L'Epifania, che i grandi film si porta via

del 05/01/2014

Come nelle migliori tradizioni, anche stavolta le vacanze di Natale, che hanno portato sui nostri schermi domestici una caterva di film stupendi, finiscono e riportano il palinsesto televisivo a più morigerati standard soliti. Noterete infatti, dopo il giorno dell'Epifania, un netto abbassamento dell'offerta cinematografica in tv. Intanto, però, godiamoci gli ultimi fuochi d'artificio prima di salutare definitivamente le festività.

frankenstein


Domenica 5 gennaio

Frankenstein Junior
di Mel Brooks (21.10, Mtv). Il capolavoro assoluto del cinema brooksiano, l'omaggio colto ed esilarante all'horror delle origini di James Whale, con tanto di riproduzione della stessa fotografia, dello stesso stile di montaggio. Ma il livello di comicità, acuta e originalissima, è tipico del miglior Brooks d'epoca.

Piacere Dave
di Brian Robbins (21.45, Rai 2). Torna Eddie Murphy in uno dei suoi ultimi ruoli da protagonista (il film è del 2008). Pellicola senza troppe pretese se non quella di scatenare l'ilarità nello spettatore, conquistato dalle capacità camaleontiche di Murphy, nuovamente alle prese con un'interpretazione doppia. Andrebbe visto in lingua originale per apprezzare appieno le sue doti anche vocali.

Giovanna d'Arco
di Jacques Rivette (22.00, Laeffe). Quando un soggetto, specialmente se storico, è stato ampiamente letto e riletto da grandi cineasti, bisogna essere proprio dei giganti per riprenderlo anni dopo e riuscire a darne un'interpretazione fresca e originale. Per riesumare uno dei miti della Storia francese serviva appunto un genio come quello di Rivette, che bandisce l'aspetto più epico e lirico dell'eroina e mette in scena un ritratto umano, melodrammatico, quasi sussurrato. Da non perdere.

American History X
di Tony Kaye (23.25, Rete 4). È il film che ha regalato ad Edward Norton i momenti di massima attenzione mediatica. Uno degli attori statunitensi più dotati che gli anni 90 ci hanno regalato, trova la sua consacrazione con una pellicola invero più ordinaria e "disciplinata" di molte altre opere più coraggiose cui Norton ha preso parte. Qui è nei panni del violento filonazista che, per amore fraterno, trova la forza per redimersi uscito dal carcere.


Lunedì 6 gennaio


Spartacus
di Stanley Kubrick (21.05, Iris). Uno dei meno osannati titoli del cineasta britannico, è comunque uno dei migliori esempi di film storico di ambientazione romana. Istituzionale e solenne, si regge sul carisma e il volto segnato dell'irraggiungibile Kirk Douglas.

Moon 
di Duncan Jones (21.10, Cielo). Il ritorno della fantascienza evocativa, epica e struggente. Jones, qui all'esordio, è uno dei nomi più degni di nota che il cinema mainstream ha estratto dal cilindro della cinematografia di genere.

Balla coi lupi
di Kevin Costner (21.10, La7). Il kolossal western di Costner, il suo canto d'amore per la Settima arte e per la Storia del continente americano. Fin troppo ingenuo e manicheo nella scrittura e nel delineare i protagonisti della vicenda, resta un bellissimo affresco della fine della civiltà indiana, fra sterminate praterie e terre desolate innevate. Sette Oscar prima del crollo del mito.

Shaolin
di Benny Chan (21.10, Rai 4). Proprio nell'anno di "The Grandmaster" con cui Wong Kar-wai regala il suo personale ricordo lirico della storia cinese, viene qui riproposto uno dei più ambiziosi film di evocazione storica che Hong Kong abbia prodotto. Fra delitti e struggenti sentimenti, è un'epopea passata sotto silenzio sull'infrangersi di un sogno del grande Continente.

Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi (22.15, Rai Storia). Elegante, contemplativo, commovente. La caduta di Giovanni de' Medici, che guidava le truppe pontificie contro la calata dei Lanzichenecchi è messa in scena dal cineasta bergamasco con puntigliosa meticolosità. Messa in scena ambiziosa e magniloquente, fra nebbie e foreste incontaminate, il film è una potente riflessione sull'irresistibile avanzata (o meglio, invasione) della forza militare nelle questioni politiche del Cinquecento. Una delle più importanti opere di Olmi.

Skinheads
di Geoffrey Wright (22.30, Vero Tv). Piccolo film indipendente dei primi anni 90 australiani. Riprende da un punto di vista originale e periferico il fenomeno del neonazismo. Ma il vero motivo di interesse è vedere un pre-Hollywood Russell Crowe nei panni dello scatenato protagonista.

Tideland - Il mondo capovolto
di Terry Gilliam (22.30, Laeffe). Stroncato dai più, incompreso da molti, uno degli ultimi lavori del pazzo e visionario ex Monty Python è una scatenata sarabanda di trovate visive e narrative, un nuovo e commovente monumento filmico alla forza dell'immaginazione e alla purezza dell'adolescenza. Gilliam collezionerà pure disastri, ma nessuno dei suoi film merita di essere accantonato senza una visione scevra da pregiudizi.

A trenta secondi dalla fine
di Andrej Koncalovskij (23.10, Rai Movie). Strana storia quella del sovietico Koncalovskij che, negli anni 80, sbarcò a Hollywood realizzando poche pellicole di straordinario successo. Il film d'azione con protagonisti Jon Voigt ed Eric Roberts, presentato a Cannes, è il migliore del lotto: corsa disperata contro un finale tragico di una folle corsa in treno senza macchinista, è una lezione di cinema della tensione e del ritmo rispettoso di una narrazione coerente e mai confusa.


Martedì 7 gennaio

Carovana di fuoco
di Burt Kennedy (21.05, Iris). Più commedia che western, più parodia che reale attinenza con il genere, un'insolita coppia Wayne-Douglas per un film che fa della smitizzazione della frontiera la chiave per il successo commerciale.

Il signore degli anelli - Il ritorno del re
di Peter Jackson (21.10, Rete 4). Certo, avvicinarsi al kolossal tolkeniano sapendo come verrà violentato dalla pubblicità della prima serata nella tv commerciale ha del masochistico, ma per chi non ha di meglio da fare, vale sempre la pena immergersi nuovamente nella Terra di mezzo che Jackson ha portato a vita cinematografica con tale trasporto.

500 giorni insieme di Marc Webb (21.10, La5). Uno dei più fortunati episodi di rom-com degli anni Duemila, giocato su consolidati stereotipati che in tutto il decennio hanno avuto ampio riscontro: colonna sonora ammiccante, registro narrativo brillante, interpreti "carini", ma lontani dal concetto di sex symbol, ormai superato. E Webb, per amplificare l'effetto romantico e malinconico della sua commedia, decide anche di frantumare la linearità del racconto con un espediente, malamente rovinato dall'adattamento italiano.

Bright Star 
di Jane Campion (21.20, Rai 5). Il ritorno dietro la macchina da presa della regista neozelandese è sempre una notizia gradita. Cinema ostico e non sempre accogliente, quello dell'autrice di "Lezioni di piano", stavolta alle prese con la tormentata storia d'amore di John Keats con la sua musa Fanny Brawne. Una relazione tormentata messa in scena con il ritmo e lo stile proprio delle liriche del poeta tormentato.

Nemico pubblico n. 1 - L'istinto di morte di Jean-Francois Richet (23.15, Rai 4). Primo capitolo del dittico polar dedicato alla travolgente figura del bandito Mesrine, qui ripreso durante la sua inarrestabile ascesa. Se il secondo film, "L'ora della fuga", sarà più conforme a uno stile di messa in scena "tipico" del genere e dell'ambientazione francese, il primo ha un respiro più internazionale, è narrato come un action movie senza respiro. Punto in comune, saldo e indiscutibile: la monumentale interpretazione di Vincent Cassel.

Melancholia di Lars Von Trier (23.20, Laeffe). Lasciata da parte la provocazione materiale e corporale, il cinema rigoroso e senza compromessi del cineasta danese si interiorizza all'ennesima potenza, diventa messa in scena di un sentimento e uno stato emotivo, la depressione. Tra eccessi formali al limite dell'arte pittorica e slanci emotivi ineguagliabili, l'opera, che si consideri un capolavoro assoluto e un film non riuscito, è assolutamente da vedere.


Mercoledì 8 gennaio

Copycat - Omicidi in serie
di Jon Amiel (21.10, Rai 4). Classico e prevedibile thriller, girato con onestà e perizia dal regista britannico. Tutto fondato sulle interpretazioni sicure di Sigourney Weaver e Holly Hunter, è il classico prodotto medio dell'industria hollywoodiana che si lascia guardare con piacere in una fredda serata invernale.

Mio fratello è figlio unico
di Daniele Luchetti (23.30, Canale 5). Ben più ambizioso il film del 2007 firmato dal regista romano. Edulcorato e superficiale, un po' come tutto il cinema di Luchetti, è, come le altre sue pellicole, messo in scena con passione per la storia e per il lavoro degli interpreti. Ci sono registi che massimizzano il proprio rendimento affidandosi a solide sceneggiature e interpretazioni di alto livello. Non fa eccezione questo titolo.


Giovedì 9 gennaio

Men in Black
di Barry Sonnenfeld (21.10, Mtv). Astuto incrocio fra più generi, questo mix di fantascienza, poliziesco e commedia fu un successo clamoroso degli anni 90. Forse oggi sorridiamo di fronte a certe ingenuità creative, a un'effettistica ai limiti del grossolano. Ma, riportato all'epoca della sua uscita, rimane un dolce ricordo di un divertente esperimento: togliere qualsiasi forma di fascino lugubre all'extraterrestre.

Speed
di Jan De Bont (21.10, Mediaset Italia 2). Altro titolo simbolo degli anni 90, capace di guadagnare nel mondo, nel 1994, oltre 350 milioni di dollari, è senza dubbio l'opera più fortunata del regista olandese, sbarcato a Hollywood come brillante direttore della fotografia e poi passato alla regia, invero senza mai mostrare un grande talento. Ma questa pellicola d'azione, giocata tutta sullo sfruttamento della situazione-tipo (l'autobus che non può rallentare, pena l'esplosione) risulta ancora adesso adrenalinica quanto basta per regalare allo spettatore un paio d'ore di puro divertimento.


Venerdì 10 gennaio

Rusty il selvaggio
di Francis F. Coppola (21.00, Class Tv). Uno dei più sottovalutati capolavori del gigante statunitense, il teen movie all'acido interpretato da Matt Dillon è un canto disperato su una generazione di giovani sbandati in cerca di modelli da seguire. È una lacerante storia di affetto fraterno, oltre che l'ennesima prova di imponente cinema larger than life del regista de "Il padrino". Straordinaria la fotografia in bianco e nero con fortissimi contrasti per ripercorrere le immagini e lo stile dei drammi hollywoodiani degli anni 60. Imprescindibile.

Trust di David Schwimmer (21.15, Rai Movie). Sorprendente thriller psicologico diretto da uno dei protagonisti della sitcom più amata della televisione, "Friends". Schwimmer, che sceglie di non mostrarsi in scena, lascia spazio a Clive Owen e Catherine Keener in questo dramma sui lati oscuri dell'infanzia e sull'eterno incubo dell'uomo nero. Il tutto aggiornato, con delicatezza e nessuna morbosità, all'era digitale e cibernetica.


Sabato 11 gennaio

I predatori dell'arca perduta
di Steven Spielberg (21.30, Rai 3). Non ci stancheremo mai di esaltarci di fronte alle gesta del più famoso archeologo della storia del cinema, il personaggio che regalò l'immortalità ad Harrison Ford, prima ancora che a Spielberg. Il primo capitolo della saga resta forse ancora adesso il più efficace, per l'ineguagliata abilità di miscelare azione, mistery e ironia.

I 4 figli di Katie Elder
di Henry Hathaway (21.30, Rete 4). Nulla di eccezionale dietro questo classico titolo western degli anni 60, ma comunque una godibile avventura che il regista affidò, principalmente, a una serrata sceneggiatura fatta di ficcanti dialoghi tra i protagonisti assoluti John Wayne e Dean Martin.

Tom Horn
di William Wiard (23.55, Rai Movie). Ben poco ha di classico questo western crepuscolare misconosciuto ai più, che trova nell'interpretazione perfettamente aderente al carattere del protagonista di Steve McQueen il suo innegabile valore aggiunto. In un periodo (la pellicola è del 1979) in cui si dibatteva se valesse la pena riesumare i valori dello storico West fordiano o se invece si dovesse proseguire sulla strada della rilettura critica, le avventure di Tom Horn, solitario bounty killer che non riconosce più il suo mondo d'appartenenza in perenne mutamento, sono un indecifrabile e affascinante via di mezzo.