CAST & CREDITS

cast:
Terence Stamp, Vanessa Redgrave, Gemma Arterton, Christopher Eccleston, Orla Hill, Anne Reid

regia:
Paul Andrew Williams

distribuzione:
Lucky Red

durata:
93'

produzione:
Egoli Tossell Film, Steel Mill Pictures, Coolmore Productions, Film House Germany

sceneggiatura:
Paul Andrew Williams

fotografia:
Carlos Catalán

scenografie:
Sophie Becher

montaggio:
Daniel Farrell

costumi:
Jo Thompson

musiche:
Laura Rossi

Una canzone per Marion | Recensione | Ondacinema

Una canzone per Marion

di Paul Andrew Williams

commedia, drammatico, sentimentale, Gran Bretagna (2012)

di Diego Capuano

Voto: 5.5

Gli abituali frequentatori del marasma che si aggira forsennatamente nei multiplex ignorano una categoria di spettatori adulti che non solo se ne frega delle mode e del tempo, ma che, anzi, resta aggrappata alle poche sale di città che ancora resistono, ai noiosi pomeriggi piovosi ma anche soleggiati, ad una visione che si trascina forse parzialmente sonnolenta, di un occhio che non ha la necessità di farsi sorprendere. A volte anche legata ad una cinefilia (a volte inconsapevolmente) dura e pura, in altre circostanze da un impasse alla ricerca di un film sempre identico.
C'è un filone affermatosi nei secondi anni 80 e approdato nei decenni successivi in modo quasi silenzioso, ma comunque inesorabile. Quella tragicommedia della e sulla terza età che grazie a film come "Le balene d'agosto" di Lindsay Anderson, "A spasso con Daisy" di Bruce Beresford, "In compagnia di signore perbene" di Cynthia Scott, solo per fare qualche titolo, ha appassionato o meglio cullato con tocco gentile, una generazione di spettatori, adesso anziani: è questo l'esercito anti-multisala.
È un trend costante ma nelle ultime stagioni rifiorito grazie a un pugno di pellicole che sanno parlare al pubblico di riferimento, grazie a un linguaggio che dona loro le rassicurazioni di un'epoca grama che già di per sé reclama pacifiche ed edulcorate storie.

"Una canzone per Marion" rientra al 100% in questa categoria. Il film gioca su due sponde chiare, che con altrettanta semplicità si incrociano e lungo tutto il tragitto procedono a braccetto, ed è interamente imbevuto in una sfera privata, dove sono banditi urla, sovraccaricamenti drammaturgici, eccessiva tensione melodrammatica, derive che eludono la schematicità della storia.
Il binario drammatico è affidato alla malattia terminale dell'anziana Marion (non si rivela nulla: viene rivelato sin dal principio) e dalla successiva elaborazione del lutto del marito Arthur. Quello da commedia è nelle mani di un coro amatoriale per anziani, guidato dalla giovane Elizabeth (con tocchi spiritosi che non sempre riescono a fermare il caricaturale). Nel mezzo ci sono altri due personaggi: il figlio della coppia (con simpatica nipotina), da sempre in contrasto con l'urticante padre, e proprio Elizabeth, dedita al coro degli anziani (ed essendo interpretata dalla bellissima Gemma Arterton bisogna davvero abbandonarsi per credere del tutto al suo personaggio).
Il filo che vuole cucire il tutto è nelle note della melodia per la scomparsa Marion: cartina di tornasole per la ricognizione del dolore, speranza per (ri)allacciare il rapporto padre-figlio, acqua per la vita della ragazza-istruttrice. Gli esiti saranno ovvi, come altrettanto prevedibile è l'intera pellicola, tanto fedele a se stessa quanto priva di qualsiasi guizzo che possa distanziarla da opere analoghe di cui sopra.
Nulla di male: l'onestà del lavoro è fuori discussione e, nonostante si sappia bene dove il film ci porterà, se ben predisposti o particolarmente dediti al genere la commozione finale è una conseguenza alla quale ci si lascia abbandonare. Per tutti gli altri, ordinaria amministrazione.

Su una cosa, però, si conviene: il cast in stato di grazia o, forse, semplicemente delle presenze da cogliere a braccia aperte: il sereno sorriso di Vanessa Redgrave e i suoi occhi che brillano, la corazza brontolona di Terence Stamp e i suoi occhi che parlano, le loro effusioni sempre discrete: attimi da conservare.