CAST & CREDITS

cast:
Mark Whalberg, Zooey Deschanel, John Leguizamo, Ashlyn Sanchez

regia:
M. Night Shyamalan

distribuzione:
20th Century Fox

durata:
91'

sceneggiatura:
M. Night Shyamalan

fotografia:
Tak Fujimoto

E venne il giorno | Recensione | Ondacinema

E venne il giorno

di M. Night Shyamalan

horror, fantascienza, Usa/India (2008)

di Alex Poltronieri

Voto: 6.0

Anni fa François Truffaut scrisse che se si ama veramente un autore "bisogna" farsi piacere anche le sue opere minori.
Varrebbe la pena applicare tale concetto per l'ultimo film del talentuoso M. Night Shyamalan. Dopo due bei film anomali, rifiutati dal pubblico, l'autore de "Il sesto senso" corre ai ripari e confeziona un'opera meno ambiziosa, più semplice (e semplicistica), nel tentativo di riconquistare le platee stizzite dalla complessa mitologia fiabesca, e naif, del precedente "Lady in the Water".

E' bella, oltreché inquietante, la premessa di questo "The Happening": cosa succederebbe se la natura si "ribellasse" al genere umano? Cinquant'anni fa Hitchcock si pose il medesimo interrogativo nel magistrale "Gli uccelli", e oggi Shyamalan, pur cambiando alcune delle carte in tavola, mantiene inalterata la sostanza. Ieri, la rivolta dei tremendi pennuti; oggi, una misteriosa "epidemia" che spinge gli esseri umani a togliersi la vita.
Il regista di origini indiane condivide con Sir Alfred anche il profondo moralismo, pur condito in salsa new age: ogni suo film è una riflessione sulle storture della società contemporanea (la necessaria "fratellanza" tra diverse etnie per sconfiggere il "male" in "Lady in the Water", la fuga dal mondo corrotto e violento in "The Village"), e anche qui la vicenda si colora di connotazioni morali, in maniera senza dubbio più pessimista e apocalittica rispetto alle prove passate. Per dare forza alla sua "tesi" Shyamalan rischia grosso, e filma la sua pellicola più violenta e cupa, insistendo sul gore e non risparmiandosi in quanto a colpi bassi (ottenendo in patria il primo divieto "Restricted" della sua carriera).

Ma se è innegabile il talento del regista nel creare la paura con pochi elementi essenziali (il fruscio del vento tra gli alberi, silenzi estenuanti che preludono a improvvisi scoppi di violenza) e nell'utilizzare gli spazi naturali (bellissima fotografia di Tak Fujimoto), il film non funziona per vari motivi. Innanzitutto l'intreccio poggia su un'unica idea stiracchiata per novanta, esili, minuti, e dopo un incipit incalzante, procede senza sorprese o colpi di scena, incapace di mettere in campo personaggi interessanti da cui farsi coinvolgere (colpa del cast forse? Whalberg come professorino di scienze non è credibile), e ingarbugliandosi in capziose (per non dire ridicole) spiegazioni scientifiche che tentano di dare una motivazione "concreta" alle ragioni dell'orrore (tutto sarebbe frutto di velenose tossine emanate dalle piante), riuscendo solamente a eliminare ambiguità e fascino dalla vicenda.

E per dare una svolta al racconto il regista, pur rinunciando, coraggiosamente, al colpo di scena conclusivo che era diventato ormai il suo marchio di fabbrica, si rifugia nei più triti clichè della serie B (la vecchia eremita che nasconde un segreto, il finale aperto), ma la sensazione al termine della visione è quella di trovarsi di fronte ad un'opera che sulla carta prometteva molto di più.

Purtroppo stavolta "farsi piacere" il film in questione è più arduo del previsto. Ma ci si può provare.