CAST & CREDITS

cast:
Anna Kendrick, Skylar Astin, Ben Platt, Brittany Snow, Anna Camp, Rebel Wilson

regia:
Jason Moore

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
112'

produzione:
Elizabeth Banks, Paul Brooks, Max Handelman

sceneggiatura:
Kay Cannon

fotografia:
Julio Macat

scenografie:
Barry Robinson

montaggio:
Lisa Zeno Churgin

costumi:
Salvador Peréz Jr.

musiche:
Christophe Beck, Mark Kilian

Voices | Recensione | Ondacinema

Voices

di Jason Moore

commedia, musicale, Usa (2012)

di Antonio Pettierre

Voto: 4.0

A circa metà della storia, Jesse (Skylar Astin) invita Beca (Anna Kendrick) - i due protagonisti di "Voices" - a guardare insieme una serie di film, ma Beca non ne è entusiasta perché "non ama il cinema". Jesse le chiede come sia possibile che non le piaccia vedere film e lei risponde che sono "tutti prevedibili e si sa sempre come vanno a finire". Ed è strano che la definizione più calzante di "Voices" la dia l'attrice principale della pellicola.

Diretto da Jason Moore - al suo debutto dietro la macchina da presa e con una lunga gavetta televisiva ("Dawson's Creek" e "Brothers & Sisters", tra le serie più famose) e di musical (nel 2004 ha avuto anche una candidatura ai Tony Awards per la regia) - "Voices" è una commedia musicale giovanile di ambientazione universitaria, la cui forza doveva essere la performance canora degli attori. Inoltre, Skylar Astin proviene dai musical, Anna Kendrick ci sorprese per la sua interpretazione a fianco di George Clooney in "Tra Le Nuvole" e la presenza di giovani attori e attrici che sapessero cantare e recitare, diretti da un regista come Moore, erano le premesse per un film divertente e onesto (nel suo significato di dignità e decoro). Insomma, ci si poteva attendere un prodotto di genere dell'industria cinematografica statunitense.

Invece, "Voices" è ben al di sotto di qualsiasi standard produttivo. La sceneggiatura non è solo prevedibile e si sa come va a finire (una battuta diegetica che diventa un giudizio extradiegetico da applicare alla pellicola in questione) ma ha pure uno svolgimento piatto e lineare: la macrostruttura è divisa in un prologo (la prima esibizione delle Bellas della Bardem University alla finale internazionale dei cori universitari che cantano a cappella a New York) in tre parti centrali (la preparazione alle finali regionali della formazione con le nuove matricole e poi alla semifinale e alla finale della gara annuale per i cori) e in un epilogo, senza nessun crescendo né emotivo né drammaturgico. I dialoghi risultano banali e pieni di nonsense e di allusioni sessuali esplicite e implicite, in un effluvio di battute e situazioni trite, dove i personaggi sono figure senza alcuna profondità emotiva (anche la Kendrick, pur con tutta la buona volontà, si annulla sullo sfondo di una struttura che non si trasforma mai in altro da sé). Nel film c'è la continua citazione a "Breakfast Club" in un rimando cinematografico a una cultura giovanile come esempio che sottende l'evoluzione del rapporto tra i due protagonisti, ma che nella realtà filmica diventa solo un espediente per colmare un buco drammaturgico della sceneggiatura.

Almeno le performances musicali possono essere godibili, si chiede lo spettatore? Purtroppo, "Voices" è lontano anni luce-frames da film dello stesso genere, come ad esempio "Sister Act 2" oppure "School Of  Rock" - dove lì, sì, si possono vedere e ascoltare sequenze musicali in una messa in scena accurata e in una messa in serie funzionale alla narrazione. Le esibizioni dei cori a cappella in "Voices" sono sempre trattenute e tronche, mai coinvolgenti. Oltretutto, ci sono dei veri e propri sprechi nell'utilizzo del mezzo cinematografico che non riescono a salvare neanche il salvabile. A titolo di esempio: i continui movimenti di macchina stanno addosso agli attori durante le esibizioni, in qualche modo soffocando la visione allo spettatore (e anche nei campi e controcampi delle sequenze recitate la macchina da presa ha quasi sempre un movimento aggiunto del tutto superfluo per la riuscita della messa in quadro); oppure, l'uso dello split screen in modo scriteriato, senza creare nessun supporto al montaggio interno, durante la sequenza delle audizioni delle nuove matricole, per essere scelte nei gruppi canori, dove, invece, poteva rivelarsi un'idea interessante mostrare e far ascoltare la molteplicità delle voci e dei volti (dando la sensazione della composizione di un unico coro universale). Del resto, il direttore della fotografia Julio Macat ha fatto un uso delle luci che hanno reso ancora più piatta tutta la messa in scena, già povera di per sé.

E alla fine, uno si chiede dove siano finiti i circa diciassette milioni di budget per un film così modesto che non riesce a stare al passo nemmeno a format televisivi come X-Factor o The Voice.