CAST & CREDITS

cast:
Sandra Ceccarelli, Luigi Lo Cascio, Galatea Ranzi, Fabio Camilli, Antonino Bruschetta, Camilla Filippi, Paolo Sassanelli, Roberto Citran

regia:
Giuseppe Piccioni

distribuzione:
01 Distribution

durata:
125'

produzione:
Lionello Cerri

sceneggiatura:
Linda Ferri, Giuseppe Piccioni, Gualtiero Rosella

fotografia:
Arnaldo Catinari

La vita che vorrei | Recensione | Ondacinema

La vita che vorrei

di Giuseppe Piccioni

sentimentale, Italia (2004)

di Alessandro Montisci

Voto: 7.5

Laura o Eleonora? Stefano o Federico? Il gioco di specchi di questa sofisticata commedia (o dramma?) comincia già dal titolo che lega due set: il primo di Piccioni, il secondo di un regista che sta girando un melodramma ottocentesco con gli stessi protagonisti. Fiammeggiante metacinema, dunque.

Lui è un attore affermato di trentacinque anni che coglie la buona occasione dopo un periodo nero. Lei è una collega trentenne con ben altra fortuna professionale che ottiene, però, inaspettatamente, la parte principale femminile (sarà la sfortunata Eleonora) nonostante un provino assai poco convinto: magnifico prologo in videocamera, astrale, sgranato, schizoide, efficacissimo.

Laura (una strepitosa Sandra Ceccarelli) e Stefano (un cinico e tormentato Luigi Lo Cascio) si conoscono durante le prime prove. Si osservano, si studiano via via sempre più complici finendo per fronteggiarsi apertamente e spietatamente. Orgogliosi, avvelenati, ma innamorati come bestie. Così, il romantico copione che i due giovani interpretano si intreccia sempre più profondamente con la loro storia sentimentale e le immagini riflesse si sovrappongono e si moltiplicano smisuratamente.

Piccioni lavora soprattutto su questi tortuosi rimbalzi, sorretto da una sceneggiatura magistrale che mantiene sigillata qualunque uscita di sicurezza incollando la schiena alla poltrona per due ore. C'è sempre un'angoscia sottile, una claustrofobica tensione anche negli scambi apparentemente più leggeri. L'ambiguo "candore" di Laura, l'instabilità di Stefano così come lo squallore dei produttori e dei vari traffichini che gravitano attorno all'ambiente cinematografico amplificano il costante disagio di situazioni al limite del controllo.

Un lungometraggio molto complesso, stratificato, sommesso. Un'opera controversa, ingiustamente sottovalutata, che esprime, invece, un grado di ricerca, di elaborazione stilistica e di raffinatezza difficilmente rintracciabili nell'odierno panorama italiano.