CAST & CREDITS

cast:
Alex Russell, Jai Courtney, Garrett Hedlund, Domhnall Gleeson, Jack O Connell

regia:
Angelina Jolie

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
137'

produzione:
Universal Pictures, Legendary Pictures

sceneggiatura:
Joel ed Ethan Coen, Richard LaGravenese, William Nicholson

fotografia:
Roger Deakins

scenografie:
Jon Hutman

montaggio:
Tim Squyres

costumi:
Louise Frogley

Unbroken | Recensione | Ondacinema

Unbroken

di Angelina Jolie

drammatico, Usa (2014)

di Francesca d'Ettorre

Voto: 4.5

Dopo "In the Land of Blood and Honey" Angelina Jolie torna dietro la macchina da presa per ricostruire i passaggi della, eufemisticamente, avventurosa vita di Louis Zamperini. L'atleta italoamericano, che acquista sul grande schermo i connotati di Jack O'Connell, a osservarne la vita scorrere nei fotogrammi, sembra l'antropomorfizzazione di una araba fenice che continuamente rinasce dalle sue ceneri. Da atleta a bombardiere, finanche  disperso sopravvissuto per miracolo e prigioniero di guerra.

Lo sfondo, per la maggior parte del minutaggio, è quello della seconda guerra mondiale e le professionalità chiamate a dare plasticità all'epica dell'eroe buono dalla storia edificante ed esemplificativa - al limite dell'agiografia monodimensionale - sono delle più rappresentative del panorama cinematografico contemporaneo: Alexandre Desplat ha raffinato il soundtrack; il soggetto, di derivazione letteraria, è offerto nelle mani dei fratelli Coen che delle sceneggiature sono maestri impareggiabili. Con delle premesse così, difficile sbagliare.

Eppure c'è un filo sottile che intarsia e congiunge i due film a sfondo bellico che hanno inaugurato la nuova annata cinematografica. Ed è il fil rouge dell'occasione - irrimediabilmente - persa. Un poderoso budget, nel caso di "Unbroken", cui non corrisponde una altrettanto solida costruzione tecnica - se non al livello delle ‘maestranze' dai nomi altisonanti - e narrativa, invero calligrafica all'inverosimile, così da spartire con "American Sniper", film baciato dal dio dei box office, i macro difetti strutturali e la capacità di sprecare le potenzialità di un soggetto denso di chiaroscuri e unicità.

Anche la Universal con il film della regista Jolie incassa il successo commerciale e il paragone con la filmografia di Clint Eastwood potrebbe continuare andando a ritroso sino a "Flags of Our Father" e "Lettere da Iwo Jima"che, però, conservano una posizione privilegiata dalla quale guardano franare i pallidi tentativi dell'ex Lara Croft al tempo della redenzione umanitarista di costruire un'epica senza ambizione autoriale. E dalla grammatica raffazzonata: mortificante l'utilizzo del flashback e quel maldestro guizzo poetico che tenta di appiccicare  su Louie grossolane assonanze cristologiche che risultano davvero fuori luogo.  Ci sentiamo, a questo punto, di sposare il motto che attraversa il film per bocca di Pete, fratello del protagonista: se resisti puoi farcela (ad arrivare alla fine del film).