CAST & CREDITS

cast:
Charles Dance, Max Irons, Tatiana Maslany, Katie Holmes, Daniel Brühl, Ryan Reynolds, Helen Mirren

regia:
Simon Curtis

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
110'

produzione:
David M. Thompson, Kris Thykier

sceneggiatura:
Alexi Kaye Campbell

fotografia:
Ross Emery

montaggio:
Peter Lambert

musiche:
Martin Phipps, Hans Zimmer

Woman in Gold | Recensione | Ondacinema

Woman in Gold

di Simon Curtis

drammatico, Usa/Gran Bretagna (2015)

di Vincenzo Lacolla

Voto: 4.5
Basata su fatti realmente avvenuti, la vicenda è delle più interessanti. In seguito alla morte della sorella, l'austriaca Maria Altmann, ebrea di origini e residente negli Stati Uniti fin dalla giovinezza, recupera alcuni documenti e scambi epistolari relativi al celebre "Ritratto di Adele Bloch-Bauer" di Gustav Klimt. La "Monna Lisa d'Austria" è infatti il ritratto di sua zia, moglie di un ricco industriale e collezionista viennese, che all'epoca dell'Anschluss venne trafugato dai nazisti insieme agli altri averi della sua famiglia, per poi diventare, anni dopo, il pezzo forte nella collezione della Galleria Austriaca del Belvedere. Decisa a riottenere il dipinto come rimborso morale per il dramma subito dai suoi congiunti, approfittando anche della decisione del governo di restituire ai legittimi proprietari le opere d'arte sottratte dai nazisti, Maria si rivolge al figlio di una vecchia amica, l'avvocato Randy Schönberg, anch'egli di origini austriache e nipote nientemeno del compositore Arnold Schönberg. Inizia così un lungo ed epico conflitto legale che porterà entrambi non soltanto a scontrarsi con lo stato austriaco, ma più di ogni altra cosa a chiudere i conti con il proprio passato.

Il piatto è tutto sommato ricco e accattivante: c'è la storia di una pietra miliare della storia dell'arte occidentale, ci sono la memoria e gli affetti di una donna matura che, a distanza di anni, avverte la necessità di rimarginare delle ferite ancora aperte e di rivolgersi alle proprie origini, e a fianco un giovane uomo che scopre le sue origini senza averne la benché minima intenzione. E poi, sullo sfondo, c'è il violento e inarrestabile irrompere della Storia che sconvolge tragicamente i destini del singolo, di una famiglia, di una nazione. Un vero peccato, allora, che Simon Curtis non riesca ad assemblare né a svolgere adeguatamente nessuno di questi elementi, risolvendoli in una pigra e inconsistente operazione cronachistica che, per altro, si pone esplicitamente come debole filiazione di "Philomena" di Stephen Frears. Evitando di far leva sul potere fascinatorio del capolavoro di Klimt, emblema della Vienna dorata della Secessione, il film si divide tra il lineare e prevedibile resoconto delle traversie dei due protagonisti, dalle caratterizzazioni povere e dall'alchimia non particolarmente persuasiva, e alcuni flashback nell'Austria del 1938 che riducono la Storia a una serie di sbiaditi quadri familiari, mirati più a commuovere (invano) con una serie di facili passaggi retorici che a cogliere qualche tratto significativo dei tempi. Su tutto, ad avere la meglio è l'aria frettolosa dello sceneggiato televisivo. Eppure, col senno di poi, lo sbrigativo svolgimento narrativo sembra quasi passabile rispetto alle vette di ruffiano patetismo raggiunte nel crescendo finale.

Inevitabilmente influenzate dall'inconsistenza della situazione, le prove degli interpreti sono tutt'altro che memorabili. Se però uno svogliato e poco convinto Ryan Reynolds tocca di frequente l'acme dell'inespressività (meglio sorvolare sulle anonime e risicate particine riservate a Katie Holmes e Daniel Brühl), almeno Helen Mirren, pur inserendo il pilota automatico, riesce in qualche modo a calamitare lo sguardo dello spettatore.