Una settimana Made in Italy

del 13/04/2014

Questa settimana il piccolo schermo riscopre il cinema nostrano. Da Rossellini a Monicelli, da Steno a Pasolini, passando per Archibugi, Benigni e Mazzacurati, sono davvero molte le pellicole italiane che affollano il palinsesto televisivo. Ma gli amanti del viaggio potranno rifarsi con intriganti incursioni d'autore in Francia, Libano, Stati Uniti, Russia, America Latina...

 

 

Domenica 13 aprile

 

Breakfast Club di John Hughes (16.30, Class Tv). Cinque studenti di una high school americana, diversissimi tra loro, devono passare insieme un pomeriggio di punizione nella biblioteca scolastica. Dopo tensioni e litigi, impareranno a conoscersi e a fare amicizia. Scritto e diretto da John Hughes, è un piccolo cult generazionale che ha contribuito in maniera sostanziale a tracciare il perimetro socio-culturale e l'immaginario iconografico dei teen movie hollywoodiani, definendo dinamiche, personaggi e caratteristiche del genere.

 

Videodrome  di David Cronenberg (20.40, Class Tv). Produttore televisivo si lascia affascinare da un canale satellitare che trasmette torture, stupri, mutilazioni e vessazioni sadiche. Sarà l'inizio di un incubo allucinatorio che lo trasformerà in una macchina omicida. Capolavoro estremo, inquietante, folgorante che riflette sull'ambiguità della percezione e sul rapporto morboso tra uomo e macchina. Allucinazioni visive, contaminazioni, degrado, sesso, morte, carne...  Cronenberg allo stato puro.

 

I diari della motocicletta di Walter Salles (22.50, La effe). Buenos Aires, 1952. Lo studente ventitreenne Ernesto Guevara e il suo amico Alberto Granado partono per un lungo viaggio alla scoperta dell'America Latina in sella a una Norton 500 detta "La Poderosa". Vitalistico road movie che coincide con un racconto di formazione: ben lungi da tentazioni agiografiche o celebrative, Walter Salles racconta la maturazione e la presa di coscienza politica del giovane "Che". Confezione patinata e godibilissima, che sfrutta la bellezza mozzafiato di paesaggi straordinari e il fascino caliente di Gael García Bernal.

 

Il fiore del male di Claude Chabrol (0.20, La7D). Un volantino anonimo e infamante getta scompiglio in casa Charpin-Vasseur, famiglia di spicco di Bordeaux. Con eleganza sottile e crudele lucidità, Chabrol torna a esplorare i temi cari alla sua poetica: l'ipocrisia dei rapporti famigliari, la putrescenza della borghesia, il peso del passato, la meschinità degli uomini, le "colpe dei padri". La trama gialla è soprattutto un pretesto per affermare un messaggio politico, come sempre nel cinema del Maestro francese.

 

 

Lunedì 14 aprile

 

Caro Michele di Mario Monicelli (17.35, Iris). Giovanotto di buona famiglia muore durante una manifestazione di protesta. Rimangono le sue lettere, attraverso le quali prendono forma il suo mondo e i suoi affetti. Tratto dal romanzo omonimo di Natalia Ginzburg, è un film dolente, cupo e intelligente, che rilegge il '68 in chiave intimista. Opera anomala, ma certo non "minore", nel percorso di Monicelli.

 

Una relazione privata di Frédéric Fontayne (21.10, La7D). Due sconosciuti si incontrano periodicamente per fare sesso, senza conoscere nulla l'uno dell'altra. A distanza di tempo, raccontano la loro "relazione pornografica" (come cita il titolo originale). Film intenso nelle parole e sobrio nelle immagini, mai voyeuristico, costruito abilmente sul confine sottile del pudore. Scrittura di rara finezza, interpretazioni di toccante sensibilità. Coppa volpi come migliore attrice a Nathalie Baye a Venezia 1999.

 

Il Messia di Roberto Rossellini (21.15, Rai Storia). La vita di Cristo secondo Rossellini. L'autore, pedissequamente fedele ai quattro Vangeli, mette in pratica il suo sogno (etico ed estetico) di un "cinema didattico". Ne risulta un'opera fortemente popolare, povera nella messinscena, semplice nel linguaggio ed essenziale nella scrittura. Da contrapporre al "Gesù" magniloquente e patinato di Zeffirelli.

 

Notte italiana di Carlo Mazzacurati (0.40, Rai Movie). Avvocato padovano che "odia la campagna" viene mandato nel Polesine, regione del delta del Po, per una perizia. Si scontrerà con un mondo di intrighi, connivenze, interessi, avidità. Finale lieto, incline alla speranza e alla tenerezza, ma il ritratto lucido e impietoso dei rampanti (e vuoti) anni 80 graffia ancora. Esordio alla regia di Carlo Mazzacurati e prima pellicola prodotta dalla Sacher Film di Nanni Moretti e Angelo Barbagallo.

 

 

Martedì 15 aprile

 

I padroni della notte  di James Gray (21.20, Rai 4). Due fratelli di origine russe, uno poliziotto e l'altro spacciatore, rimangono drammaticamente invischiati nella guerra della droga nella Brooklyn anni 80. Opera terza di uno degli autori più potenti e coraggiosi del cinema americano contemporaneo, è un film d'azione teso e livido, impreziosito dal ritratto di personaggi tragici e dolenti. Memorabile la sequenza dell'inseguimento sotto la pioggia battente.

 

Questione di cuore di Francesca Archibugi (21.10, Rai Movie). In un ospedale romano, si trovano ricoverati per problemi cardiaci due uomini agli antipodi, ma entrambi in crisi esistenziale: il primo è uno sceneggiatore nevrotico e problematico, l'altro un carrozziere coatto e chiassoso. Tra loro nascerà un'amicizia autentica. Commedia di costume vivace, agrodolce e mai banale, costruita su due personaggi sfaccettati e genuinamente simpatici. Oltre agli ottimi protagonisti, Antonio Albanese e Kim Rossi Stuart, colpisce una Micaela Ramazzotti di commovente sincerità.

 

The Tree of Life  di Terrence Malick (21.15, Rai 5). La creazione del mondo e l'infanzia di un ragazzino texano, l'amore e la morte, la Grazia e la Natura. Malick dissemina il suo film di simboli, rimandi, suggestioni, allegorie, creando un universo di dirompente bellezza visiva e di pregnante complessità semantica. Opera audace, potente e visionaria, destinata inevitabilmente a dividere: è filosofia attraverso le immagini. Palma d'oro a Cannes 2011.

 

Non si uccidono così anche i cavalli? di Sidney Pollack (2.50, Rai Movie). Nella California della Grande Depressione, un gruppo di disperati partecipa a una maratona di danza per guadagnare i 1.500 dollari in palio. Dramma claustrofobico, teso e amaro, è al contempo la fotografia dell'umanità derelitta dell'epoca e la metafora agghiacciante dell'America cinica e brutale (anche) di oggi. Regia angosciosamente sadica e interpretazioni di straziante intensità. Sei nomination agli Oscar, ma vinse solo Gig Young come attore non protagonista.

 

 

Mercoledì 16 aprile

 

Stromboli terra di Dio di Roberto Rossellini (15.50, Rai 5). Per ottenere la cittadinanza italiana, profuga lituana sposa un guardiano del campo di internamento dov'è rinchiusa e lo segue a Stromboli. Dovrà scontare la sua condizione di donna e di straniera. Dramma esistenziale e lancinante ritratto femminile, tocca vette di tragico lirismo grazie ad alcune aperture documentaristiche sulla natura ostile e selvaggia dell'isola. Capolavoro figlio del rapporto tra Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, all'epoca della sua uscita fu adombrato dagli scandali, boicottato dai produttori americani, ignorato dal pubblico e sottovalutato dalla critica.

 

The Prestige di Christopher Nolan (23.25, Canale 5). Londra di fine Ottocento. Tra giochi di specchi, illusioni e raddoppiamenti, il loro antagonismo sfocia inesorabilmente nell'ossessione, nella vendetta e nel sangue. Autore di culto, Nolan compie, allo stesso tempo, un'inquietante incursione nella cattiveria e piccolezze dell'animo umano e una riflessione sulla natura artificiosa dello spettacolo (quindi del cinema). Confezione da blockbuster, animo intellettuale.

 

Lebanon di Samuel Maoz (23.40, RSI La1). Libano, 1982. Quattro soldati all'interno di un cingolato condividono paure, drammi, angosce, reciproche ostilità, puzza, buio, caldo, sporcizia. Fuori, impazza il conflitto. Il regista israeliano Samuel Maoz rielabora i propri ricordi e la propria dolorosa esperienza come artigliere durante la Prima guerra del Libano (al centro anche del coevo "Valzer con Bashir"). Il risultato è un kammerspielfilm schietto e brutale, nel quale la pancia del carro armato assurge a luogo dell'anima. Suscitò qualche polemica quando vinse il Leone d'oro a Venezia 2009, ma passò sostanzialmente inosservato in sala. Da riscoprire.

 

La giusta distanza di Carlo Mazzacurati (0.05, Rai Movie). L'arrivo di una bella maestra supplente scuote la placida quotidianità di un paesino del Nord-Est. Quando verrà trovata uccisa, si scateneranno invidie, vendette, pregiudizi. Intrigante giallo investigativo, impreziosito dalla fotografia suggestiva di Luca Bigazzi, che nella (lunga) prima parte offre un ritratto preciso e spietato della provincia veneta. Carlo Mazzacurati si conferma, ancora una volta, narratore critico e puntuale del nostro presente. Primo ruolo da protagonista della talentuosa Valentina Lodovini.

 

 

Giovedì 17 aprile

 

Incompreso - Vita col figlio di Luigi Comencini (16.35, Rete 4). Console inglese, rimasto da poco vedovo, trascura il figlio maggiore in favore del più piccolo. Capirà i propri errori, ma troppo tardi. Comencini rielabora il romanzetto lacrimevole di Florence Montgomery e ne fa una delicata e toccante indagine sui rapporti filiali, i problemi della vita quotidiana, i sentimenti dei fanciulli. Insieme a "I bambini ci guardano" di De Sica, è uno dei film italiani più intimi e sinceri sul mondo dell'infanzia.

 

Rango di Gore Verbinski (21.15, Rai 3). Durante un trasloco, un camaleonte domestico con velleità d'attore finisce per caso nella cittadina western Polvere. Decide quindi di trasformarsi nel pistolero Rango e si imbarca in una singolare, intricata, entusiasmante avventura. Film d'animazione bizzarro e vivace, insolitamente adulto nella sua apertura a diverse chiavi di lettura: sembra una favola stravagante, ma contiene anche una riflessione importante sul tema dell'identità. Straordinaria ricchezza visiva (animazioni a cura della Industrial Light & Magic) e irresistibili citazioni cinéphile. Premio Oscar 2012.

 

L'elemento del crimine di Lars Von Trier (23.20, Iris). Il detective Fisher ricorre all'ipnosi per dare la caccia a un perverso serial killer. Finirà smarrito in viaggio in un'Europa degradata e squallida, arrivando ad identificarsi con il criminale. Primo lungometraggio del famigerato regista danese, è un noir anomalo, eccessivo e delirante, che conta soprattutto per il fascino onirico delle atmosfere e la ricercatezza dei riferimenti cinematografici, artistici, letterari. Primo capitolo della trilogia che comprende anche "Epidemic" ed "Europa".

 

Medea di Pier Paolo Pasolini (1.20, Iris). Pasolini rilegge la celebre tragedia di Euripide, definita "mescolanza un po' mostruosa di un racconto filosofico e di un intrigo d'amore". Paesaggi ancestrali, costumi e scenografie di notevole forza figurativa, elementi mitologici di grande fascinazione, animano una pellicola sofisticata e glaciale, sull'orlo del manierismo, decisamente ideologica nella sua rappresentazione del contrasto tra il mondo agricolo (e religioso) e quello urbano (e laico). Magnetica e disperata Maria Callas nei panni dell'eroina.

 

 

Venerdì 18 aprile

 

La vita è bella di Roberto Benigni (21.05, RSI La1). Per proteggere il figlioletto, l'ebreo Guido Orefice "trasforma" la vita nel campo di sterminio in un gioco a premi. Benigni traduce gli orrori dell'Olocausto in favola: operazione ambiziosa e non priva di rischi, che l'autore toscano risolve con umorismo, garbata semplicità e commovente dolcezza, senza cedere mai alle trappole del patetismo. Gran premio della Giuria a Cannes e tre premi Oscar. Un classico da (ri)vedere e gustare, senza snobismi.

 

Il concerto di Radu Mihaileanu (23.05, La7D). Il direttore d'orchestra del Bolshoi e i suoi musicisti ebrei vengono silurati per motivi politici durante i tempi bui della Dottrina Brežnev. Trent'anni dopo, a Parigi, avranno il loro riscatto. Come in "Train de vie" e "Vai e vivrai", Radu Mihaileanu racconta la Storia con grazie leggera e sottile umorismo, alternando toni alti e bassi, dramma e commedia, emozioni e follia. Finale poetico e travolgente, che rappresenta un omaggio sentito al potere unificatore del linguaggio musicale.

 

La guerra è dichiarata di Valérie Donzelli (1.00, RSI La1). Valérie Donzelli (regista, sceneggiatrice e protagonista) e Jérémie Elkaïm (sceneggiatore e protagonista), ex partner nella vita, rimettono in scena se stessi e la loto difficile battaglia contro il tumore al cervello del figlio neonato. Avrebbe potuto nascere un melodramma denso e doloroso, invece gli autori hanno giocato la carta dell'ironia, della vitalità e della delicatezza. Il risultato è un'opera originale e sincera, carica di speranza, coraggio e forza, che riesce anche a spiazzare lo spettatore, tra una lacrima e un sorriso, grazie ad un uso singolare della colonna sonora e ad una scrittura fresca e dinamica.

 

 

Sabato 19 aprile

 

Un americano a Roma di Steno (13.10, RSI La1). Il borgataro Nando Mericoni sogna l'America: mangia lo yogurt, balla il tip tap, parla in un improbabile slang e vorrebbe essere nato "nel Kansas City". Commedia scanzonata di sapida comicità, prende in giro il provincialismo e l'esterofilia dell'Italia del secondo dopoguerra. Ha segnato una svolta nella carriera di Alberto Sordi, entrato nel mito con la battuta "Maccarone, m'hai provocato... e io te distruggo".

 

Le donne del 6° piano di Philippe Le Guay (21.20, La7D). Parigi, anni 60. In un elegante palazzo vivono una disastrata famiglia alto borghese e un gruppo di domestiche spagnole. I loro mondi sembrano lontani e inconciliabili, ma l'agente di borsa Jean-Louis non la pensa così. Riflessione spensierata e gradevole sul tema dell'immigrazione (e relativi pregiudizi), vivacizzata da un abile gioco di contrasti ed equivoci. Ha la qualità rara di essere sofisticata e popolare allo stesso tempo. Campione d'incassi in Francia.

 

Nightmare - Dal profondo della notte di Wes Craven (23.30, Mtv). Freddy Kruger, assassino e stupratore linciato dagli abitanti di Elm Street, torna a uccidere in sogno i figli dei suoi giustizieri. Teso, coinvolgente, genuinamente inquietante, è una pietra miliare del cinema dell'orrore. Alternando infantilismi e arida realtà, onirismi da fiaba e malessere generazionale, Craven crea un horror politico in cui l'American Dream si è tramutato definitivamente in incubo. E dà vita a un "cattivo" memorabile, entrato a far parte dell'immaginario collettivo.