CAST & CREDITS

cast:
Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Sandra Ceccarelli

regia:
Bruno Oliviero

distribuzione:
B.I.M. Distribuzione

durata:
83'

produzione:
Lumière & Co., Invisibile Film; in collaborazione con Rai Cinema

sceneggiatura:
Valentina Cicogna Doriana Leondeff Bruno Oliviero

fotografia:
Renaud Personnaz

scenografie:
Silvia Nebiolo Luigi Maresca

montaggio:
Carlotta Cristiani

costumi:
Silvia Nebiolo

musiche:
Michael Stevens

La variabile umana | Recensione | Ondacinema

La variabile umana

di Bruno Oliviero

poliziesco, Italia (2013)

di Carlo Cerofolini

Voto: 5.0

Bisogna ammettere che il titolo era affascinante perché il richiamo all'imprevedibilità della natura umana, con il carico di contraddizioni e di mistero che portava in dote, era di quelli capaci di stimolare l'immaginazione dello spettatore tentato di anticipare il contesto ed i risvolti proposti da Bruno Oliviero, regista de "La variabile umana", presentato fuori concorso al Festival di Locarno ed ora nelle sale dopo un percorso alternativo che in qualche modo  l'ha emancipato dalla ressa veneziana. A dire il vero la dimensione di eccezionalità non appartiene solamente alle strategie promozionali e distributive, ma era insita nella scelta di modulare la storia sui modelli più nobili della cinematografia noir, quella costruita sui corpi dei grandi interpreti hollywoodiani e sui romanzi hard-boiled di scrittori feticcio come Raymond Chandler e Dashiell Hammett. A contestualizzarle, rendendole affini al nostro contemporaneo un regista tirato su a pane e documentario, ed a suo agio nella metropoli milanese per averla approfondita dal punto di vista cinematografico. La capitale meneghina fa infatti da collante ad una vicenda che prende le mosse dall'uccisione di un facoltoso esponente della borghesia locale (il signor Ulrich) e dalle successive indagini dell'ispettore Monaco (Silvio Orlando) caduto in depressione per la morte della moglie ed in conflitto con una figlia (Linda) problematica e ribelle. Alla ricerca del possibile colpevole Monaco si addentra nel ventre molle della città, portandone a galla storture ed ossessioni che finiranno per destabilizzare il suo precario equilibrio.

Rispettando i modelli di riferimento Oliviero costruisce la storia sui luoghi tipici del genere. A prendere il sopravvento è quindi il paesaggio cittadino e metropolitano, delineato nel contrasto, ma anche nei punti di contatto tra i diversi ambienti sociali, e collettore di una decadenza mascherata dal potere e dalle possibilità economiche, e poi la presenza incombente della notte, specchio dell'anima (nera) delle figure che l'attraversano e segno incontrastato di un estetica chiamata ad esprimere la sensibilità dei personaggi. Ma soprattutto non manca nel film l'overdose di nevrosi ed afflizione che Monaco, sulla scorta dei bad cops che l' hanno preceduto, manifesta con un enfasi sporca, che ricorda i poliziotti alla deriva di Oliver Marchal("L'ultima missione",2008) marchiati da un peccato originale che in questo caso coincide con la responsabilità vera o presunta della dissoluzione del proprio ambito familiare.

Oliviero lavora di sottrazione limitando il numero di informazioni sul background dei personaggi e sulle azioni che ne qualificano il presente - la decisione di collaborare da parte della moglie dell'ucciso ha un impatto decisivo sulla vicenda ma rimane di per se inspiegabile - e contemporaneamente accresce la percezione del tempo, filtrato ed espanso attraverso i silenzi dei personaggi, il loro continuo girare a vuoto, ed impresso nei contorni incerti e sempre uguali della città dormiente, resa secondo la soggettività dell'ispettore. Così facendo Oliviero riesce a dare una consistenza materica al senso d'oppressione ed all'apatia che attanaglia i protagonisti comunicandola allo spettatore senza necessità di ulteriori parole. Un esito raggiunto dando molto per scontato: dalla ricostruzione del puzzle che porta alla verità, legata più che altro ad un "casualità" artificiale e forzata, alla connotazione psicologica dei vari caratteri, totalmente monocordi nella figura di Monaco, forzatamente isterici e sopra le righe in quelli della figlia Linda, praticamente inesistenti per quanto riguarda i comprimari. Per dargli senso non bastano lo sguardo a duemila yard di Silvio Orlando, ne il rifarsi agli scandali della cronaca più recente, con il personaggio di Ulrich insidiatore di minorenni clonato sulle abitudini del più noto dei leader politici. Adottando il metodo di molti suoi colleghi Oliviero utilizza i codici del genere per inserirvi un discorso autoriale. Ne risulta un prodotto ibrido, che non coinvolge e non incide.