CAST & CREDITS

cast:
Martin Nissen, Karim Leklou, Marthe Keller, Zacharie Chasseriau, Paul Bartel

regia:
Bouli Lanners

distribuzione:
Minerva Pictures

durata:
84'

produzione:
Jacques-Henri Bronckart

sceneggiatura:
Elise Ancion, Bouli Lanners, Matthieu Reynaert

fotografia:
Jean-Paul de Zaetijd

montaggio:
Ewin Ryckaert

musiche:
The Bony King Of Nowhere

Un'estate da giganti | Recensione | Ondacinema

Un'estate da giganti

di Bouli Lanners

drammatico, Belgio (2012)

di Vincenzo Lacolla

Voto: 6.5

Il racconto di formazione ha sempre un fascino intrinseco, un'autonoma (e automatica) attrazione derivante principalmente dall'empatia che i movimenti impacciati e le scelte inevitabilmente sbagliate dei giovani inesperti protagonisti provocano nello spettatore (o allo stesso modo nel lettore), catturato dalla pura ingenuità di uno sguardo inconsapevole, dall'approccio alla realtà del principiante.

Forse anche per questo, senza rischiare troppo, l'attore belga Bouli Lanners ha scelto di impostare il suo terzo film da regista come una storia di crescita semplice e vivace, raccontando i vagabondaggi di tre ragazzini che trascorrono l'estate in campagna. Così, fin dai presupposti narrativi, Lanners si rivela un abile narratore: decide di sospendere l'azione in una dimensione semi-favolistica, giustificando la solitudine dei due fratelli con un improbabile ed eterno viaggio di lavoro dei genitori e senza spiegare la condizione familiare del terzo giovane protagonista (perseguitato solo da un fratello schizofrenico e violento). Fa quindi procedere la vicenda con un criterio analogo, ripartendo i ruoli tra gli altri personaggi in modo chiaro e distinto. Il pusher-coltivatore di marijuana (insieme alla fredda compagna) è l'antagonista, "il cattivo", mentre la taciturna, sorridente signora che accoglie i ragazzi nella casa dove vive con la figlia disabile sarebbe, sempre seguendo le funzioni di Propp, l'"aiutante". Non ci sono ulteriori sfumature, né complessi sottotesti psicologici: tutto è come sembra essere. E questa semplicità schematica, proprio perché puerile, risponde perfettamente alle esigenze del film, in una sovrapposizione di punti di vista che fa coincidere il sentire dei giovani protagonisti con quello del narratore e, di conseguenza, con la sensibilità dello spettatore.

Inoltre la natura incontaminata e verdeggiante della campagna centreuropea, accolta in generose panoramiche dal forte potere emozionale, è funzionale sia come scenario privilegiato per una favola ("il bosco" è un elemento onnipresente nella letteratura tradizionale per bambini) sia come riversamento nel paesaggio dell'indole fresca, spontanea e incorrotta dei tre adolescenti.
Oltre alla suggestiva fotografia, va apprezzata l'intelligenza di un montaggio preciso e coerente, arricchito di tanto in tanto da lievissime ellissi che ricordano l'immediatezza brillante di certi passaggi kaurismakiani e unito alla calzante e malinconica colonna sonora del gruppo indie The Bony King Of Nowhere.

In definitiva, "Les Géants" è un film godibile e riuscito che codifica in immagini l'attonito stupore del ritratto generazionale, lasciandosi facilmente perdonare anche qualche evitabile sbavatura nella seconda parte in cui si avverte, seppur sporadicamente, la prevedibilità retorica di alcune congiunture narrative (su tutte, l'immancabile fotografia di un nucleo familiare che suscita la silenziosa commozione del piccolo orfano).

Molto ben congegnato è invece il finale in cui la frattura col passato è tanto significativamente decisiva quanto immediata, istintiva e antispettacolare e si presta con rapidità ed efficacia a una lettura universalizzante del distacco, della separazione, del superamento della sofferenza tramite il raggiungimento di una - seppur dolorosa - indipendenza.