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Un amore di gioventù

di Mia Hansen-Løve

drammatico, sentimentale, Francia/Germania (2011)

CAST & CREDITS

cast:
Lola Creton, Sebastian Urzendowsky, Magne-Håvard Brekke, Valérie Bonneton, Serge Renko, Özay Fecht, Max Ricat

regia:
Mia Hansen-Løve

distribuzione:
Teodora Film

durata:
110'

sceneggiatura:
Mia Hansen-Løve

fotografia:
Stéphane Fontaine

scenografie:
Mathieu Menut

montaggio:
Marion Monnier

costumi:
Bethsabée Dreyfus

Un amore di gioventù | Recensione | Ondacinema

Un amore di gioventù

di Mia Hansen-Løve

drammatico, sentimentale, Francia/Germania (2011)

di Francesca d'Ettorre

Voto: 7.0

Camille e Sullivan sono due adolescenti che si innamorano. Un soggetto, questo, già declinato negli innumerevoli modi possibili e spesso imbarbarito a prodotto per ragazzine urlanti. Mia Hansen-Løve  riuscirà, però, a dargli nuova linfa.

Camille è succube di una passione negativa, quella che ammanta le pulsioni (auto) distruttive della freschezza del primo amore; mentre Sullivan, ben presto, accantonerà il loro idillio come parentesi giovanile. Intensa, ma fugace. La fragile Camille si riprenderà solo molto tempo dopo, quando un nuovo e più maturo amore tornerà a farla sorridere. Il ricordo di Sullivan, solo assopito dalla presenza di un altro uomo, però, si ripresenterà, trasportandola nel vortice di una nuova - e pur sempre caduca - passione.

Mia Hansen-Løve, nonostante la sua giovane età (31 anni), ha già dato prova del suo talento nelle precedenti (e consigliate) opere "Tout Est Pardonnè",  "Il padre di mia figlia" e al suo terzo lungometraggio conferma le aspettative. La regista parigina affresca l'amore giovanile con la devozione di chi vuole regalare al pubblico un'opera sincera e votata al realismo, che traspare dalla fotografia fino ai dialoghi particolareggiati. In Camille c'è tutta la vulnerabilità tipica delle ragazze adolescenti che vivono ogni sentimento nella sua accezione più estrema e deleteria e che si sentono vittima di un mondo che le ha condannate alla sofferenza. L'amour fou si cela tra le pieghe sinuose di un corpo ancora acerbo e ne ruba l'innocenza, contaminando anche gli anni a venire. La regista è brava a filmare il passaggio dall'adolescenza alla fase adulta e la differenza con cui la stessa passione pulsa e si consuma su uno sfondo naturalistico immutato. Emerge un'idea di cinema che ha fatto sua quella tradizione cinematografica (soprattutto francese) che scorge tra i silenzi le movenze dei corpi che la macchina da presa scruta silenziosamente, facendoci sentire parte di quel rapporto, come timidi voyeur. La regista non affonda il dito nel drammatico, non dà spazio a guizzi sensazionalisti, ma segue i suoi protagonisti alla ricerca dell'aderenza al quotidiano. Scompone i fattori, cambiano le coordinate spazio-temporali, ma non cambia il risultato di un amore sbagliato. Ci dice, tra le righe, che l'amore disperato è come un germe che intacca il nostro corpo e lo intossica, senza possibilità di cura. Si può solo fare finta di niente. Come Camille quando ritorna dal suo...