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Era solo questione di tempo prima che Nicolas Bedos, drammaturgo, umorista e volto noto dell’élite intellettuale francese si confrontasse con il grande schermo; lo fa con un film fresco e sofisticato, non privo di incertezze e fortemente autoreferenziale in quanto scritto e interpretato da lui stesso e dalla sua compagna, Doria Tillier.

"Un amore sopra le righe” è la storia romantica di due intellettuali, Victor e Sarah, conosciutisi nei primi anni 70, una stagione culturale particolarmente significativa per la Francia e l’Europa intera, e protratta fino ai giorni nostri tra i fisiologici, anche se in questo caso traumatici, alti e bassi di un grande amore. Ma nonostante la narrazione abbracci sostanzialmente cinque decenni di storia, il mondo e le sue vicende rimangono in disparte rispetto a una vicenda che vive e si autoalimenta delle tensioni di una giovane e poi matura coppia, epitome di un ceto culturale più che di un’epoca.
È molto chiara fin da subito, infatti, la scelta dell’autore di mettere da parte l’affresco generazionale per concentrarsi invece a delineare un congegno narrativo che esaltasse i personaggi e la loro presenza in scena; di questa scelta ne giova il ritmo del racconto che può permettersi, così, divagazioni in tempi morti delle vite dei due protagonisti, essenziali per dipingere dei personaggi che riescono a trovare via via una loro tridimensionalità. Tutto ciò senza cadere nel tranello insidioso della rilettura del mondo attraverso una visione delle cose un po’ radical chic, propinata invece da tanto cinema francese degli ultimi anni.

Se da un lato, però, l’intento di Bedos di rimanere ancorato ai suoi personaggi e alla loro intimità può risultare vincente, risulta dannosa nei tanti momenti in cui l’autore non ha abbracciato tale scelta fino in fondo. Sono molti i frangenti in cui la pellicola risente pesantemente di una commistione di influenze del proprio autore e, di conseguenza, di un pot-pourri di linguaggi che, talvolta ci restituiscono un piacevole sguardo ironico sulla vicenda raccontata, altre volte ci tengono fuori da snodi narrativi cruciali in cui risulta impossibile accompagnare emotivamente Victor e Sarah (emblematica, in tal senso, la debolezza della scena dell’omicidio/suicidio di Victor).

La padronanza del mezzo filmico da parte dell’esordiente autore francese, e la puntualità della messinscena rimane comunque un pregio di una pellicola che, però, ricorda troppo “La versione di Barney”, sia per il tipo di materia umana trattata e sia per la trama, che vira verso l’ultimo atto grazie alla medesima malattia incorsa in entrambi i casi al protagonista maschile. Una nota di demerito, questa, che fa il paio con l’eccessiva foga nel preparare il colpo di scena finale. Ci si chiede, infatti, quanto sarebbe stato più interessante approfondire il tema ricorrente dell’amore che si confonde con l’ammirazione, in un rapporto, quello tra i due personaggi, che imbastisce un gioco di specchi in cui l’uno diventa nemesi dell’altro senza però andare a fondo nelle zone grigie, e perciò decisamente più interessanti, di questo meccanismo.
Il tutto, invece, risulta essere solo un prologo di un finale che, sì, esalta una sceneggiatura ben congeniata nella sua struttura, ma che poteva offrire molto di più che una piacevole ma dimenticabile parentesi. 


Cast e credits

cast:
Nicolas Bedos, Doria Tillier, Denis Podalydès, Antoine Gouy, Christiane Millet, Pierre Arditi, Zabou Breitman, Julien Boisselier, Jean-Pierre Lorit


regia:
Nicolas Bedos


distribuzione:
Officine Ubu


durata:
119'


produzione:
Francois Kraus, Denis Pineau-Valencienne


sceneggiatura:
Nicolas Bados, Doria Tillier


fotografia:
Nicolas Bolduc


montaggio:
Anny Danche


Trama
Storia romantica di due giovani intellettuali francesi che, attraverso cinque decenni di vita insieme, viaggeranno sulla sottile linea tra amore e ammirazione.
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