CAST & CREDITS

regia:
Andrew Stanton

distribuzione:
Walt Disney Pictures

durata:
98'

produzione:
Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures

sceneggiatura:
Andrew Stanton, Jim Reardon

fotografia:
Danielle Feinberg

scenografie:
Ralph Eggleston

montaggio:
Stephen Schaffer

musiche:
Thomas Newman, Peter Gabriel

WALL•E | Recensione | Ondacinema

WALL•E

di Andrew Stanton

animazione, Usa (2008)

di Diego Capuano

Voto: 8.5

Aveva la tristezza negli occhi Wall-E. Solo, in un mondo popolato da polvere e rifiuti. Un vecchio rimorchio di un autotreno è la sua casa, un minuscolo insetto il suo miglior amico. Le giornate si ripetono meccanicamente in uno scenario futuristico (anno 2815) che inquieta e mette i brividi, in un infinito spazio che la fotografia cattura in tutti i suoi pori soleggiati e fumosi, mai dipinti da accesi colori. Eppure, captata da quei mega-schermi stradali ancora attivi, sa che al di là c'è una realtà che cerca di scovare con quei tristi occhi-binocolo. Una vita altra che cerca di intravedere ogni sera tra stelle e satelliti; non la trova ma prova e riprova con devozione.
La stessa che mette in campo stoccando immondizia in cubetti che nelle scenografie assumono i connotati di numerosi grattacieli. Settecento anni di duro lavoro quotidiano e una cura per il proprio compito che si avvia a tutti gli effetti verso l'infinito.

"Hello Dolly" è un musical di Gene Kelly (ma non da lui interpretato) del 1963. Danza e amore.
Nell'elogio al vecchio oggetto da non scordare, una vecchia videocassetta di quel film è scampata al disastro collettivo. L'unico robot non disattivato e l'unica vhs che ancora vive e regala emozioni da replicare, delle note ascoltate, registrate, riproposte in terra come in cielo, fanno da colonna sonora personale, ma soprattutto da maestra di vita: passi di danza che sprigionano una gioia di vivere da non perdere, sguardi e labbra che si accarezzano che scuotono il piccolo Wall-E, che cattura lo spirito del contesto, di un amore mai trovato ma in fondo sempre sperato. È incantato davanti allo schermo, l'uomo e la donna che si avvicinano, ma guardandosi intorno la solitudine
abissale rende sconfortante il suo grande desiderio d'amore.

Avete presente quando si sogna un amore piovuto dal cielo? Eve piove dal cielo, in un giorno che si appresta a replicare l'andazzo dei 255500 già vissuti in perfetta solitudine. Appare vagando curiosa ma impaurita da estranee forze ostili, che rischierebbero di assaggiare il suo grilletto facile.
Wall-E (Waste Allocator Load Lifter - Earth class, Sollevatore Terrestre di Carichi di Rifiuti) e Eve (Extraterrestrial Vegetative Evaluator, Esaminatore di Vegetazione Extraterrestre) diventano protagonisti di una storia d'amore disperata e totale, che comincia come "Susanna" di Howard Hawks, ovvero con la "donna" che riesce ad accalappiare l'"uomo" facendolo capitolare, prosegue con un tentativo commovente di starle vicino a ogni costo, culminato poi in una danza spaziale, un grande momento di grazia, leggiadria e di una poesia quasi sconcertante.
L'happy end è d'obbligo, ma nel frattempo abbiamo assistito a una variante di lezione melò da custodire per sempre, dove viene tracciata l'ipotesi dell'amore che va al di là di ogni possibile barriera, dove un robot ultracentenario può amare alla follia, ed essere corrisposto, un robot di nuova generazione dal design visibilmente più moderno e scattante.

Fino all'atterraggio sulla mega-astronave Axiom, dove l'umanità sopravvive da settecento anni, il film è un ipnotico viaggio (senza alcun dialogo: il protagonista emette pochi suoni e pronuncia quasi esclusivamente il suo nome e quello dell'amata) che delinea frontiere inedite per il cinema d'animazione e non solo, un'esperienza indimenticabile e non semplice (attenzione: i bambini stavolta potrebbero rimanere spiazzati davanti ad un universo visivo tanto complesso).
Nella seconda parte, pur potendo contare su momenti altrettanto significativi (si è già detto del balletto meccanico spaziale) e su gustose supposizioni (l'umanità ridotta a ciccioni scansafatiche, che però in compenso ci appaiono di animo gentile e bonario rispetto alla civiltà odierna), il film vira verso un andamento più tradizionale, tra citazioni (evidente l'omaggio a "2001: Odissea nello spazio" di Stanley Kubrick), azione e messaggi non esattamente inediti.
Eppure anche in questa lunga fase narrativa, sfruttando alla perfezione personaggi meccanici e tecnologici, l'animazione riesce a regalare altrettante innovazioni stilistiche con un ritmo, a tratti tanto forsennato rispetto a quello che avevamo visto fino a quel momento, che quasi confonde e si fa ridondante.

Wall-E, così, sempre in nome del suo eterno amore riesce, quasi suo malgrado, a rendersi eroe e portatore di un messaggio ecologico (la piantina è il primo elemento visibile sulla terra che fa da macchia al grigiore accumulato dalle montagne di spazzatura) attualissimo e dunque importante.
Messaggio che mette in luce il complice rapporto tra uomo e robot: la morale è che per salvare la Terra è necessaria la presenza umana, ma nel mondo contemporaneo la mancanza di elementi tecnologici provocherebbe un blocco irreparabile.
Le emozioni riprendono quota nel ritorno al mondo reale, in quel sofferto coronamento amoroso che commuove fino alle lacrime.

Il protagonista, in tal modo, non è soltanto l'ennesima icona ideata da quella stupefacente realtà artistica che risponde al nome di Pixar: è un personaggio da rendere simbolo dei tempi che corrono. "(Un) Wall-E ci salverà (?)".
Wall-E, in fondo, è Buster Keaton nel futuro: quello che il genio passato faceva in "Come vinsi la guerra", così il robottino corre tra rischi e pericoli in nome di un qualcosa di troppo grande per essere mollata senza averci provato. E ci prova, ci riesce, trionfa.
"Wall-E" abbraccia un secolo di cinematografia, sonda il terreno del cinema contemporaneo, si proietta in quello del futuro.