CAST & CREDITS

cast:
Matt Lanter, James Remar, Cody Walker, Nicolas Cage, Tom Sizemore, Thomas Jane

regia:
Mario Van Peebles

distribuzione:
M2 Pictures

durata:
128'

produzione:
Hannibal Pictures, USS Indianapolis Production

sceneggiatura:
Cam Cannon, Richard Rionda Del Castro

fotografia:
Andrzej Sekula

scenografie:
Joe Lemmon

montaggio:
Robert A. Ferretti

costumi:
Patrick O'Driscoll

musiche:
Laurent Eyquem

USS Indianapolis | Recensione | Ondacinema

USS Indianapolis

di Mario Van Peebles

azione, guerra, Usa (2016)

di Emanuele Richetti

Voto: 3.0
Certe volte è possibile, osservando con attenzione il solo titolo di un'opera, comprendere i punti salienti dell'intera produzione. Il sottotitolo di "USS Indianapolis" recita, in originale, "Men of Courage", alla lettera "uomini di coraggio": il regista Mario Van Peebles, infatti, decide di mettere in primo piano loro, gli uomini del celebre incrociatore pesante - affondato da un sommergibile giapponese dopo aver consegnato la bomba atomica che, in seguito, sarebbe esplosa su Hiroshima -, evidenziandone le qualità umane, la fedeltà alla causa e i valori morali. È un cinema, questo di Van Peebles, molto vicino a quello di Mel Gibson ("La battaglia di Hacksaw Ridge") e, soprattutto, di Clint Eastwood ("American Sniper", "Sully"); un cinema che, nella narrazione delle imprese straordinarie di uomini ordinari, elogia le virtù dell'uomo americano medio. Un cinema umanista, dunque, che guarda all'uomo in tutta la sua statuaria ed effimera potenza, come se egli fosse un monumento - affascinante e degno di rispetto - destinato a sgretolarsi dinnanzi alle intemperie della vita (la battuta chiave, posta in prossimità dell'epilogo e affidata al nemico giapponese, è appunto questa: "Come comandante della marina militare [...], era mio dovere uccidervi. Ma come uomo, ho dei rimpianti").

Questa storia "basata su fatti realmente accaduti", come l'onnipresente didascalia iniziale su schermo nero annuncia, è però quanto di più lontano dai recenti film di serie A sopra citati, e si contraddistingue, al contrario, per effetti speciali di seconda mano, per interpretazioni alquanto discutibili (la presenza di Nicolas Cage, paradossalmente, sta lì a dimostrarlo) e per una ricostruzione d'epoca assai approssimativa. "USS Indianapolis" racconta le vicissitudini dei marinai presenti nell'omonima imbarcazione, in un racconto corale che alterna specialmente le storie di due ragazzi, contendenti l'amore di una loro coetanea, e del capitano Charles McVay, incaricato di portare a termine la missione segreta. Il riferimento principale, evidente nella visione della pellicola, è il "Titanic" di James Cameron, di cui la lunga scena dell'affondamento della nave - soprattutto per gli evidenti limiti tecnici dell'opera - è quasi una parodia; il secondo, invece, è "Lo squalo" di Steven Spielberg, sia per la presenza del terribile animale marino (e che compare in scena in seguito al naufragio della Indianapolis), sia per i riferimenti alla vicenda qui raccontata presenti nel capolavoro di Spielberg.

Il lungometraggio di Mario Van Peebles è un'opera involontariamente comica, con vere e proprie sequenze trash che lasciano, contemporaneamente, sbigottiti e divertiti (il culmine si raggiunge con la caduta in mare di alcuni membri dell'equipaggio), complice anche una sceneggiatura, infarcita di stereotipi e sentenze pretenziose ("La guerra è un bene per gli affari, e l'America è basata sugli affari"), dove non mancano strappalacrime scene di morte e prevedibili risvolti narrativi. Un discorso particolare lo merita il ritratto della flotta giapponese, vittima della classica impostazione manichea che vuole lo scontro tra buoni e cattivi: l'armata navale nipponica - grazie a una serie di scelte cromatiche, di montaggio e di scrittura - viene costantemente posta in cattiva luce, dipinta come ammasso indistinto di persone senza un briciolo di umanità, di compassione o anche solo di logica.

"Ci deve essere un capro espiatorio", ovviamente, per il disastro della Indianapolis, e Van Peebles ci tiene bene a sottolineare come esso venga identificato in colui che, più di tutti, si è sacrificato per il bene dei suoi subalterni: nel comandante Nicholas Cage, re indiscusso dell'ultima parte - quasi completamente ambientata nell'aula di un tribunale - della pellicola; la condanna sarà inevitabile, ma ineluttabile sarà anche l'omaggio alla sua figura nei titoli di coda, con foto d'epoca che ne mostreranno il successivo riscatto. Non c'è molto altro, in "USS Indianapolis": in quest'opera di propaganda intrisa di retorica e patriottismo, si può allora solo cercare di rintracciare la Weltanschauung sottostante, estremamente coerente con quella politica conservatrice che oggi, più che mai, necessita della giusta contestualizzazione e comprensione, invece che un'aprioristica opposizione. A parte ciò, che in fin dei conti poco ha a che vedere con la reale qualità del film, i motivi in grado di giustificare la visione di "USS Indianapolis" sono praticamente nulli.