Atlanta | Serial | Ondacinema

Donald Glover

Atlanta

di Donald Glover

di Davide De Lucca

La serie ideata e interpretata dall’eclettico Donald Glover: una fotografia metropolitana ironica e originale a ritmo di hip hop, dall’umorismo sarcastico e surreale, che mescola con irriverenza sorniona i generi e racconta la discriminazione, la povertà e le relazioni

Atlanta, capitale della Georgia, città natale di Martin Luther King, ha da sempre avuto una storia caratterizzata da tensioni razziali (le Atlanta Race Riot a inizio novecento, il Movimento per i diritti civili nel dopoguerra) con una popolazione composta dal 54% di afroamericani e dal 38,4% di bianchi caucasici. "La gente va a visitarla per gli strip-club e la musica e il modo di parlare, ma lì la gente fuma erba non per divertirsi, ma perché soffre di PTSD (disturbi da stress post-traumatico)" dice Donald Glover, che è cresciuto appena fuori dalla città e sognava di diventare wedding planner. Non è andata così, e c'è da essere grati (e invidiosi) del suo talento eclettico: comico, stand-up comedian, autore televisivo (appena ventitreenne ai tempi di "30 Rock"), attore (in tv con "Community", la serie che gli ha dato maggiore esposizione mediatica, e al cinema), DJ e musicista - Childish Gambino (il nome è stato generato da Wu-Tang), regista e sceneggiatore consapevole e coraggioso. Questo lo ha dimostrato già nel 2013 nel cortometraggio "Clapping for the Wrong Reasons", realizzato con il sodale Hiro Murai, dove nega al pubblico tutto quello che ci si aspetterebbe da lui confezionando un racconto lento di noia e routine vissute da una celebrità. Lo dimostra soprattutto "Atlanta", serie nata nel 2016 e prodotta da FX, di cui Glover è creatore e autore con la complicità del fratello Stephen, dove recita, spesso diretto dallo stesso Hiro Murai - quest'ultimo è noto anche per il recente videoclip di "This is America".

atlantaserie11_01Gli episodi di "Atlanta", girati in varie zone della città, hanno l'atmosfera e il respiro di un film indipendente, a partire dalla storia e dalla fotografia fino alle scelte musicali, passando per una regia che dispone i personaggi all'interno delle inquadrature in maniera sempre curata e spesso originale, un passo indietro rispetto alla storia, per renderci un po' complici e un po' testimoni - angoli particolari, la città vista da sopra, così come l'intimità nei letti delle stanze è ripresa dall'alto, quasi con discrezione, o dalla soglia di una porta. Una comicità di parola, con momenti squisitamente surreali, situazioni dove il protagonista si trova a che fare con personaggi stranianti e momenti paradossali, come a chiedersi dove cavolo è capitato o se ha davvero capito bene quello che gli viene detto.
Niente smancerie però: Atlanta è una città violenta, e la violenza si palesa fin dalla prima scena della prima stagione (e anche la seconda si aprirà con un atto criminale). Non è però solo violenza fisica, è anche verbale, psicologica nell'emarginazione razziale e sessuale (vedere l'episodio della prigione, "Streets on Lock" della prima stagione), commenti razzisti fatti da persone che non intendono esserlo eppure lo sono, povertà - "tutto questo si mescola e alla fine qualcuno esplode" ha scritto Jason Parham su un articolo per "Wired".
Il bisogno di soldi spinge Earn a cercare una soluzione per mantenere se stesso e la figlia avuta con Vanessa; quando scopre che suo cugino Alfred potrebbe diventare un rapper popolare con lo pseudonimo di Paper Boi, si propone come suo manager. Alfred, che guadagna vendendo erba con l'istrionico coinquilino Darius, accetta senza troppa convinzione. Ed ecco la storia di "tre uomini e una donna che non stanno andando da nessuna parte e cominciano a rendersene conto" come scrive Tad Friend in un articolo su The New Yorker ("Donald Glover Can't Save you"). Perché anche Vanessa, da cui ci si aspetterebbe maggiore responsabilità, non è immune dall'infilarsi nei problemi.

Earn è una persona intelligente e brillante, ma a tratti apatica, incapace di trovare una propria dimensione. È un padre affettuoso e con Van ha un rapporto aperto; tra i due c'è un misto di complicità, comprensione reciproca, ma anche bisogni incompatibili che li portano a distanziarsi.
Alfred (Paper Boi) incarna la figura del rapper coinvolto in traffici e sparatorie di cui scopriamo a volte i tratti più sensibili, mentre Darius è più straniante nella sua indifferenza e disinvoltura, più vicino alla maschera comica, in una serie che è difficile etichettare con un genere. Glover e compagni giocano con le aspettative del pubblico, alternando scene di violenza a dialoghi intimi, momenti surreali, come il passaggio di un'auto invisibile che tutti dubitavano esistesse, e personaggi omonimi di celebrità (il Justin Bieber di colore); mescolano i generi e fanno leva sulle convenzioni: la commedia, a volte di situazione, a volte agrodolce, momenti da horror, thriller e noir, con variabili grottesche e introspettive.
Si fuma erba seduti su un divano in mezzo al giardino, si parla di musica. E la musica occupa un ruolo fondamentale visto il tema e il background di Glover, che scrive appositamente alcuni pezzi. I  brani contribuiscono a creare il tono delle scene: "Atlanta" è un'immersione nel mondo hip-hop a volte di nicchia, con virate verso i classici blues, soul e jazz che riempono il nero dello schermo alla fine delle puntate.

atlantaserie12La prima stagione si apre con "The Big Bang", l'episodio che detta i tempi e introduce i personaggi, per poi passare ai guai di Earn, il cui obiettivo è cristallino e da un punto di vista drammaturgico semplice ed efficace: ha bisogno di denaro, ma tutto sembra cospirargli contro, tra un inutile lavoro all'aeroporto, nottate passate in prigione o nei club per cercare di farsi pagare dal manager del locale, i genitori che gli voltano le spalle, un elegante ricevimento dove il padrone di casa bianco è troppo appassionato alla cultura afroamericana, scambi di persona che lo portano a essere odiato, una cena in un ristorante elegante che non può permettersi. In mezzo, un episodio satirico totalmente avulso dalla trama, dove Al è presente a uno show televisivo di un'emittente dedicata alle persone di colore - scusa per inserire improbabili pubblicità di automobili e di miracolosi life-coach, ma soprattutto l'intervista a un ragazzo di colore che si sente bianco e si appresta a un'operazione di cambio di colore, ma allo stesso tempo odia i transessuali, coerentemente con il suo essere un razzista caucasico.
L'irriverenza e l'umorismo caustico, calati in un contesto quotidiano di lotta per "tirare a campare" e di razzismo, ispirati anche da episodi realmente accaduti a Stephen e Donald Glover, sono elementi essenziali. Atlanta è sfondo, metonimia dove essere di colore ha molteplici significati, dove si passa dall'emarginazione all'essere considerati con eccessiva benevolenza o al voler sembrare di colore (il troll asiatico tuttofare) per essere cool. All'interno della stessa comunità di colore non mancano le tensioni tra chi decide di vivere in un modo e chi in un altro: Van si trova a che fare con donne che hanno sposato ricchi uomini bianchi per sistemarsi, che scendono a compromessi per frequentare ambienti di lusso, che non sono "abbastanza" di colore, che si trovano a scegliere tra "bianco" e "nero".
Glover ha un'intelligenza drammaturgica quasi innata per quel suo talento apparentemente istintivo o forse sornione: basti vedere l'ultimo episodio incentrato su un espediente quasi banale, la disperata necessità di ritrovare una giacca smarrita la sera prima che contiene un oggetto essenziale al protagonista, o il senso del ritmo e dei tempi comici con cui dirige alcuni episodi.

La stagione numero uno poteva forse bastare e consegnarci un prodotto finito e coerente, lodato dalla critica, premiato e apprezzato dal pubblico. Avrebbe fatto tremare i polsi a molti rimettersi in gioco e Glover si prende infatti un paio di anni prima di tornare con la seconda stagione, la "robbin' season" - viene chiamato così ad Atlanta il periodo che precede il Natale perché tutti devono mangiare ("or be eaten"). Una rapina quindi, e poi un volo sopra le strade, i campetti da basket, i parcheggi, la notte sferzata dai lampeggianti della polizia. Glover sorprende tutti di nuovo: l'arco narrativo si indebolisce ma non si rompe, incontriamo Earn dove e come lo avevamo lasciato, il suo obiettivo resta lo stesso: sopravvivere, trovare una sistemazione, possibilmente dissolvere la confusione e capire cosa vuole.
Gli episodi vengono equamente distribuiti mettendo di volta in volta uno dei personaggi al centro, e l'umorismo rimane in punta di fioretto con situazioni e personaggi sospesi tra il ridicolo e il paradosso, con nuove scorribande inattese e riuscitissime.
Ci sono Earn e Vanessa a una festa bavarese con i loro problemi di coppia e di identità, tra maschere grottesche e conversazioni difficili; c'è Al che ora deve confrontarsi con il successo che sta ottenendo, che non riesce a farsi tagliare i capelli dal suo inaffidabile barbiere (espediente comico ai limiti del banale quello di trovare infiniti impedimenti a fare una cosa all'apparenza semplice), che fugge a una rapina e si rifugia in un bosco vivendo un'esperienza quasi catartica; Van che ottiene l'invito per un party di capodanno nella villa di Drake dove predomina l'ossessione per l'ostentazione sui Social; un flashback ai tempi delle scuole superiori negli anni novanta dove avere una maglia di marca autentica e una contraffatta faceva la differenza; e soprattutto l'episodio intitolato "Teddy Perkins", dove Darius si reca ad acquistare un pianoforte usato nella villa di un ricco eccentrico - interpretato da un sorprendente, straniante Donald Glover -, fratello di un iconico musicista ora figura vampiresca immersa nell'ombra, prigioniero nella propria casa: un episodio costruito come un thriller psicologico, permeato da un'atmosfera di minaccia costante, che richiama esperienze di traumi infantili di celebrità come Michael Jackson e Marvin Gaye nei difficili rapporti con i padri.

atlantaserie10_01Non deve essere stato facile imporre a un grande network uno show schietto, complesso, audace e articolato come "Atlanta", che si accomoda su dei tempi narrativi poco televisivi, e con al centro persone di colore. I vertici di FX faticavano a comprendere la natura del rapporto tra Earn e Van, ad esempio, ma Glover ha spiegato che le cose spesso funzionano così: sei una donna, fai un figlio con un tizio che ti piace, sei ancora attratta da lui e lui continua a ruotare attorno alla tua vita - "la gente povera non può permettersi di andare in terapia". Certo ci sono precedenti illustri come le sit-com degli anni ottanta ("I Robinson", "I Jefferson") e più recenti ("Black-ish", "The Carmichael Show"), ma certamente non con toni così cupi, sinceri e con il linguaggio originale di "Atlanta", non con lo stesso spirito e gli stessi ritmi e stilemi narrativi messi in campo da Glover, Murai e compagni. Jordan Peele, il regista di "Get Out", dice che per gli afroamericani "Atlanta" rappresenta una catarsi: "Finally, some elavated black shit".

Toni malinconici, una controllata ironia che a tratti si concede scorribande nel surreale e nel paradosso, ma anche un disagio metropolitano raccontato con sarcasmo e a volte leggerezza, in una società sospesa tra l'ipocrisia buonista e un'ostilità latente che si declina in varie forme. "Atlanta" gioca con trame semplici e riconoscibili, riuscendo allo stesso tempo a prenderci in contropiede con le sue atmosfere, combinando l'innovazione dettata dallo spirito irriverente di Glover e il radicamento in canoni narrativi solidi, posizionandosi (anche con la camera) con un certo caustico distacco. Al centro, Earn è un personaggio con cui è facile relazionarsi al di là del contesto, con il suo universale tentare e fallire, con il suo agire contraddittorio, frustrato e indeciso, consapevole di cedere, di dover prendere decisioni discutibili e forse arrendersi, lo zaino in spalla, un passo alla volta.

Stagione 1: 8,5
Stagione 2: 9
Atlanta

INFO

titolo:
Atlanta

titolo originale:
Atlanta

canale originale:
FX

canale italiano:
Fox

creatore:
Donald Glover

produttori esecutivi:
Donald Glover, Dianne McGunigle, Paul Simms, Stephen Glover

cast:
Donald Glover Brian Tyree Henry Lakeith Stanfield Zazie Beetz

anni:
2016 - in corso