La ragazza del tempo - Weathering With You | Film | Recensione | Ondacinema

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recensione di Pietro S. Calò
7.0/10

In una Tokyo lunare e opprimente, il giovane Hokada trova prima conforto in un gattino, poi la cena per mano della caritatevole Hina, e infine un tetto e un lavoro per opera del signor Suga, malinconico editore di una "rivista esoterica per ragazzi", che lo promuova al doppio ruolo di colf-redattore. In città, intanto, piove a dirotto.
Ultimo attesissimo film licenziato da Makoto Shinkai, considerato il nuovo genio dell’animazione da molti degli orfani di Miyazaki (che, tra l’altro, è ancora vivo). Eredità pesante, che lo stesso Makoto considera un macigno, come si può evincere da una recente e pensosa intervista in cui si interroga sulla difficile convivenza di arte e spettacolo, poetica e botteghino, per un pubblico indifferentemente giovane o maturo, insomma il genio innato e forse irripetibile del vecchio Hyao. Il buon successo di "Your Name." Sembrava già averlo instradato ma se “5 cm al secondo”, uscito posteriormente in Italia ma che lo precede cronologicamente, aveva già rilevato le, vivaddio, differenze col Genio, il nostro film le problematizza ancor di più, col risultato di una storia qua e là ammiccante, di sfondo furbetto, spesso risolta in afasia, quella di Hokoda che urla senza sapersi spiegare, fugge e spintona, nega, arrossendo e urlando, di non stare guardando le tette della signorina Natsumi, e infine spara pure due colpi di pistola.
Ma valutare un film e un regista in contrapposizione a un altro (regista) è un’operazione deprecabile, che nega i talenti e le visioni di un artista in possesso degli uni e delle altre. "Weathering with You" è un opera orizzontale, dispiegata nell’anime e in una light-novel già in circolazione, mentre la versione a fumetti pare sia già prevista nel futuro prossimo. Esattamente come "Your Name." e "5 cm al secondo", che hanno già esperito le tre diverse forme di comunicazione. Al di là della facile ironia sullo sfruttamento di un quasi-franchise, possiamo congetturare che Makoto, sempre soggettista e autore delle sue sceneggiature, riesce a trovare la piena espressione attraverso la polisemia, di cui sarebbe utile un’analisi comparata, di cui non possiamo dar conto.
Quel che sappiamo è la promozione dei Radwimps, celebre band J-Pop che ha scritto anche la colonna sonora di "Your Name.", e della coppia Masayoshi Tanaka (character disegner) - Hiroshi Takiguchi, responsabile dei fondali di una Tokyo che molto spesso assomiglia a una trappola per topi. Come sempre, Makoto ha tenuto per sé il ruolo di color designer, attività che nel nostro film lo ha impegnato a fondo e da cui esce ampiamente promosso.
La selezione e la gradazione dei colori sono le parti decisamente meglio riuscite della storia, al punto da poterne essere il soggetto.
La metropoli, troppo verticale per degli adolescenti in fase di sviluppo, è concepita essenzialmente dal basso, sia che si ascenda fino al cielo sia che si resti lì, a volte stesi sul selciato col sangue che sgorga sulla fronte; è il basso delle loro altezze che conferma il mondo abietto degli adulti, vicoli-ripostiglio-immondezzaio alle spalle delle fastose insegne luminose dell’ingresso, sulle vie principali, e che sono in realtà un McDonald e un bordello. Nella semioscurità di una suggestiva metonimia, che accomuna sesso, cibo-spazzatura e pistole, l’architettura si fa opprimente e il chiaroscuro angosciante. Ma il vero colpo di genio è consistito nel rendere Tokyo il pentolone delle fattucchiere, agitato dalle "sacerdotesse del bel tempo" che, previa preghiera sincretica cristiano-shintoista, a mani giunte ma rivolta a una ringhiera di metallo, riportano il sole e scacciano la pioggia.
Hina è una di loro, ma il prezzo da pagare è detto altissimo, una regressione alla forma anfibia fino alla scomparsa definitiva.
E proprio qui, lungo tutto il film, che Makoto ha deciso di promuovere il color design a vero e proprio montaggio, che nella sua stretta necessarietà formale si riduce a semplici stacchi e a una notevole dissolvenza in nero che sospende l’avvenimento più cruciale in cui tutto può succedere, anche la fine del mondo. Il montaggio del film, insomma, è tutto interno, con la gradazione di colori nella stessa inquadratura, con la metamorfosi delle forme che regrediscono a forme più elementari (Hina) o trascendono in spiriti vaganti (la pioggia), tutto sotto i nostri occhi, come per rinforzare il concetto di un vero e proprio miracolo. Le declinazioni del blu e del grigio si contano a decine, quasi a scavalcare la scala-Pantone, e la visione macroscopica e panfocus del cinema trova qui tutta la ragione del suo (ancor) essere.
A un occidentale viene facile paragonarle alle Ninfee di Monet, quelle in cui l’effetto liquido-solido cooccorre e prolifera, come il corpo stigmatizzato di Hina.
Le gocce d’acqua, nel loro movimento innaturale di ascesa, sono simili a spermatozoi, dispensatori di vita, e somigliano anche alla membrana protettiva di Ponyo, il pesciolino che diventerà bambina. I cumulo-nembi, per contro, trovano corrispondenza alle corazzate-castelli che solcano i cieli di Laputa e Howl. E siamo tornati a Miyazaki.
Il character design non aggiunge molto a ciò che avevamo già ammirato in "Your Name.". L’estetica Shojo, priva di connotazione sessuale, ripropone nel nostro film "un ideale femminile a cavallo di un adulto a metà e un piccolo adulto in fase embrionale" (cfr Maria Roberta Novielli, "Animerama"). L’ammiccamento alla prosperosa Natsumi è solo una piccola concessione, il pivot del film è la fisicità snella e asessuata di Hina, cui Tanaka ha aggiunto alcune spigolosità del mento e delle impercettibili zone d’ombra sulle guance che denotano la maturità di un volto che non sempre ha sorriso ed è stato spensierato come l’età suggerirebbe. Hina, si scoprirà poi, è molto più giovane di quanto affermi.
È su questo equivoco minore, che avrebbe frenato l’amore di un adolescente per una ragazza più matura, che si gioca anche, ancora ammiccata, la lotta tra il sentimento personale (ninjo) e il dovere sociale (giri), il dilemma che attanaglia Hokoda quando deve scegliere tra l’amore e il Diluvio Universale.

Dopotutto, il tempo è il concetto guida del polimorfo universo di Makoto Shinkai.
Che sia il tempo che scorre, avversario storico delle sue storie, fin dall’inizio, o che si tratti del tempo meteorologico, i suoi eroi se lo ritrovano sempre d’intralcio, Ottuso Opponente. È un concetto che la sociologia nipponica ha battezzato Sekaikei, letteralmente "tipi di mondo", in cui è sempre questione di una storia d’amore, rigorosamente eterosessuale, in cui la ragazza è di norma materna e protettiva, sullo sfondo di uno scenario apocalittico sul quale molto possono i nostri eroi solitari, senza storia, famiglia, o istituzioni che si occupino di loro; una serie di assenze che sono esse stesse concausa del disastro imminente.
E questa è esattamente la strada di Makoto Shinkai, fin dai suoi esordi, fin da quel capolavoro ancora ineguagliato che è "La voce delle stelle".


13/10/2019

Cast e credits

cast:
Chieko Baishô, Kentaro Araki, Nana Mori, Kotaro Daigo


regia:
Makoto Shinkai


titolo originale:
Tnki No Ko


distribuzione:
Toho - Dynit - Nexo Digital (Italia)


durata:
111'


produzione:
"Weathering With You" Film Partners - Toho - CoMix Wave Films - Kadokawa


sceneggiatura:
Makoto Shinkai


fotografia:
Ryôsuke Tsuda


scenografie:
Atsushi Tamura (supervisione animazione) - Masayoshi Tanaka (character designer) - Hiroshi Takiguchi (fondali)


montaggio:
Makoto Shinkai


musiche:
Radwimps


Trama
In una Tokyo lunare e opprimente, il giovane Hokoda è salvato da un maturo ubriacone, consolato da un gatto, e infine soccorso da una giovane stramba. Piove. Ma può piovere per sempre?
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