CAST & CREDITS

regia:
Mamoru Hosoda

distribuzione:
Dynit

durata:
117'

sceneggiatura:
Mamoru Hosoda

musiche:
Takagi Masakatsu

Wolf Children | Recensione | Ondacinema

Wolf Children

di Mamoru Hosoda

dramma familiare, fantastico, animazione, Giappone (2012)

di Alberto Mazzoni

Voto: 6.5

La studentessa lavoratrice Hana si innamora di Takao, bello e tenebroso, studente, lavoratore e licantropo. Avranno due simpatici bambini-lupo - Ame e Yuki - ma Hana rimarrà sola e crescerli sarà una lotta. Il destino li attende sulle montagne giapponesi, dove ogni bambino troverà la sua strada. Mamoru Hosoda torna, dopo il successo del sopravvalutato "Summer Wars", alle famiglie bizzarre che vivono fuori città, e alla sua meravigliosa palette cromatica. Questa volta il parco personaggi è più ristretto ed efficace, la trama più interessante, e "Wolf Child" si può considerare un anime abbastanza riuscito.

La storia si compone di tre blocchi. Il primo, il migliore, è una sorta di Ken Loach con licantropi. Difficoltà e momenti di gioia urbana di una coppia di marginali che tenta di andare avanti e addirittura di mettere su famiglia nonostante le circostanze avverse. Ci sono l'attenzione al lavoro (lei in una lavanderia, lui in una ditta di trasporti), le discussioni sui soldi, la stanchezza. Ci sono pure gli assistenti sociali cattivi. D'altro canto è una storia d'amore, di una giovane coppia prima e di una madre per i propri bambini "speciali" poi, quindi si fa la spesa assieme, si cucina e si mangia, si affrontano le questioni di salute dei piccoli e ogni tanto si trova il momento di guardarsi o di guardare le stelle. Il tutto è girato con molta delicatezza ed è difficile non empatizzare con i due protagonisti. Il secondo blocco è una sorta di "Il vento fa il suo giro", ma con compaesani buoni. Per il bene dei figli Hana lascia la città ostile e torna a vivere nelle montagne di origine del padre. Grazie alla solidarietà del contado riuscirà ad apprendere i mestieri contadini e a trovare il suo posto. Questa parte francamente è di interesse scarso e, purtroppo, lancia dalla finestra il realismo sociale della prima, dato che Hana sopravvive per 4 anni senza stipendio con l'affitto da pagare, due bambini e nessuna assistenza familiare o sociale (vedi sopra). Ovviamente se il contesto fosse completamente fiabesco non sarebbe un problema, ma in questo caso suona come un tradimento della prima parte della storia. Il blocco finale prevede la scelta tra le due identità per i bambini - vivere tra gli umani o tornare nella natura? Notare che la seconda opzione è resa difficile dal fatto che in Giappone i lupi sono completamente estinti (barbari!). A rischio banalità dato l'argomento usurato, il finale è invece interessante, composto com'è da due romanzi di formazione antitetici (i primi amori tra i banchi vs contendersi le prede con altri animali). Nel finale la potenza degli elementi assegnerà ad ognuno il suo destino.

La caratteristica grafica di Hosoda è quella di far muovere su sfondi realistici personaggi efficacemente stilizzati che consentono quindi una animazione molto fluida. Questo stile, combinato con una tavolozza molto bella e con inserti (quasi sempre) discreti di Computer Graphics quando ce n'è bisogno fanno di "Wolf Child" un'opera bella da guardare. Meno azzeccate le scelte di insistiti tagli con inserti neri e di una colonna sonora troppo enfatica, entrambi elementi che danneggiano la leggerezza che è il punto di forza del film. Peccato per questi difetti, che combinati con alcuni passaggi un po' bizzarri (Yuki non solo è identico al padre, ma la madre evidentemente lo veste e lo pettina in modo che ne sia la copia esatta), e con la pesantezza del blocco centrale, non consentono al film di realizzare le proprie potenzialità. Ad ogni modo piacerà agli appassionati del genere e alle madri alternative (le migliori).