondari troviamo Vivian Wu, prima di Greenaway e Wayne Wang (Bertolucci scopriva volti nuovi già prima di Liv Tyler, Eva Green e Tea Falco), nei panni della seconda imperatrice che divorzia dal sovrano e assapora quella libertà che lui sogna e Ryuichi Sakamoto, anche autore (con David Byrne e Cong Su) della premiata colonna sonora, in quelli di un gerarca giapponese alquanto inquietante.

Fantasmi di celluloide
"L'ultimo imperatore" non ha l'ambizione di restituirci una visione esaustiva della storia cinese fra la fine della dinastia Qing e la rivoluzione comunista ma racconta la vita di un uomo che ha incarnato tutte le contraddizioni e i paradossi di quel periodo così complicato; Bertolucci, ad esempio, non ha paura nel mostrarci le prigioni sovietiche come un luogo che per il protagonista ha anche valenze positive. Tutto questo è perfettamente esemplificato nel finale in cui vediamo Pu Yi anziano, semplice operaio ma finalmente felice, tornare da turista nel suo vecchio palazzo per essere addirittura redarguito dal figlio del custode che lo vede salire sul trono del drago. Prima di sparire, quasi volatilizzandosi, Pu Yi fa un regalo al bambino, una scatola di legno (molto simile a quella di Catherine Deneuve in "Bella di giorno"), contenente un grillo, ricordo del suo primo giorno da monarca; fantasmi d'amore e fantasmi di cinema. Quel cinema che riscoprendo la vicenda di questo imperatore-giardiniere gli ha regalato un posto nella storia.