Un'invasione di capolavori dal passato

del 03/11/2013

In molti avevano provato a convincerci: "Vedrete, il digitale terrestre sarà la svolta definitiva". Poi, per anni, abbiamo atteso che la tecnologia funzionasse davvero, che i nostri decoder non si inceppassero e che l’offerta televisiva subisse realmente quel salto di qualità che tanto era stato promesso. Ora, forse, con la moltiplicazione di canali che si occupano anche e soprattutto di cinema, l’obiettivo è stato raggiunto. La settimana che va a cominciare ne è un esempio mirabile. Ecco che cosa la guida di Ondacinema vi propone.

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Domenica 3 novembre

Wonderland di Michael Winterbottom (21.05, Class Tv). Alla larga dai suoi titoli più canonici, intrisi spesso di moralismo a buon mercato, il regista inglese compie un atto d'amore verso la capitale britannica, componendo un ritratto di famiglia in esterno efficace e appassionante.

Amarcord
di Federico Fellini (21.05, Iris). Comincia al meglio la serata dedicata da questa brillante emittente al grande cineasta riminese. Inizia proprio con il suo personale "Io mi ricordo", il salto all'indietro nella Romagna anni 30, intriso di una nostalgia mai consolatoria, mai autoreferenziale, ma caratterizzata anzi da una corrosiva lente d'ingrandimento sul meglio, ma anche sul peggio, di una comunità amata a prescindere.

Slevin - Patto criminale
di Paul McGuigan (21.10, Mtv). Josh Hartnett è solo il perno centrale di un giallo a più volti, messo in scena con gusto al limite del sadico da McGuigan. Escalation di tensione, violenza e umorismo fino alla verità finale. Fu una delle sorprese del 2006.

The Millionaire di Danny Boyle (21.15, Rai Movie). Non fu certo una sorpresa, invece, la pioggia di Oscar che cadde sul film del regista inglese, qui al riconoscimento mainstream dopo anni passati nel retrobottega dell'industria cinematografica. Il film è il classico esempio del "più importante che bello": se da un punto di vista narrativo Boyle non riesce a trovare il guizzo per elevare di rango l'originalità del racconto, è ammirevole il suo calarsi visivamente e umanamente nell'universo bollywoodiano.

Miracolo a Le Havre di Aki Kaurismaki (22.50, Rsi La1). Passò scandalosamente sotto silenzio a Cannes l'ennesimo capolavoro del più grande regista scandinavo in attività. Il finlandese capace di raccontare sogni e magie anche nella periferia del peggior sobborgo europeo si lancia, stavolta, in un piccolo romanzo di amicizia e riscatto sociale scegliendo come ambientazione la città portuale francese. Impressionante la sua visionarietà: anche il più glaciale e anonimo dei porti commerciali può diventare la scenografia per un film "fantastico". Fantastico in tutti i sensi.

Romanzo criminale di Michele Placido (23.20, Rete 4). È probabilmente il miglior film dietro la macchina da presa realizzato dall'attore italiano, questo adattamento del best-seller di Giancarlo De Cataldo. Coadiuvato dalla fotografia eccezionale di Luca Bigazzi e, soprattutto, dallo stato di grazia della "meglio gioventù" degli interpreti del Belpaese, Placido fonde molto bene un punto di vista attuale e al passo con i tempi insieme a uno stile di messa in scena che fa il verso dichiaratamente alle pellicole di genere degli anni 70.

The Black Dahlia di Brian De Palma (23.30, Rai 4). Non era certo una missione facile adattare per lo schermo uno dei capolavori di James Ellroy. Qualche anno fa ci provò il bravo Curtis Hanson e alla fine l'esito fu un prodotto medio in pieno stile hollywoodiano. De Palma, non un artigiano qualsiasi, sceglie la strada del rinnegare fin da subito il soggetto originario. Il romanzo resta solo sullo sfondo, poi parte la consueta sarabanda di riflessioni teoriche sul rapporto tra il cinema e la realtà, sulla potenza dell'immaginazione del ridisegnare i fatti. Se lo si accetta per quello che è, dimenticando la pietra miliare della letteratura scritta da Ellroy, la visione sarà sicuramente divertente.

Giulietta degli spiriti
di Federico Fellini (23.30, Iris). Ve lo avevamo già preannunciato, Iris prosegue in seconda serata l'omaggio al Maestro. E sceglie un secondo titolo completamente diverso dal precedente, uno dei film più visionari, difficili, teorici di Fellini. Un'opera dove il genio riminese mette "a nudo" la recitazione della moglie Giulietta Masina e dove riesce a mettere in scena tutto l'orrore vivido rappresentato dall'incubo dell'infelicità perenne. Uno dei suoi lavori più sottovalutati e da riscoprire.


Lunedì 4 novembre


Per favore non mordermi sul collo
di Roman Polanski (21.05, Iris). La settimana lavorativa comincia bene, con il finto horror che Polanski girò nel 1968, insieme a Sharon Tate e prima che l'aggettivo "maledetto" cadesse sulla sua vita e sul suo cinema. Un'opera leggera e raffinata, una satira crudele ma anche compassionevole dell'universo dei blood movies. Ma tra una risata e l'altra, già si intuiva il talento del giovane Roman per le atmosfere claustrofobiche e le sequenze oniriche al limite del delirio.

Bittersweet Life di Kim Ji-woon (21.10, Rai 4). Lo abbiamo recentemente visto all'opera anche Oltreoceano, questo talentuoso e maniaco dell'estetica regista coreano. Questa è la sua opera in patria più nota al grande pubblico, dimostrazione di come anche la passione di un cineasta per la perfezione stilistica non inficia necessariamente la potenza emotiva di una storia. Il gangster protagonista, che si lancia in una furiosa corsa vendicatrice perché ferito e tradito, è un personaggio che non si dimentica.

Carnage di Roman Polanski (23.15, Iris). Meritava maggior fortuna nel suo passaggio veneziano l'ultima fatica di Polanski, uno straordinario esempio di teatro al cinema, che si prende il tempo e il gusto di filmare solo l'interno di un appartamento newyorchese (ma il film fu girato in Europa) e che si preoccupa quasi esclusivamente di liberare il talento recitativo dei quattro eccezionali interpreti, gli unici che compaiono davanti alla macchina da presa.

The Road di John Hillcoat (23.25, Rai Movie). Di fronte a un'opera complessa, teorica, stratificata come il romanzo premio Pulitzer di Cormac McCarthy, è difficile che un adattamento cinematografico non ne esca sconfitto. Solo se si tratta di gente come i fratelli Coen il confronto può giocarsi alla pari. Hillcoat e la produzione maestosa di questa pellicola scelgono uno dei libri più difficili dello scrittore americano e la messa in scena pare più degna di un blockbuster apocalittico piuttosto, ma il film lo consigliamo comunque per il coraggio dell'operazione e per la bravura senza macchie di Viggo Mortensen.

Io non ho paura di Gabriele Salvatores (23.30, Canale 5). Adattando un romanzo breve di Niccolò Ammaniti, Salvatores mette in scena un sincero racconto di formazione, metaforico e figurato. Dimenticando tutti i difetti del cinema compiaciuto del regista italiano, si può comunque apprezzare l'intensità del rapporto tra i due bambini divisi da un profondo pozzo oscuro.


Martedì 5 novembre


Presunto innocente
di Alan J. Pakula (21.05, Top Crime). Cogliamo l'occasione che ci dà questo titolo, un onesto e solido legal thriller per ricordare tre persone. Due uomini di cinema che non ci sono più: il regista Pakula, uomo capace di stare al servizio dell'industria senza mai rinunciare a uno sguardo personale sugli anfratti più nascosti della società americana e l'attore Raul Julia, noto al grande pubblico come Gomez Addams, ma capace anche di interpretazioni di grande classe come quella del difensore di Harrison Ford. E il terzo nome che facciamo, lui ancora in vita, è quello di Scott Turow, l'autore del romanzo da cui la pellicola è tratta, intelligentissimo e originalissimo scrittore di gialli giudiziari, troppo spesso considerato indietro rispetto a suoi colleghi ben più famosi.

Kill Bill - Vol. 1 di Quentin Tarantino (21.10, Rai4). Ne abbiamo parlato fin troppo, fin troppe volte. Ma vale sempre la pena ributtare un occhio sull'ambiziosa e folle opera enciclopedica con cui il cineasta statunitense decise di comporre la summa del suo cinema e delle sue passioni. Un film che parla di altri film, un'arte che non ha mai paura di svelare i suo stessi trucchi allo spettatore, per poterne perpetrare ancora una volta l'eterno fascino. Irrinunciabile.

Il falsario - Operazione Bernhard
di Stefan Ruzowitsky (21.15, Rai 5). Molto meno di portata storica la visione del film che qualche anno fa è addirittura riuscito a portare a casa l'Oscar per il miglior film straniero. Produzione per metà austriaca e metà tedesca, è una storia "parallela", rivisitata della Shoah, quella di un falsario ebreo catturato e imprigionato che riesce a sopravvivere aiutando la macchina bellica nazista.

Sentieri selvaggi di John Ford (23.05, Iris). Più cupo e meno "eticamente" corretti di quanto i detrattori vogliano sottolineare, il cinema del maestro del western classico è tuttora un esempio straordinario di racconto cinematografico fulgido e di visionarietà sempre al servizio dell'opera nel suo complesso. Le cavalcate malinconiche nel mezzo di natura selvaggia e ostica sono uno dei lasciti più preziosi per chi ha continuato a cimentarsi con il vecchio Far West.

Pulp Fiction di Quentin Tarantino (23.15, Rai 4). Come per il film di Tarantino di poco sopra, anche per l'opera con cui è esplosa la sua notorietà è stata ormai sviscerata in ogni suo fotogramma. Ci limitiamo a segnalarlo per una ulteriore visione e a sottolineare come a distanza di quasi vent'anni dalla sua uscita, il film conservi quella straripante potenza che ci sconvolse la prima volta.


Mercoledì 6 novembre


C'era una volta in America di Sergio Leone (21.05, Iris). Il cinema secondo Leone, l'amore secondo Leone, la Storia secondo Leone, l'America secondo Leone. Si potrebbe continuare e riempire pagine sul valore assoluto e totale dell'ultimo capolavoro del regista romano per lui stesso prima ancora che per noialtri che lo amiamo incondizionatamente. Doppiato nuovamente e in modo discutibile, ripresentato con un nuovo montaggio arricchito di sei nuove scene, il tutto resta ininfluente di fronte alla grandiosità e all'ambizione sconfinata dell'epopea leoniana.

Halloween - The Beginning di Rob Zombie (23.15, Cielo). Era inevitabile che il nuovo vate dell'horror hollywoodiano si incontrasse/scontrasse con il mito creato negli anni 70 dal genio di John Carpenter. Le due concezioni di orrore cinematografico coesistono perfettamente. Carpenter faceva di Myers una specie di icona metafisica, un'entità teorica che vagava alla ricerca di un senso stesso da dare al significato del genere horror. Zombie, come suo solito, bandisce ogni messa in scena allusiva e punta tutto sull'immediato effetto scioccante. Non sarà mai Carpenter, ma forse lui lo sa: per questo preferisce essere il più bravo in qualcosa di diverso.


Giovedì 7 novembre


Bandits
di Barry Levinson (21.10, Iris). Classico prodotto medio da major americana. Una definizione sminuente? Forse, ma è l'esempio di pellicola senza eccessive ambizioni diretta e interpretata con grande classe e professionalità. Il migliore di tutti? Cate Blanchett, sorprendente nelle vesti della svampita da commedia.

Per un pugno di dollari
di Sergio Leone (21.25, Rete 4). Partendo dallo spunto geniale di fare di un film di Kurosawa un western, Leone si pone fin dal principio della sua brillante carriera fuori da regole e filoni. Non solo spaghetti.

Lasciami entrare di Tomas Alfredson (23.15, Rai Movie). Il melodramma a tinte fosche che ha rivelato al mondo il regista svedese. Nel bianco scandinavo spruzzato di un rosso porpora, il dramma adolescenziale sulla ragazza vampiro che vorrebbe amare raggiunge vette di rigorosità ineguagliabili. Da scolpire nella memoria la scelta di confinare al fuori campo la scena più cruenta del film.

Il texano dagli occhi di ghiaccio
di Clint Eastwood (23.30, Rete 4). È il primo Clint, quello che conduceva in porto con mano sicura e pochi guizzi di regia delle storie apparentemente semplici, ma in realtà stratificate e originali. Nell'epopea di Josey Wales c'è la volontà di rileggere, al contempo, il western classico e quello decadente del maestro Peckinpah.

Un marito ideale
di Oliver Parker (23.40, Iris). Gara di bravura, sfida di attori Regno Unito - Stati Uniti, in questo adattamento fedele e raffinato del testo di Oscar Wilde. Difficile ritrovare, con usi così consunti e consumati dal tempo, un'opera cinematografica in costume che sappia parlare ancora con un linguaggio limpido e ficcante. E poi c'è Rupert Everett, che quando si immerge nella società classica non ha rivali.

La terrazza sul lago
di Neil LaBute (00.00, Rsi La1). Thriller sui generis diretto da uno dei più indecifrabili mestieranti hollywoodiani. LaBute, con la fissa per il cinema di genere, ama però sfiancare lo spettatore con attese interminabili, giocate tutte sul lavoro degli attori.


Venerdì 8 novembre


Per un giorno vi lasciamo liberi, potete benissimo andare al cinema però!


Sabato 9 novembre


Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco di Steven Soderbergh (21.10, Mediaset Italia 2). Chi però vuole rifarsi sul finire della settimana, può godersi per l'ennesima volta il primo capitolo della saga dei truffatori vip, il gruppo capitanato da George Clooney che neanche ci prova a celare il proprio divertimento per quella che altro non è che un'operazione commerciale confezionata con maestria.

Oltre le regole - The Messenger di Oster Moverman (21.10, La 7). Debutta dietro la macchina da presa lo sceneggiatore di "Io non sono qui" e lo fa con un dramma militare di impianto classico ma che non rinuncia a un certo tocco innovativo. I messaggeri sono i soldati che vanno a comunicare ai parenti delle vittime, la perdita di un loro caro al fronte. E hanno i volti di Ben Foster e soprattutto di un magnifico Woody Harrelson.

Vittime di guerra
di Brian De Palma (21.15, Rai Movie). Uno dei pochi film del regista americano dove lo strumento-cinema non è al centro delle sue riflessioni. Sì, perché siamo di fronte un onesto e sincero film di guerra, anche classico, se vogliamo, nel suo impianto scenico. Di De Palma sono riconoscibili il tono della narrazione, sempre sopra le righe, e la violenza delle immagini, mai nascosta con occhio spietato.

Saw - L'enigmista
di James Wan (23.00, Mtv). Ora Wan è sulla bocca di tutti, chi ama il cinema horror lo considera il nuovo e ultimo talento vero. Rivediamolo, allora, all'opera con il mitico film che lo ha reso noto. All'epoca fu criticato aspramente per il suo gusto sadico nell'esposizione della tortura, in realtà, dietro al fastidio iniziale per una messa in scena che non risparmia nulla, c'era già allora la mente brillante di un cineasta che sa come coniugare spavento e disgusto.

Una canzone per Bobby Long
di Shainee Gabel (23.15, La 7). Segnaliamo anche questo dramma d'interni da profondo Sud, su un triangolo di rapporti che parte dall'elaborazione del lutto per passare a una rinascita interiore dei suoi protagonisti. Niente di nuovo o che non si sia già visto, ma un paio d'ore godibili facendo da spettatori al duetto Travolta-Johansson.

Malombra
di Mario Soldati (23.15, Cielo). Attenzione, questa è una gemma nascosta assolutamente da recuperare. Un po' Mario Bava, un po' Fellini e un po' melodramma americano anni '40, Soldati ambienta sulle rive del lugubre lago di Como un incubo a occhi aperti, la tragedia di una nobildonna colpevole solo di essere ricca e sola. Da non perdere.

Quei bravi ragazzi
di Martin Scorsese (23.30, Rete 4). E per chiudere degnamente, se saprete resistere alla violenza pubblicitaria della seconda serata della televisione commerciale generalista, ecco riproposto l'ennesimo capolavoro del cineasta newyorchese, una corsa a perdifiato in trent'anni di mafia americana. La perdita di contatto con la realtà dei boss e dei loro scagnozzi è raccontata con stile inimitabile, un lungo paradosso visivo e narrativo dove il grottesco e il tragico diventano due piani praticamente sovrapposti.