Il fascino del male e della borghesia

del 04/05/2014

Settimana cinematografica in tv imperversata da una ricercata propensione al male, con cult horror, perfidie hanekiane, prodigiose pellicole belliche e assassini seriali. Ma attenzione anche alla rassegna di Rai Movie nel fine settimana sui più grandi capolavori del genio surrealista Luis Buñuel.


bourgeoisie2cd25pt1_600

Domenica 4 maggio

Rusty il selvaggio di Francio Ford Coppola (20.40, Class Tv). Coppola continua il viaggio nel mito americano anni 60 dopo l'epopea adolescenziale della guerra tra bande in "I ragazzi della 56° strada". Il protagonista è il sedicenne Rusty James, interpretato da Matt Dillon, leader di una piccola banda di Tulsa. Il ragazzo, abbandonato dalla famiglia, vive nel mito del fratello maggiore e della sua moto. Un affresco umano dai tratti eroici e malinconici, non privo di simbolismi lampanti sulla continua ricerca del senso della libertà.

I dieci comandamenti di Cecil B. DeMille (21.15, Rete 4). Super colossal made in Usa, remake dell'omonima pellicola diretta dallo stesso regista francese nel 1923. In quasi quattro ore si narrano le gesta eroiche tratte dal Libro dell'Esodo, di Mosè e del lungo e tortuoso cammino del popolo ebraico verso la terra promessa. Una parata di star, ventimila comparse e quindicimila animali sul set a rappresentare l'immane produzione della pellicola che, ancora oggi a quasi sessant'anni, sa regalare grandi emozioni come il passaggio tra le acque del Mar Rosso, reso con strabilianti effetti speciali.

Risorse umane di Laurent Cantet (23.05, Rai 5). Il documentarista al debutto con il cinema di finzione Laurent Cantet filma uno spaccato sulla lotta tra aziende e stagisti/lavoratori, sull'orlo delle innumerevoli ambiguità all'interno del mondo del lavoro. Con questo lavoro, trampolino di lancio per la futura Palma d'Oro con "La classe", il regista francese si aggiudica il Premio César per la migliore opera prima.

Lettere da Iwo Jima di Clint Eastwood (0.35, Iris). Dopo aver filmato una delle battaglie più sanguinose della Seconda Guerra Mondiale attraverso gli occhi dell'America in "Flags of Our Fathers", Eastwood realizza il film gemello che racconta quello che successe a Iwo Jima sotto una prospettiva puramente giapponese: capolavoro di abbacinante bellezza che unisce il coraggio (quello con il quale il regista non si esime dall'inquadrare le atroci crudeltà perpetrate dai soldati della sua nazione) a una possente ed elegiaca nobiltà d'animo.


Lunedì 5 maggio

Hunger di Steve McQueen (21.10, LaEffe). L'esordio al lungometraggio per l'artista di colore vincitore dell'ultima cerimonia degli Oscar con il suo "12 anni schiavo." È la storia vera del rivoluzionario irlandese Bobby Sands, interpretato da un monumentale Michael Fassbender, e del suo sciopero della fame. McQueen comincia qua la sua analisi sul binomio corpo-prigione, che proseguirà con l'ennesimo capolavoro "Shame", sempre interpretato da Fassbender. Vincitore della Caméra d'or per la migliore opera prima al 61° Festival di Cannes.

Nemico pubblico di William A. Wellman (21.10, Iris). Uno dei più classici gangster movie della storia del cinema e uno tra i primi lavori dello statunitense Wellman. Vengono narrate le peripezie di Tom Powers durante il proibizionismo: dall'infanzia ai primi contatti con la malavita, dalle sue più grandi imprese criminali al suo tormentato rapporto amoroso. Impagabile la recitazione di James Cagney che impreziosisce una pellicola entrata di diritto nella storia del cinema di genere.

Bread and Roses di Ken Loach (1.10, LaEffe). Il solito impegno sociale di Loach al servizio di un melodramma ambientato tra Stati Uniti e Messico. È considerato il primo film americano del regista che svela le ingiustizie e le afflizioni legate all'emigrazione clandestina e alla precarietà del lavoro. Sicuramente non uno dei suoi più grandi lavori (qual è invece, nei medesimi temi trattati, "Riff-Raff"), spesso pervaso da formalismo ma che può contare su una gradevole leggerezza in grado di far sorridere più volte.


Martedì 6 maggio

L'isola perduta di John Frankenheimer (23.15, Italia 7 Gold). Ennesima (l'ultima sino ad ora) riproposizione cinematografica del romanzo di Herbert George Wells "L'isola del dottor Moreau", scienziato pazzo che con i suoi orribili esperimenti cerca di assemblare la razza umana a quella animale. Frankenheimer punta di più sugli effetti speciali anziché rimarcare la denuncia del progresso e dell'uomo impazzito che si sostituisce a Dio come nel romanzo wellsiano. Indelebile l'interpretazione asettica di Marlon Brando.

Apri gli occhi di Alejandro Amenabar (0.40, Rai Movie). Thriller onirico dai risvolti melodrammatici diretto dallo spagnolo Amenabar, forte del sorprendente lavoro d'esordio "Tesis". Cèsar è alla ricerca del suo passato: perché si ritrova in un ospedale psichiatrico accusato di omicidio e con il volto sfigurato? Grande successo di pubblico in patria e inevitabile remake hollywoodiano diretto da Cameron Crowe dal titolo "Vanilla Sky" con Penelope Cruz (interprete anche dell'originale) e Tom Cruise.

L'ululato di Joe Dante (3.15, Rai Movie). La risposta di Joe Dante al capolavoro "Un lupo mannaro americano a Londra" di John Landis. La giornalista televisiva Karen White propizia la cattura e l'uccisione di un serial killer che poi si rivelerà essere un licantropo. Un buon horror diretto da un regista abile e visionario al pari di Landis ma che non riesce a raggiungere le vette toccate dal suo collega. Rimane comunque il primo film nel quale la macchina da presa segue l'evoluzione della trasformazione da uomo a licantropo.


Mercoledì 7 maggio

Gran Torino di Clint Eastwood (21.15, Rete 4). Dopo la morte della moglie, Walt Kowalski, reduce della Guerra di Corea, vive da solo in un quartiere multietnico di Detroit. Tanto è deluso dai figli che lo trascurano, quanto mal sopporta i vicini asiatici. Stringerà un rapporto d'amicizia con il giovane Thao, rimettendo in discussione i suoi ideali. Forse l'ultimo grande capolavoro riconosciuto da critica e pubblico del cineasta californiano. Sincero inno alla tolleranza in un mondo sempre più multietnico e schiaffo altisonante all'odierna american way of life.

Riunione di famiglia di Thomas Vintenberg (23.05, Rai Movie). Il regista danese più celebre nel mondo della settima arte al pari del collega  Lars Von Trier mette in scena una commedia dai risvolti strambi e grotteschi, solo apparentemente superficiale. In una piccola cittadina danese si celebrano i 750 anni della nascita della città e gli abitanti sono in subbuglio: il racconto intreccia così le peripezie personali di più personaggi. Un prolungamento al Dogma di "Festen", che sorprese la giuria di Cannes nel 1998.

State of Play di Kevin McDonald (23.40, Rsi La1). Basato sull'omonima miniserie televisiva britannica della BBC, il legal thriller di McDonald incentra la sua storia sul personaggio di Cal McAffrey, scaltro reporter del Washington Globe che si ritrova ad investigare sull'assassinio della giovane assistente, nonché amante, del deputato Stephen Collins, presidente di un comitato che supervisiona le spese per la difesa nazionale. A tratti incerto ma sicuramente avvincente.

Che - Guerriglia di Steven Sodenbergh (1.30, LaEffe). Secondo episodio del biopic che l'elegante e camaleontico regista di Atlanta ha realizzato sulla parabola del celeberrimo rivoluzionario Ernesto "Che" Guevara (la prima parte è andata in onda nei giorni precedenti sempre su LaEffe). Sono gli ultimi tre anni di vita del Che, dopo il trionfo della rivoluzione cubana. Una guida non impeccabile ma sicuramente consigliabile a chi volesse approfondire il mito di Guevara, impreziosito dalla sublime interpretazione di Benicio Del Toro, premiata a Cannes.


Giovedì 8 maggio

Lone Star - Stella solitaria di John Sayles (21.10, Italia 7 Gold). Nel deserto a sud del Texas vengono trovati un anello massonico, un distintivo da sceriffo e un teschio umano. Sam (Chris Cooper), lo sceriffo della vicina città, comincia ad indagare: è un lungo flashback a ripercorre il passato, con la storia di un precedente sceriffo, il corrotto e irascibile Charlie Wade (Kris Kristofferson), e del giorno in cui fu allontanato per merito del giovane Buddy (Matthew McConaughey), padre di Sam. Un corale western dei giorni d'oggi di invidiabile impegno civile.

Montecristo di Kevin Reynolds (23.45, Iris). Non eccelsa ma pur sempre degna ricostruzione cinematografica del Conte di Montecristo di Alexandre Dumas, la più recente. La storia del marinaio Edmond Dantes, tradito dal suo amico Montego e della sua storica evasione dal carcere dopo tredici lunghi anni. Coinvolgente nel ritmo e nella riproposizione ma non ai livelli del classicismo di Lee (1934) e del francese Vernay (del 1943).

Bella di giorno di Luis Buñuel (3.30, Rai Movie). Storia di Séverine (un'inquietante Catherine Deneuve), prostituta d'alto bordo per mezza giornata. Uno dei vertici assoluti di Buñuel, pellicola che rivela tutta l'ipocrisia delle convenzioni sociali, così scottante nella sua piccante retorica da risultare irriverente, a tratti irreale (gli intermezzi onirici). Rifiutato a Cannes per "insufficienza artistica", il film del genio surrealista si rifece con il Leone d'Oro a Venezia.


Venerdì 9 maggio

Hunger di Steve McQueen (21.10, LaEffe). Per chi si fosse perso il film d'esordio di McQueen trasmesso da LaEffe in prima serata lunedì 6 (vedi sopra).

Copycat - Omicidi in serie di Jon Amiel (21.15, Rai Movie). Thriller seriale tutto al femminile: la detective Monahan (Holly Hunter) chiede aiuto alla psicologa dal passato traumatico Helen Hudson (Sigourney Weaver) per riuscire a catturare un assassino che si ispira alle figure di celebri serial killer realmente esistiti. A metà tra il disturbo psichico/ambientale sfoggiato in "Seven" e la fascinazione del male esibita ne "Il silenzio degli innocenti" (ma mai ai livelli di entrambi), "Copycat" paga il dazio di essere eccessivamente citazionista ma compensa con una buona sceneggiatura e un ritmo obiettivamente incalzante.

Niente da nascondere di Michael Haneke (23.00, La7D). La vita del conduttore televisivo Georges Laurent (Daniel Auteil) cambia improvvisamente quando una persona misteriosa gli recapita costantemente videocassette anonime che riprendono la sua casa e i suoi posti dell'infanzia. Ennesima, superba lezione sul male quotidiano per Haneke (vincitore della Palma d'Oro per la regia) che, senza preoccuparsi troppo della verità della storia da lui scritta e raccontata, evidenzia l'orrore che si cela dietro all'inquietante mondo borghese. La sequenza dell'incontro tra Georges e Majid a casa di quest'ultimo è una tra le più inumane e terrificanti della storia del cinema.

La via lattea di Luis Buñuel (4.00, Rai Movie). Peccato che solo i nottambuli possano godere di uno tra i più grandi capolavori buñueliani. "La Via Lattea" rappresenta il pensiero religioso cristiano del cineasta ateo per antonomasia. Ma i sacrilegi e i paradossi originati dal regista questa volta sono autenticati dalle Sacre Scritture ("Tutto ciò che, in questo film, riguarda la religione cattolica e le eresie che essa ha suscitato, particolarmente dal punto di vista dogmatico, è rigorosamente esatto. I testi e le citazioni sono conformi sia alle sacre scritture, sia a delle opere di teologia e di storia ecclesiastica antiche e moderne" si legge prima dei titoli di coda). Ma il vero bersaglio è più l'ossessione dell'uomo per la religione che non la religione in sé stessa.


Sabato 10 maggio

Boris - Il film di Luca Vendruscolo, Mattia Torre, Giacomo Ciarrapico (13.45, Rai Movie). La comedy nostrana più sorprendente degli ultimi anni diventa un lungometraggio. Quale migliore occasione per far cimentare il discutibile regista di fiction televisive Renè Ferretti in un impegnato film d'autore? È indubbio che la serie televisiva abbia qualcosa di più rispetto a questo figlio minore che possiamo apprezzare sul grande schermo, a volte si avverte qualche piccolo problema con i ritmi di più ampio respiro richiesti da un film, ma la visione risulta comunque molto piacevole.

Quella sera dorata di James Ivory (21.20, La7D). Un bellissimo romanzo di Peter Cameron, "The City of Your Final Destination" (che è anche il titolo originale del film) al servizio dell'eleganza inappuntabile di James Ivory, uno dei registi più sottovalutati (e sottostimati) dell'intero campo cinematografico. La storia ruota attorno al giovane laureando Omar Razaghi che si ritrova in Uruguay per scrivere la biografia ufficiale dell'autore scomparso Jules Gund, contando sulla mano degli eredi e chiedere all'esecutore testamentario di cambiare idea. Ma si ritrova coinvolto in un vespaio di intrighi, relazioni improprie e stravaganze. Di una raffinatezza affascinante.

Il fascino discreto della borghesia di Luis Buñuel (2.35, Rai Movie). Continua la rassegna notturna dedicata ai più grandi capolavori del genio surrealista spagnolo. Questa volta tocca a quello che è considerato la summa della sua intera carriera cinematografica, ovvero la distruzione definitiva del mito borghese così come quella del racconto tradizionale. I pranzi e le cene perennemente rinviate tra l'ambasciatore e i Thévenot e Sénéchal fanno da contraltare a una messa in scena dove realtà e sogno si annullano a vicenda e il tempo scandisce inesorabile la ripetitività delle azioni. L'ironia dissacrante procede di pari passo con il malinconico ribrezzo per una fetta di società "parassitaria, impotente e comunque padrona dei destini altrui". (Mereghetti).