CAST & CREDITS

cast:
Vanessa Ferlito, Shia LaBeouf, Josh Brolin, Carey Mulligan, Eli Wallach, Susan Sarandon, Frank Langella, Austin Pendleton, John Bedford Lloyd, Michael Douglas

regia:
Oliver Stone

distribuzione:
20th Century Fox

durata:
136'

sceneggiatura:
Allan Loeb, Stephen Schiff, Stanley Weiser, Oliver Stone

fotografia:
Rodrigo Prieto

scenografie:
Kristi Zea

montaggio:
David Brenner, Julie Monroe

costumi:
Ellen Mirojnick

musiche:
Craig Armstrong

Wall Street: il denaro non dorme mai | Recensione | Ondacinema

Wall Street: il denaro non dorme mai

di Oliver Stone

drammatico, Usa (2010)

di Rocco Castagnoli

Voto: 6.5
"Il denaro è una puttana. Ti sta a fianco nel letto, ti guarda sempre, anche di notte. Il denaro non dorme mai".
Con questo quote ad effetto Oliver Stone fa tornare prepotentemente alla ribalta cinematografica uno dei personaggi più riusciti della sua filmografia, ovvero il finanziere d'assalto Gordon Gekko, tremendo analista della società americana e al contempo suo ineffabile approfittatore, calcolatore e capitalista quanto basta per potersi permettere soldi e successo senza rovinarsi, sostenitore del motto "l'avidità è un bene" ma anche al tempo stesso lucido e spietato occhio metaforico del regista stesso verso un mondo che è da sempre stato parte di lui (il padre è stato un famoso agente di borsa).

Stiamo parlando di "Wall Street", film del 1987 che portò alla ribalta non solo il marcio e lo sporco dell'-allora- rampante mondo degli yuppies finanziari, ma anche alla gloria dello star-system hollywoodiano quel Michael Douglas mai finora così cinico, subdolo e completamente calato nella parte (difatti ci guadagnò un'Oscar, fama mondiale, nomea da stronzo di prima classe).
Da allora quasi 15 anni sono passati, l'America è cambiata, sia Gekko che il suo delfino di allora, lo spavaldo Bud Fox (un Charlie Sheen che nel film doveva tener testa anche al suo vero padre) sono finiti in prigione, un tipo di mondo è tramontato e passato di moda. Vero? Non proprio.

Il motivo per il quale Stone decide di tornare alla fine sulla via finanziaria più famosa del mondo è difatti presto detto: il grande tonfo del 2008, la crisi bancaria che non risparmiò nessuno e che ebbe effetti devastanti sull'economia mondiale, non è in realtà altro che un conseguente effetto (di nuovo) della politica spregiudicata e illegale di molti sedicenti affaristi, così come negli anni 80. Possono cambiare le tecnologie, gli apparecchi, i mezzi, ma alla fine che si tratti di un rampante banchiere (James Brolin) o di un anziano businessman (Frank Langella) ognuno ha i suoi scheletri nell'armadio, né più né meno che il Gekko di tanti anni fa; e prima o poi finirà col scontarli.

Stupisce, invece, di come, concentrandosi sui personaggi primari, quel Jake Moore (un disinvolto Shia LeBeouf) che dovrebbe essere diretto figlio di Bud Fox, e quel Gekko odierno che invece (causa anche le note vicende sanitarie personali dell'attore) risulta quasi il nonno di quello passato, Oliver Stone vada a descriverli con un occhio insolitamente indulgente: così, per quanto possa ambire a una carriera fulminante nel mondo della finanza, Moore ha comunque un progetto di finanziamento di un laboratorio ecoenergetico a salvargli ideali e anima; e allo stesso modo, per quanto Gekko sembri alla fine tornare a vestire i completi gessati del falco finanziario, non rinuncerà a salvare figlia e genero, invece di approfittarsi di loro.

La chiave, volendo, sta tutta in quel beffardo e fulmineo cameo di Charlie Sheen a metà film: ovvero quanto Gekko e Fox si rincontrano casualmente ad un pranzo di gala: uno imbucato solo per poter parlare di nascosto con la figlia, l'altro (che avevamo lasciato redento e carcerato) invece tornato a essere dissoluto viveur e playboy da quattro soldi. L'anima degli anni 80 che torna sotto i suoi due contraddittori aspetti, insomma.

Stilisticamente, invece, Stone rimane nostalgico di quello che fu uno dei suoi film comunque più riusciti e non rinuncia a "citarlo" sotto vari aspetti: carrellate prese pari pari dal famoso incipit originale, i Talking Heads stavolta sotto forma di David Byrne solista, Stone stesso nel cameo, gossip e battibecchi in perfetto gergo finanziario che diventano però tramite efficaci split-screen scene di riuscita resa drammatica. Manca comunque, va detto, quel formidabile "in più" che, sotto forma di Douglas/Gekko (qui purtroppo di molto ammorbidito), trasfigurava il film e lo rendeva ferocissimo, frenetico, affascinante; proprio come lui.

Sentito l'omaggio all'ottuagenario Wallach e alla sua immortale musichetta, simpatico il confronto fra i supertecnologici palmari di adesso e gli ingombranti Olivetti di ieri, goffi e quasi inutili alcuni tecnicismi (iridi, inserti di computer grafica) fatti un po' per l'anima del niente. Ci resta, comunque, l'immagine eloquente di una "caduta" dall'ultimo piano del grattacielo il giorno del crollo della borsa, e forse altra metafora, di questi tempi, non poteva servire meglio.