Recensioni

Urlo

di Jeffrey Friedman, Rob Epstein

biografico, drammatico, Usa (2010)

CAST & CREDITS

cast:
James Franco, Jon Prescott, Aaron Tvait, Andrew Rogers, Bob Balaban, Mary-Louise Parker, Jeff Daniels, Alessandro Nivola, Jon Hamm, David Strathairn, Todd Rotondi

regia:
Jeffrey Friedman, Rob Epstein

distribuzione:
Fandango

durata:
90'

produzione:
Werc Werk Works, RabbitBandini Productions, Telling Pictures, Radiant Cool

sceneggiatura:
Rob Epstein, Jeffrey Friedman

fotografia:
Edward Lachman

scenografie:
Thérèse DePrez, Robert Covelman

montaggio:
Jake Pushinsky

costumi:
Kurt and Bart

musiche:
Carter Burwell

Urlo | Recensione | Ondacinema

Urlo

di Jeffrey Friedman, Rob Epstein

biografico, drammatico, Usa (2010)

di Diego Capuano

Voto: 7.0
Rob Epstein e Jeffrey Friedman sono una nota coppia di documentaristi statunitensi. I loro lavori hanno da sempre scavato in argomenti (problematiche o semplicemente cronache) legati al mondo dell'omosessualità. Epstein diresse nel 1984 "The Times of Harvey Milk", documentario che ripercorre la vita e la carriera politica di Harvey Milk, consigliere gay eletto a San Francisco. Il film ispirò Gus Van Sant per il suo "Milk" e ottenne l'Oscar come miglior documentario dell'anno (risultato che l'autore replicò pochi anni dopo per "Common Threads: Stories from the quiet").
Per entrambi i cineasti "Howl" rappresenta il debutto nel cinema di finzione. Al centro della pellicola, co-prodotta dallo stesso Van Sant (contributo che suggerisce la sopracitata influenza che ebbe il film di Epstain per la nascita del suo film), c'è la figura di Allen Ginsberg, figura mitica del filone della Beat Generation (ma il personaggio dirà nel film: "la Beat Generation non era un movimento, ma semplicemente un gruppo di scrittori che voleva farsi pubblicare").

"Howl" è un biopic tutt'altro che tradizionale e lineare. Il titolo deriva dal famoso e omonimo poema che Ginsberg compose e lesse per la prima volta nel 1955. Sorta di summa della poetica che aleggiava nella San Francisco dell'epoca, fu pubblicata dalla casa editrice City Lights Books, di proprietà del poeta Lawrence Ferlinghetti. L'autobiografia si fa specchio di un piccolo grande microcosmo. "Howl and Others Poems" fu pubblicato nell'autunno del 1956. Suddiviso in tre parti, il poema vaga con andamento jazz negli ambienti e nelle persone che Ginsberg aveva avuto modo di conoscere nel corso della sua vita: artisti di varia derivazione, politici, gente con disturbi psichiatrici, drogati. Invettiva contro lo stato americano (impersonato dalla figura del Moloch) e una coda che lascia una fiammella di speranza. Nel 1957 fu aperto un processo (vinto) per oscenità nei confronti dell'editore Ferlinghetti. Riferimenti espliciti a droghe e pratiche sessuali (omosessuali ancor più che etero) diedero fastidio, risultarono scomode.

Il film di Epstain e Friedman si può idealmente suddividere in quattro versanti, che si intrecciano fino alla fine: una intervista a Allen Ginsberg, che discorre su arte e vita vissuta, schegge di sue precedenti esperienze di vita (perlopiù amorose: dall'incontro con Jack Kerouak a quello con Peter Orlovsky, compagno di una vita), la ricostruzione rigorosa del processo (che però Ginsberg non presiedette) e la lettura integrale di "Howl" alla Six Gallery di San Francosco. Le parole del poema si materializzano puntualmente in una suggestiva animazione (firmata dall'illustratore Eric Drooker), mutante e decisamente free, intenta a rappresentare l'anima del poema, accompagnandolo più che sovrastandolo. La forma vaga tra il b/n e il colore (fotografia: Edward Lachman), tra messa in scena semi-documentaristica (l'intervista e la lettura di "Howl"), cinema classico processuale e animazione sui generis. Più, nel mettere in scena alcuni episodi della vita di Ginsberg, un omaggio a filmmaker indipendenti del New American Cinema (da Shirley Clarke a, ovviamente, i primi lavori di John Cassavetes, più "Mala Noche" dello stesso Gus Van Sant).

Interpretato da un ottimo James Franco, alla prova della definitiva maturità, era un film da non doppiare: soprattutto nei passaggi che recitano "Howl", la voce italiana vaga a tentoni alla ricerca di un ritmo e una musicabilità che non trova mai.
Ne esce fuori il ritratto ricco di sconnessioni, parziale o semplicemente sfuggente, di una figura cardine di un blocco di cultura americana del ‘900 e un urlo di libertà che si fa manifesto stesso di libertà, ieri come oggi. Basterebbe anche solo questo per rendere attuale la figura di Allen Ginsberg.