CAST & CREDITS

cast:
Rebecca Hall, Bruce Willis, Catherine Zeta-Jones, Joshua Jackson, Vince Vaughn, John Carroll Lynch, Frank Grillo, Laura Prepon

regia:
Stephen Frears

distribuzione:
Bim

durata:
94'

sceneggiatura:
D.V. DeVincentis

fotografia:
Michael McDonough

scenografie:
Dan Davis

montaggio:
Mick Audsley

costumi:
Christopher Peterson

musiche:
James Seymour Brett

Una ragazza a Las Vegas | Recensione | Ondacinema

Una ragazza a Las Vegas

di Stephen Frears

commedia, Usa/Gran Bretagna (2012)

di Alex Poltronieri

Voto: 4.0
Da un film di Stephen Frears, in particolare da una commedia di Stephen Frears, è lecito aspettarsi sempre qualcosa in più rispetto alla media di similari prodotti incolore che infestano le nostre sale. Il regista inglese è un autore acuto e intelligente capace di destreggiarsi con sagacia anche all'interno degli schemi più rigidi del cinema mainstream hollywoodiano ("Eroe per caso", ma anche l'ottimo noir "Rischiose abitudini"). Dopo l'inglesissimo e divertente "Tamara Drewe" torna negli Usa, e ritrova lo sceneggiatore D.V. DeVincentis, lo stesso con cui aveva collaborato nel riuscito adattamento di "Alta fedeltà", ma il risultato è tra i più fiacchi e svogliati della sua lunga carriera.

Beth (Rebecca Hall) è una giovane spogliarellista svampita ma dal cuore generoso, che decide di lasciare l'umida Florida, per i bagliori accecanti di Las Vegas, in cerca di fortuna...come cameriera in un casinò. Qui finisce però per lavorare per Dink (Bruce Willis), giocatore d'azzardo che ha accumulato una fortuna con le scommesse sportive (legali), mettendo in piedi un vero e proprio business. Quando l'ochetta Beth si innamora del datore di lavoro, la gelosissima moglie di quest'ultimo (Catherine Zeta-Jones) "obbliga" il marito a licenziarla. E Beth per ripicca si mette in affari con il losco Rosie (Vince Vaughn), altro giocatore d'azzardo, che però non si fa problemi a flirtare con il mondo del crimine e l'illecito.

L'esile sceneggiatura tenta solo un pretestuoso parallelo tra il mondo delle scommesse d'azzardo, e quello della banche che procedono a "tentoni", rilanciando cifre e denaro (altrui) come nel gioco d'azzardo. Un tema quantomeno attuale, che però si prestava a ben altra riflessione. Qui è solo lo spunto per una commediola scialba, che potrebbe coinvolgere giusto qualche appassionato al tema del mondo delle scommesse sportive (sempre che queste persone trascorrano il loro tempo libero al cinema). Per tutti gli altri, il menu prevede novanta minuti di dialoghi che girano su se stessi, una regia piatta e televisiva, una svolta thriller conclusiva che lascia il tempo che trova, attori mal diretti, spesso irritanti (si salva solo l'eclettica Rebecca Hall, in un'interpretazione che vorrebbe rifarsi alle dive della golden age della commedia hollywoodiana, anche se notoriamente sono le bionde ad incarnare lo stereotipo della donna "bella-e-oca", ma i tempi cambiano si sa). Interamente ambientato tra le pareti delle sale da gioco, poco importa si tratti di Las Vegas o New York, "Lay the Favorite" (meglio stendere il proverbiale velo sulla titolazione italiana, in originale sta a significare "molla il favorito") è una pellicola di stampo quasi teatrale, una specie di sit-com pompata per il grande schermo, che si rifà all'autobiografia della vera Beth Raymer: ma non si capisce se questo spaccato semiserio sul mondo del gioco d'azzardo dovrebbe solleticare qualche riflessione sociologica, o, come minimo, far sorridere il pubblico.

La verità è che il pur bravo Frears, in quest'occasione, è solo un mestierante su commissione, incapace di dare verve ad un materiale di partenza già poco appassionante di suo. Il classico fondo di magazzino, più inutile che "brutto", che sarebbe stato meglio far uscire direttamente per l'home video, probabilmente rispolverato solo per la presenza dell'ubiquo Bruce Willis, per cui, in attesa del sequel di "Red" ad agosto, questo è il settimo (!) film in uscita sui nostri schermi in poco più di un anno.