Wendy e Lucy | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Diego Testa
8.0/10

You can’t get an addres without an address.
You can’t get a job without a job.
It’s all fixed.

La guardia giurata, "Wendy e Lucy"


Spesso nelle prime sequenze dei film di Kelly Reichardt il soggetto della ripresa compie un movimento parallelo rispetto al punto di vista dello spettatore. In "Wendy e Lucy" il passaggio di alcuni treni merci è seguito dalla scena di una donna e del suo cane che giocano nel bosco: il primo e i secondi attraversano lo schermo da un lato all’altro.

Che siano protagonisti umani o mezzi di trasporto, l’osservazione del movimento rappresenta sia una fotografia su tempi e luoghi della narrazione, sia la condizione di spostamento che Kelly Reichardt impone ai suoi racconti. Un moto interrotto, scandito dalla necessità di trovare un luogo in cui sostare e mai davvero iniziato.
È quello che accade a Wendy e al cane Lucy, costretti a sospendere il viaggio attraverso gli Stati Uniti in Oregon a causa di un guasto al motore dell’automobile. Il dito sulla mappa è puntato verso nord, Alaska (fig. 1): pochi soldi e la speranza di trovare un lavoro arrivata a destinazione. Lucy però si smarrisce e inizia la ricerca di Wendy.

 Fig. 1. L'obiettivo di Wendy è un punto indicato sulla mappa, elemento simbolico del viaggio e in questo caso della sua sospensione


Kelly Reichardt osserva i suoi personaggi partendo da una condizione di instabilità, non soltanto economica. La mancanza di denaro è l’effetto di una condizione sociale alienante che la regista/sceneggiatrice registra sulla pelle di persone vagabonde, in una fase della loro vita in itinere: il dramma non si dirige verso una crescita o un cambiamento, ma si mescola alla risoluzione di imprevisti e di risposte a contingenze spesso casuali, inserite in una storia che non può essere restituita interamente nella durata di un lungometraggio. Sensazione rafforzata dall’interpretazione che Reichardt dà del suo collaboratore in fase di sceneggiatura e scrittore dei soggetti di ogni opera, Jon Raymond: 'Ho letto il suo romanzo, The Half-Life, e stavo guidando attraverso il paese mentre lo leggevo, e all'improvviso ti viene in mente che questo è un romanzo su tutto. La sua scrittura è così, ti arriva di soppiatto. E il compito è quello di tradurlo, visualizzarlo, nei film'1.
Descrizione del soggetto di "First Cow" (2019) applicabile al resto della produzione dello scrittore, a giudicare 
dagli adattamenti della regista.

Ecco dunque a cosa serve il montaggio nei film di Reichardt, curato da lei stessa: scandisce il trascorso temporale (si pensi al presente dell’incipit di "First Cow" collegato al passato), allontanandosi dal realismo sociale di Ken Loach per aderire a un altro tipo di rappresentazione, risultando molto più astratta e priva di spiragli sentimentali, dettata da alcune regole di genere a cui obbligatoriamente sottrarsi. "Wendy e Lucy" vorrebbe svolgersi on the road ma si arena in una deserta provincia svuotata di umanità, abbrutita dal criterio con cui si applicano i regolamenti e affossata dalla mancanza di lavoro. La restituzione astratta dei topoi di riferimento, una dissonanza rappresentativa, si abbina alle impossibilità dell’individuo americano, al suo conflitto tra essere e abitare (Wendy non può lasciare un indirizzo di residenza a chi glielo chiede). Wendy sta davvero scegliendo di spostarsi? Non si può dire con certezza, a differenza di "Into the Wild" (2007) che rappresenta il viaggio come distacco voluto dalla società borghese. "Wendy e Lucy" racconta dell’indigenza e dell’invisibilità, come mostrano gli emblematici close-ups di un gruppo di ragazzi attorno al fuoco a inizio film, un’eco dei primi piani di Sergio Leone per il modo in cui annulla e comprime la spazialità.

La lettura disillusa e ruvida della porzione di realtà rappresentata, figlia dell’amministrazione Bush2, rende "Wendy e Lucy" privo della presenza costante della natura sulla quale abitualmente Kelly Reichardt si sofferma, addirittura discorso ecologico nel thriller "Night Moves" (2013). Per essa vi è poco spazio; c’è piuttosto un’urgenza di coprire la staticità di Lucy con gli interstizi suburbani (fig. 2). I boschi anzi divengono un confine semantico oltre il quale vi è probabilmente una condizione a cui Lucy si sta involontariamente avvicinando: l’incontro con un uomo molesto, durante una notte passata a dormire sotto gli alberi, che le confessa alcuni omicidi è di una spaventosa rivelazione. Lucy vede sé stessa in quell’incontro, terrorizzata si rifugia in un minuscolo bagno pubblico.
L’idea del confine, teorema western affrontato anche in "Meek’s Cutoff" (2010), attraversa "Wendy e Lucy" per tutta la durata: dalle proprietà in cui è vietato sostare, al limitare del bosco, fino alla recinzione che separa Wendy da Lucy, rappresentazione di un elemento che separa invece di delimitare, allontana piuttosto che rendere prossimo.

Fig. 2. Il senso di spostamento è spesso evocato dai mezzi di trasporto, le auto sul vetro in questo caso, mentre Wendy si trova in una condizione di staticità

 
I film di Kelly Reichartd sono spesso altro rispetto all’immediatezza con cui si rendono, volendo l’autrice rendere prima della riflessione politica, anche la storia di una condizione umana e sociale. Le diseguaglianze in seno alla società americana, rese con metodologie di genere contrarie al comune approccio cinematografico, si inaspriscono fino alla trasformazione dell’individualità: gli eccessi in "River of Grass" (film di debutto), le ruberie nel film trattato e in "First Cow", la condizione femminile in "Meet’s Cutoff" e "Certain Women" (2016). Certamente ritorna anche il tema dell’amicizia caro alla regista di Miami, sondato in costante sottrazione (l’unica musica è una flebile nenia a inizio e fine film scritta da Will Oldham).
Il disinnesco del genere non cambia il valore dello stesso, piuttosto lo rende un rumore di fondo contrastante con le ambizioni dei personaggi, processo molto simile che applica Tim Sutton, altro regista indipendente, in film quali "Dark Night" (2016) o "Funny Face" (2020) seppur con ben altre intenzioni e modi di rappresentazione. Opposto invece il lavoro di Cloé Zhao, richiamata qui per affinità tematiche, la quale riserva alla riflessione sugli spazi americani uno sguardo di confronto e stabilità con la natura, col western, col viaggio, in particolare in "Nomadland" (2020).

"Wendy e Lucy", e in generale questo utilizzo del genere da parte di Reichardt, obbliga lo spettatore a interrogarsi insieme allo svolgersi della narrazione che puntualmente termina in una sorta di sospensione, una porzione di una storia ancora in divenire, come suggerisce la partenza finale di Wendy dalla provincia: unico momento del film in cui la camera mima il suo punto di vista per la prima volta associato a un movimento, quello del treno su cui poggia la mdp. Forse un nuovo inizio?

 


2 Ibid.


19/09/2021

Cast e credits

cast:
Michelle Williams, Walter Dalton, Larry Fessenden, Will Oldham, John Robinson, Will Patton


regia:
Kelly Reichardt


titolo originale:
Wendy and Lucy


durata:
80'


produzione:
Filmscience, Glass Eye Pix, Field Guide Films


sceneggiatura:
Kelly Reichardt, Jon Raymond


fotografia:
Sam Levy, Greg Schmitt


scenografie:
Ryan Smith


montaggio:
Kelly Reichardt


costumi:
Amanda Needham


musiche:
Will Oldham (tema)


Trama

Wendy e ill cane Lucy sono costretti a sospendere il viaggio attraverso gli Stati Uniti in Oregon a causa di un guasto al motore dell’automobile. Il dito sulla mappa è puntato verso nord, Alaska: pochi soldi e la speranza di trovare un lavoro arrivata a destinazione. Lucy però si smarrisce e inizia la ricerca di Wendy.